giovedì 1 gennaio 2015

LA SPERANZA NON COSTA NIENTE

Sembra così convincente! Detto da lui, e con cotal passione, appare quasi miracolosamente vero: “Ce l’abbiamo tutti, ce l’hanno data in dono quando eravamo piccoli ed era un regalo così bello che l’abbiamo nascosto come fanno i cani con l’osso. E molti di noi l’hanno nascosto così bene che non ci ricordiamo più dove l’abbiamo messo.”
Ma, anche se non la troviamo in un angolo, in un ricordo o in un cassetto, è bello credere o far finta che esista per davvero.
Forse, la felicità che Benigni ci invita a non smettere di cercare equivale alla speranza.
A quella speranza che ci consola e ci incoraggia, ma che spesso ci inganna e ci delude.
Quella speranza che ci fa scambiare milioni di auguri e di promesse, soprattutto in queste ore, secondo un rito antico che rinnova un’illusione a tutti necessaria: a chi soffre, a chi ha fame, a chi sta male, a chi è disperato e provato negli affetti. A chi ha e a chi non ha, a chi è, ma vorrebbe essere. A chi ci crede e a chi trascina l’esistenza.
“Ti auguro tanta salute, tanta gioia, tanta pace." O, per alcuni, tanto successo e tanto denaro. O, come dice l’inascoltato papa, auspichiamo la fine di ogni guerra, di ogni tragedia, di ogni orrore. 
Nessuno ci vieta di sognare, di fantasticare, di immaginare la scomparsa della follia umana. “La speranza non costa niente…finirà ‘sto calendario e quarcosa cambierà. Semo ricchi de volontà.”

Ma, anche se la speranza è un prestito fatto alla felicità, o un sogno fatto ad occhi aperti (Aristotele), o una trappola inventata dai padroni (Monicelli), dobbiamo augurarci, con le sagge parole di Mandela, che le nostre scelte riflettano sempre le nostre speranze, non le nostre paure.
O tenere sempre aperto il negozietto di Rodari: “se io avessi una botteguccia, fatta di una sola stanza, vorrei mettermi a vendere sai cosa? La speranza. Speranza a buon mercato! Per un soldo ne darei ad un solo cliente quanto basta per sei. E alla povera gente, che non ha da campare, darei tutta la mia speranza senza fargliela pagare”.

“…E anche se lei (la felicità) qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei, fino all' ultimo giorno della nostra vita! (Benigni)
1 gennaio 2015                    (Alfredo Laurano)




Nessun commento:

Posta un commento