sabato 6 luglio 2019

POPULISMO PENALE /1806


Sono veramente stanco. E sconsolato.
Da questa notte alle quattro, non faccio altro che rispondere alle centinaia di commenti, opinioni, osservazioni, giudizi e pregiudizi nei miei confronti e in ciò che scrivo. Soprattutto sull’attualità, sulle vicende migratorie, sui porti chiusi, sulla capitana Carola e il suo gesto di rottura e disobbedienza, sulla sua scarcerazione che ha deluso i soliti forcaioli, assetati di sangue e di veleno. 
La maggior parte, nel mio caso, sono però post di condivisione o di confronto civile, nel reciproco rispetto. Poi ci sono anche quelli – in verità, pochissimi – velenosi e ostili.
Come non accade in tutto il Web, in tutti i social, dove, invece, sguaiatamente franano a cascata, inondano e straripano come un torrente in piena.
Una vera alluvione di odio, di insulti, di minacce esplicite e di malvagità.

Però, giustamente, alla fine, la querela è arrivata.
E mi rincuora, premia i miei sforzi, la mia pazienza, mi restituisce un pezzetto di fiducia nell’umanità.
Una querela per istigazione a delinquere e diffamazione, nel botta e risposta tra il vicepremier e ministro degli Interni Matteo Salvini e Carola Rackete, capitana dalle Sea Watch: l’avvocato della donna ha annunciato iniziative giudiziarie nei confronti di Matteo Salvini.
“Le parole utilizzate dal ministro in questi giorni nei confronti della mia assistita (criminale, sbruffoncella, ricca comunista) ha detto all’Ansa l’avvocato Gamberini - la stanno esponendo a eventuali aggressioni: una vera e propria istigazione a delinquere che arriva da un ministro della Repubblica. Un invito a farle del male, mi domando come mai nessun componente del governo abbia preso le distanze da queste parole che mi spingo a definire disgustose».
Non è facile raccogliere tutti gli insulti che Salvini ha fatto in queste settimane. Nel circuito di questi leoni da tastiera abituati all'ingiuria, è lui che muove le acque dell'odio.

Come ha ribadito Luigi Ferrajoli - giurista, ex magistrato, professore universitario e filosofo del diritto – “sul piano giuridico non ci sono dubbi. Carola Rackete non ha commesso nessun reato. Ha agito nell’adempimento di un dovere: portare al sicuro le persone salvate, imposto dal diritto del mare e comunque in stato di necessità.
Semmai sono le autorità italiane che per 17 giorni si sono rese responsabili del reato di omissione di soccorso. Francamente è intollerabile che Salvini chiami «criminale» una persona appena prosciolta senza incorrere nel reato di ingiuria. Fatto per cui spero che Carola vorrà querelarlo.
Il suo è populismo penale. Consiste nell’uso demagogico e congiunturale del diritto penale diretto ad alimentare la paura con misure tanto anti-garantiste quanto inefficaci alla prevenzione della criminalità.”

Una querela per diffamazione è il modo per dare un segnale. Quando le persone vengono toccate nel portafoglio capiscono che non possono insultare gratuitamente.
La risposta tagliente e scontata di Salvini è giunta poco fa: «Infrange leggi e attacca navi militari italiane, e poi mi querela. Non mi fanno paura i mafiosi, figurarsi una ricca e viziata comunista tedesca! Bacioni».
Intanto, preparati e attingi dai 49 milioni depredati agli italiani.
 5 luglio 2019 (Alfredo Laurano)



Nessun commento:

Posta un commento