lunedì 2 gennaio 2023

RISCHIATUTTO /2383

Buongiorno Italia, gli spaghetti al dente e un partigiano come presidente…
Così cantava Toto Cotugno una quarantina di anni fa.
Oggi, dopo il giusto, responsabile e sensibile Mattarella, rischiamo di trovarci, fra tre o quattro mesi, un presidente puttaniere, un presidente pregiudicato, un presidente erotomane, che ha devastato e ridicolizzato questo povero Paese.

Per un po’ di tempo, c’eravamo quasi dimenticati di Silvio Berlusconi, delle sue pene (e, soprattutto, delle nostre), delle sue macchiette e di quel che è stato il cosiddetto "berlusconismo": una lunghissima ventata di chiacchiere e populismo, camuffata da una apparente forma di neoliberismo all’arcoriana; una seduttiva catastrofe culturale del nostro tempo (Dacia Maraini) che ha introdotto la cultura del Mercato, in cui tutto si compra e si vende, dai senatori alle minorenni; un "allegro" periodo fatto di evasione fiscale, falso in bilancio, leggi ad personam, corruzione, voti di scambio, bunga bunga, promesse, prescrizioni, ruffiani, stallieri e compari mafiosi, mediatori erotici, balocchi e profumi soavi di bernarda.

Condannato per frode fiscale (4 anni di cui 3 scontati per l’indulto), decaduto da senatore e pure da cavallo (ex cavaliere) ha scontato l’attività di volontariato prescritta dai giudici ai servizi sociali, nel centro anziani di Cesano Boscone.
Il patetico miracolato d’Arcore - più volte restaurato, rilucidato, tirato, incerato,
con gli occhietti strizzati dalla chirurgia e i capelli finti - assomiglia sempre più ad una mummia, alla caricatura di se stesso.
Grazie alle sue TV, ha sfruttato l’intero sistema mediatico, promettendo milioni di posti di lavori dai cartelloni sei per tre in ogni strada, solo perché costretto a scendere in campo per salvare l’Italia, dopo la disfatta dei partiti, cancellati da Mani Pulite, sacrificandosi per sottrarla alla terribile minaccia rappresentata dai comunisti. O per pararsi il culo e il suo sterminato patrimonio, come appare più verosimile e probabile.

Per una ventina d’anni ci siamo dovuti sollazzare con le sue peripezie postribolari che non ci hanno risparmiato le Ruby, le D’Addario, le Minetti, le nipotine, le Olgettine e zoccole varie, la lap dance e le barzellette sceme.
A lungo perseguitato dai “giudici comunisti” e dalla disgustata moglie, fu processato, amnistiato, prescritto e condannato, per amore del potere e della gnocca - suo chiodo fisso e compulsivo - che, fiorente, si riproduceva nelle sue ville, grazie ai suoi lenoni, come Fede, Tarantini e Lele Mora, e cantata in ode dal fedelissimo Apicella.
Esaurito il repertorio di stronzate e portato lo spread al massimo valore, lasciò il Paese ai tecnici di Monti, che, insieme alle lacrime della Fornero, aggiunse il carico da undici alle sofferenze dei poveri italiani esausti.

Ebbene, si, proprio lui, ancora lui, sempre lui, ineguagliabilmente, inesorabilmente, lui, rischia di diventare capo dello stato!
Oltre i confini della vergogna nazionale e internazionale.
Lui che ha fatto del vizio uno stile da invidiare, che ha colorato la sua vita di maschio italico, di imprenditore, di politico e statista, di irrefrenabili passioni per le “nipotine” minorenni, egiziane o napoletane non fa differenza.
Ma quella è un’altra storia, una storia vecchia di vizi privati e di ordinaria persecuzione, che affolla il suo limpido curriculum di pubbliche virtù.
Nessuno ci fa più caso. Anche perché, per coltivare quell’insano sogno proibito, si ripropone oggi in veste nuova e “ripulita”: ovvero moderato, istituzionale, serio e perfino saggio, ancorché sostenuto dalla peggiore Destra salvin-meloniana e annessa frangia renziana a supportarlo.

Ma sono ancora milioni gli italiani che ci sperano, per incrollabile fiducia, per devozione totemica e fondamentalista o per puro masochismo.
Lasciatemi sfogare, lasciatemi cantare, lasciatemi sperare: sono un italiano vero. Forse, lo ero.
29 ottobre 2021 (Alfredo Laurano)



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