martedì 2 luglio 2019

CAPITANI CORAGGIOSI


Una è Carola Rackete - detta dall’altro, la Sbruffoncella - capitana della SeaWatch, che non ha rispettato le leggi dello stato italiano, forzando un blocco in mare ordinato dal governo e sostenuto da tutti i media mainstream, pronti ad amplificare le parole del potere e a convincere tutti del vile reato, ancorché umanitario.
L’altro, è capitan Cocoricò, che dalla sua nave-ruspa urla e sbraita che il porto è chiuso e nessuno può sbarcare. Anche se sa bene, se non altro per le condizioni igienico-sanitarie, che ciò inevitabilmente accadrà, sia pure dopo venti giorni di grottesca commedia alla marinara. Una farsa doverosamente utile all’immagine, al prestigio, al consenso popolare. Comunque un dejà vu.

Senza troppo scomodare Kant, c’è da chiedersi, ancora una volta: ma la legge è sempre “giusta” di per sé, in quanto tale, o può essere sbagliata? E se è sbagliata, disobbedire diventa un obbligo morale?

Le persone che si ribellano a leggi ingiuste diventano fuorilegge e finiscono in galera, anche se hanno operato una resistenza culturale e fisica con i propri corpi e i propri diritti. Se non vi fosse stata resistenza, avremmo ancora il nazifascismo, le persecuzioni e le leggi razziali.
«Credo che esistano due tipi di leggi, quelle giuste e quelle ingiuste. Tutti noi abbiamo il dovere di obbedire alle leggi giuste e l’obbligo morale di disobbedire a quelle ingiuste. Perché non collaborare col male è un obbligo morale tanto quanto collaborare con il bene Qualunque uomo che, per disobbedienza, accetta una pena che ritiene ingiusta e rimane in prigione per risvegliare la coscienza della comunità, sta esprimendo in quel momento il più alto rispetto per la legge.»

Le parole di Martin Luther King sono sempre attuali e si adattano universalmente ad ogni uomo che ambisce alla libertà, sia essa di idee, di orientamento sessuale o di religione. Libertà dalla povertà o dall’oppressione, ma anche dalle convenzioni.
Come, peraltro, già sosteneva Thoreau del 1849 in “Disobbedienza civile”, al quale si ispirò anche Gandhi, e, in Italia, Don Milani ne “L’obbedienza non è più una virtù” del 1965.
Bisognerebbe rispettare sempre la propria coscienza.
Le stesse leggi dello Stato dovrebbero essere formulate rispettando la dignità di tutti i cittadini e non solo dei più potenti o dei più ricchi. Gli stessi principi che - secondo Don Milani - si rifanno alla legge divina o, per chi non è credente, alla legge di coscienza: "dovremmo essere prima di tutto uomini e poi sudditi.

In ogni caso, tornando a Lampedusa, qualcuno metta fine a questa pagliacciata, come scrive Lucia Annunziata.
Chi l’ha messa in piedi, nella sua ultima impersonificazione a fini mediatici, quella del peronista abbronzato e descamisado, ha decisamente varcato il senso del ridicolo: questo vicepremier che ha già tutta la tracotanza del premier, si appella, in difesa del Paese, a leggi che è lui il primo a violare.
Il Matteo Salvini che - invocando santi e madonne, con il rosario in mano - ha rinnegato la più importante delle leggi del mare, ha rinnegato la più importante delle leggi del mare, il dovere di soccorso, accusa la capitana di una nave Ong di violare le leggi internazionali perché invece ha soccorso quarantadue persone.
A che titolo etico indossa dunque i panni dell’accusatore?
Lui che, nel caso della nave Diciotti, è stato salvato - dal Parlamento amico e dai suoi soci al Governo - dal processo per sequestro di persone, vuole sottoporre a giudizio il capitano di una nave “pirata” che ha portato in salvo delle persone. Con quale credibilità legale parla?
Lui che sfida le leggi europee sulla immigrazione, perché sono ingiuste; lui che sfida i parametri europei sulla manovra economica, in quanto ingiusti; lui che fa arrestare la capitana tedesca perché anche lei - accusata di violare il Decreto Sicurezza bis, appena presentato da lui stesso - sfida leggi che considera ingiuste.

Sulla base di questo ragionare, capitan Cocoricò si presenterà anche lui in un tribunale, magari sottobraccio alla “sorella d’Italia” Meloni, che voleva arrestare tutto l’equipaggio e affondare la nave dei migranti?
In un Paese che non ha quasi più una reputazione, almeno morale, come la nostra abusata Italia, infestata di corrotti e malfattori, di ladri ed evasori, di razzisti e violentatori, si può sopportare molto in politica, come afferma ancora l’Annunziata, ma non un pagliaccio come leader.
 1° luglio 2019 (Alfredo Laurano)



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