martedì 24 dicembre 2019

METTI, UNA SERA A CENA /1932


In una specie di garage, tra automobili di ogni tipo, accessori, gomme e parti di ricambio, che arredano e danno un senso a quegli spazi e a quell’ambiente. Insomma un salone di bellezza per vetture, dove si vendono, si acquistano, si cambiano. E si fanno pure belle.
Ma dove, volendo, si mangia pure, fuori orario, si sorride, si chiacchiera e si sta in buona compagnia. Con tanto di barbecue, posizionato sul piazzale, tra altre auto che si godono la serena notte.
Una bella sensazione, qualcosa di inconsueto, di inusuale e originale. Di confortevole e personalizzato, nella sua disarmante semplicità, a confine fra fiaba, cinema e magia.
Tutto attrezzatissimo: una pratica e completa cucina, con forno e frigo d’ordinanza, bagno e area relax, un bel tavolo fratino e tanto vino; un grande schermo alla parete, una stufa da bar-ristorante a scaldar l’ambiente. Non manca l’angolo dei bimbi e qualche gioco.
Sembra di abitare un grande loft americano - oggi assai di moda - ricavato da uno spazio industriale o commerciale di notevole superficie, quasi senza divisori e con altezze interne assai maggiori rispetto ai normali appartamenti e agli immobili costruiti a uso residenziale.  Un luogo unico e caratteristico, capace, tuttavia, di creare una certa intimità.
A differenza del famoso film del 1969, “Metti una sera a cena”, con Florinda Bolkan, non c’è nulla di amorale o di consumata noia esistenziale di una certa società. L’atmosfera è familiare, calda e stimolante nella sua distintiva specificità. Anche perché l’ambiente lo fanno le persone, al di là della cornice, dello sfondo e del contorno.
E tutto acquista più sapore, più valore, più profumo di affetto e di amicizia.
E, per giunta, è anche Natale.
Grazie Laura, grazie Marco e famiglia intera.
23 dicembre 2019 (Alfredo Laurano)


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