martedì 18 ottobre 2016

PER L’AMICA LUISA /929-930

Nella convinzione che certi atti d’imperio e di deprecabile autoritarismo - espulsioni, minacce, ammonizioni, purghe mediatiche (manca solo l’olio di ricino)  - non debbano e non possano passare indisturbati - pur se riferiti a un ambito parzialmente ristretto, ma comunque pubblico - ho deciso, in piena libertà, di pubblicare, sulle mie pagine e anche sul Blog, la mia “arringa” che ti chiama in causa, in veste di persona offesa e discriminata.
Certe scelte sbagliate ed infelici devono essere sottolineate e divulgate anche a fini educativi ed etici, perché tutti ne prendano coscienza e conoscenza.
E a proposito di giustizia e legalità, sarà bene ricordare che nessuno ha il diritto  di cancellare e calpestare il libero pensiero di chiunque, e in qualsiasi sede, quando ciò non sia offensivo, subdolo, strumentale, ingannevole o lesivo della dignità altrui.
E’ una questione di rispetto e dignità, cui tutti hanno diritto.
Non possiamo consentire abusi e intolleranza o subire decisioni e scelte umorali di qualche prepotente populista, che aizza gli animi e predica qualunquismo e volgarità.
Viviamo in democrazia, in uno stato di diritto e nella civiltà giuridica, pur con tutti i suoi limiti e difetti umani, almeno dall’Illumismo in poi.
Per queste ragioni, ti invito a condividere per darne utile diffusione, anche a beneficio di chi ti conosce e ti stima. 


UNA STREGA LIBERA 
Cara Luisa, leggo solo ora di queste vergognose vicende.
Intanto, ti rinnovo la mia stima come persona saggia, razionale, diretta e spontanea, che esprime con determinazione il suo pensiero, senza preamboli o ipocrisie di circostanza. E senza offendere o insultare nessuno.
Ti apprezzo perché, come me, hai sempre mantenuto un profilo assolutamente laico e immune da pregiudizi e concessioni all’insopportabile coreografia del dolore formale e di facciata.
Un requisito che, spesso, in qualsiasi gruppo o comunità - soprattutto in quelli che dichiarano e si propongono di perseguire giustizia e verità - è richiesto o quasi obbligatorio, per adeguarsi agli standard del medesimo. Una specie di catechismo, di suadente uniformità di pensiero e di scuderia, di convenzione  non scritta, ma reale, che spesso degenerano in setta o portano all’estinzione dell’aggregazione, per scorrettezza e incapacità di gestione. La casistica, in merito, è piuttosto ampia: il web docet.
Uscire o cantare fuori dal coro, comunque, non è mai ben tollerato perché mette in discussione il principio d’autorità, le dinamiche e gli equilibri di chi gestisce e orienta la maggioranza degli adepti.
In passato, si bruciavano streghe ed eretici, come noi, che dissentivano o si permettevano di avanzare una qualche ipotesi di dubbio.

Come ben sai, e come sanno molti che qui sono intelligentemente intervenuti, tutto questo impone certi obblighi di comportamento “sociale” che, spesso, fanno deviare o dimenticare le stesse finalità che quello spazio di sostegno e solidarietà hanno fatto nascere e crescere.
Sai anche che, personalmente, queste chiacchiere da fiera poco mi interessano e quanto detesti l’onda feticistica e immaginifica che  cavalca quotidianamente questa sorta di dialogo iconografico a più voci, a volte più ridicolo che mistico. Una spiritualità affettata e artificiale che mal si addice alla realtà dei fatti, all’attesa di giustizia. Anche se si configura in una partecipazione spontanea, catartica e consolatoria, più per sé che per la famiglia del povero Marco.

Disgustato come tutti gli italiani dall’incredibile tragedia, mi sono limitato, nel tempo, a postare qualche articolo e qualche riflessione sull’accaduto, invitando sempre tutti alla razionalità, alla reale solidarietà, al rispetto delle opinioni altrui e della giustizia.
Ad evitare confronti e considerazioni poco sensate, o fuori luogo e fuori tema. A non spargere abbondanti messi d’odio e di veleno. A non miscelare in parti diseguali, tifo da stadio, frasi ingiuriose, condanne perentorie e preventive, voglia di vendetta e di Far West.
Molti,  però, hanno un’idea distorta e del tutto personale della giustizia, pretenderebbero una procedura immediata e sommaria. Vorrebbero fare arrestare o impiccare il clan dei Ciontoli, senza nemmeno conoscere la verità dei fatti.

E tu, cara strega Luisa, che a lungo ti sei prodigata a spiegare e puntualizzare norme e criteri del codice e di buon senso, per amore di obiettività, di legalità e garantismo, sei diventata una sobillatrice, una “maestrina”, una rompicoglioni, una minaccia libera e vagante per chi, in qualche modo, tiene a dominare il Gruppo, coltivando l’ignoranza e il pregiudizio.
E ti è andata pure bene! Ti hanno solo cacciata e non sei finita al rogo come Giordano Bruno! Solo su quello mediatico, come oggi sempre più spesso accade.
L’ignoranza fa più male e più danni della cattiveria.
A tutti gli altri - amministratori compresi, che discriminano e cancellano con fare autoritario da logica fascista e che permettono, invece, ogni altro eccesso e volgarità- vorrei solo ricordare che non funziona così nella società civile.

Lo scrivevo pochi giorni fa, in occasione della terza udienza: cari giustizieri fai da te, neanche per i mafiosi che compiono stragi, sparano nei bar, fanno sparire persone nel cemento, sciolgono bambini nell'acido, si applica questa primitiva e selvaggia forma di diritto.
In una società democratica e civile, la giustizia, sia pure lenta e farraginosa, non pratica le vie del qualunquismo, della vendetta o la legge del taglione. Non agisce per compiacere l'opinione pubblica infuriata, per cavalcare l'emotività della piazza, per soddisfare la rabbia o le forme di isteria collettiva.
L'atroce vicenda di Marco non è e non può essere la pietra di paragone, il metro di giudizio, di tutti i misfatti dell'umanità.
Scusate la lunghezza della mia “arringa”, ma era doveroso.
Un abbraccio solidale a Luisa. 

16.10. 2016 (Alfredo Laurano)

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