martedì 24 gennaio 2023

BULLI E CECCHINI DEL WEB /2604

Haters, odiatori, persone che usano la Rete, e in particolare i social network, per esprimere odio o per incitare all’odio verso qualcuno o qualcosa. Le espressioni razziste, gli insulti, la violenza verbale in Rete sono, purtroppo, una tristissima realtà.
Le prese di posizione volgari, offensive, violente e intolleranti sono divenute una pratica diffusa e impunita. Negli ultimi anni, non solo per i nativi digitali, ma anche a causa di una politica che si è spostata anche troppo sulle piattaforme Social, questo fenomeno è diventato incontrollabile.
Secondo uno studio di Amnesty International, le categorie maggiormente soggette a parole d’odio sono le donne, i disabili, i cosiddetti diversi, gli immigrati, i musulmani e gli appartenenti alle diverse minoranze religiose. È chiaro che spesso l’odio verso una precisa categoria venga innescato da un fatto di cronaca, che sia vero o falso.

Gli ineffabili professionisti dell’ingiuria sul web, che ormai dilagano e si riproducono più dei vermi e dei conigli, non fanno sconti, non conoscono il rispetto e non distinguono. Non criticano, non argomentano, non giudicano i fatti e le scelte di chiunque, vomitano soltanto odio e cattiveria.
Non sanno nemmeno separare gli aspetti pubblici e quelli umani di una qualunque persona. Sparano a prescindere, come cecchini mercenari del rancore, del disprezzo e della rabbia repressa: ogni occasione è buona per divulgare la propria gratuita idiozia.
Sono gli analfabeti della convivenza umana, esseri profondamente ignoranti che trovano su Internet il luogo ideale per manifestare la propria pochezza, i loro bassi istinti, la loro personalità deviata. Per socializzare all’incontrario. Spesso nell’anonimato.
Ciò vale sempre, vale per tutti e per ogni argomento. Vale per ogni evento o personaggio che si affacci in qualche modo alla ribalta della Rete o della stampa. Ricordiamo quello che hanno scritto a suo tempo di Bersani, colto da malore, di Emma Bonino, malata col turbante, di Laura Boldini, presidente della Camera, di Greta Thunberg, affetta da sindrome di Asperger, di Andrea Camilleri in fin di vita.
Un epiteto, una parolaccia, uno schizzo di veleno non si nega mai a nessuno.

Questo è uno degli aspetti più odiosi e insopportabili che ci regala l’eccesso di comunicazione on line. Internet ha legittimato, o come si dice oggi, sdoganato, una nuova forma di protagonismo, ha dato un’anima e una possibilità a tante comparse umane e a oscuri figuranti della razionalità: vigliaccheria e bullismo, sia giovanile che maturo, nascosti spesso dietro la protezione di uno schermo e una tastiera.
Tutti si sentono in diritto di sentenziare, di usare toni bellici e turpiloquio, minacce e proteste qualunquiste, buttate alla rinfusa per sentirsi importanti, per esserci e per avere l’illusione di contare.
L’arena del web produce condivisione, senso di connessione con gli altri, libertà di espressione, ma genera anche un sentimento d’impunità, uno spazio in cui il senso di civiltà opera a scartamento ridotto. Il web scatena, a volte, il peggio di alcune persone. Libera la bestia che è in loro, la loro voglia di potenza, il bisogno di sentirsi superiori all’altro, a chi è differente. Dietro tutto questo, c’è la voglia di esibirsi, di mettersi in scena, di mostrarsi duro e puro

Ma, in realtà, non fa che denunciare profonda frustrazione, insoddisfazione e scarsa connotazione di umanità e porta alla necessità di individuare, sempre e comunque, un nemico da oltraggiare, senza distinzioni, senza mediazioni. “Nessuno – diceva Nelson Mandela - nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare”.
E nella costruzione del nemico trovano la prova ontologica della propria esistenza.
In caso contrario, il loro fallimento sarebbe troppo fragoroso.
16 gennaio 2023 Alfredo Laurano



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