giovedì 22 dicembre 2016

FACCIA ‘NGIALLUTA

Stavolta, il 16 dicembre scorso, il sangue di San Gennaro non si è sciolto e sono cominciati subito gli scongiuri. Perché la vocazione verso questo santo, un mix di sacro e profano, prevede che se il suo sangue non si scioglie, secondo la tradizione, per Napoli è un cattivo presagio.
Che succederà? Erutterà il Vesuvio, si romperà l’uovo nascosto da Virgilio che tiene in piedi il Castel dell’Ovo, il Napoli andrà in serie B?

Nel Duomo di Napoli sono conservate le sue ossa e due antichissime ampolle contenenti il suo presunto sangue, raccolto da una donna subito dopo il martirio, avvenuto a Pozzuoli nel 305. Queste ampolle vengono esposte alla venerazione dei fedeli tre volte l'anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre, giorno dell’onomastico di Gennaro ed il 16 dicembre. 
Le celebrazioni più lunghe, tuttavia, non avvengono a Napoli ma a New York, dove dal 1926, grazie alla presenza di molti immigrati partenopei, è stata istituita la Festa di San Gennaro che dura 11 giorni.

In molti credono che il destino della città sia legato a questo fenomeno. 
Tutte le volte che il miracolo non si è compiuto perché il sangue non si è sciolto, sono accaduti tristi avvenimenti: nel 1980, c’è stato il devastante terremoto dell'Irpinia, nel settembre del 1973, la diffusione del colera a Napoli e, andando indietro nel tempo, nel 1943, l’occupazione nazista, nel settembre del 1940, l’entrata nel conflitto mondiale dell’Italia. Queste sventure, solo per ricordare le disgrazie del Novecento.
La devozione verso questo santo è radicata da sempre. 
Per questo motivo, nobili e non hanno fatto ricchi doni nei secoli arricchendo il Tesoro di S. Gennaro sino a farlo diventare più cospicuo di quello della Regina d'Inghilterra. 
Per i napoletani, il santo è detto “Faccia gialla”, perché il busto raffigurante il volto di Gennaro che viene portato in processione per le strade della città, al grido di preghiera “Faccia ‘ngialluta, accurre e stuta ‘sta vampa de lo ‘nfierno”, è d’oro, quindi giallo.

E’ il patrono principale della città proprio perché ritenuto in grado di fermare la lava del Vesuvio. 
Le ville settecentesche presenti nell'area del Vesuviano, infatti, nella facciata rivolta verso il vulcano, hanno tutte una statua di San Gennaro con la mano rivolta verso l'alto, a protezione dell'abitazione. 
Tra miracoli e scongiuri, tutti a Napoli stan sicuri.
 (Alfredo Laurano)



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