martedì 11 ottobre 2016

LA BELLA SOCIETA’

Sara’ una bella società, fondata sulla libertà, pero’ spiegateci perché,
se non pensiamo come voi, ci disprezzate come mai?  Ma che colpa abbiamo noi? Così cantavano The Rokes nel 1966.
Oggi, forse, sarebbe meglio dire, quante colpe abbiamo noi?

Si, sono il solito pessimista, fustigatore, vetero idealista, savonarola dei poveri e degli scontenti. Qualcuno, a volte, lo pensa e me lo dice. “Fatti una risata…non ci pensare…non te la prendere troppo… pensa positivo”.
Fatto sta, comunque la si pensi, che troppo spesso mi sento estraneo dal mio essere al mondo, dalla mia condizione sociale, da me stesso, dallo  spicchio di globalità in cui navigo, o annaspo, o mi muovo e mi confronto.
Questa folle società del pragmatismo, del profitto e dell'individualismo esasperato cancella ogni valore di sensibilità e fratellanza. Tradisce il suo originario mandato sociale di reciprocità e di mutuo soccorso, naturale e culturale. Discrimina, semina odio e indifferenza, produce astio, rancore e rivalità, diffonde intolleranza, non promuove la solidarietà.
Non invita alla pacata riflessione e alla comprensione o a riconoscere e cogliere quel parallelo tratto di naturale spiritualità - componente ineludibile del percorso esistenziale di ciascuno - che consente al nostro essere di rapportarsi e confrontarsi con la materialità della vita stessa. Un’esigenza di cui non possiamo, o non dovremmo mai, fare a meno, pur non sovrapponendola al concetto di religione.
Né, indica la giusta via dell’essere, del pensiero e della moralità che oltrepassi l’egoismo e il benessere fisico e mondano.
Che rifiuti le nuove regole di tendenza e i vigenti riti della modernità, che privilegi la capacità di compiere scelte autonome, anche banali.

E’ sempre una sfida, uno scontro, una guerra di tutti contro tutti, tutti nemici di qualcuno: la guerra, ormai endemica, dell’irrazionalità, dell’umana imbecillità, come quella vera che ammazza la vita e distrugge l’ambiente.
Tutti, quando va bene, pronti a gettare fango, a sputare insulti, a giudicare, istigare e condannare, a lanciare “fatwa” a chi nemmeno si conosce, solo perché stiamo tornando a “Homo homini lupus”.
Potrei fare mille esempi, ma è del tutto inutile e non serve.
È sotto gli occhi di tutti quel che accade e ci circonda: basta sfogliare un giornale, un TG, una pagina del Web per trovare continue tracce o piantagioni di veleno, di rabbia e di disprezzo.

Non è più il tempo delle mele, della pietà e dell'umanità.
Il mondo corre verso il nulla, senza nemmeno sapere perché.
E’ la coscienza individuale che deve rinascere e riprodursi in quella collettiva, per restituire dignità a quell’essere che chiamiamo uomo, per distinguerlo dal mostro e dalla iena.
Ma ricordiamoci che l’abbiamo creata noi, questa bella società, non Dio o la natura o il grande Bang.
(Alfredo Laurano)



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