mercoledì 8 ottobre 2014

FORME E COLORI


Cosa disegnano i bambini migranti che arrivano in Italia?
Più o meno le stesse cose dei nostri figli e nipoti: case, fiori, animali, cuori e genitori, ma con uno sfondo in più: gli orrori della guerra.
Un’ aggiunta indesiderata di tratti, forme e colori che incombe sulla loro psicologia, sulla precarietà degli affetti. Una pressante, ineluttabile cornice che sconvolge la loro quotidiana condizione di vita.

Quei disegni raccontano la paura: un pullman pieno di passeggeri contro il quale si dirige un missile proveniente da un palazzo. 
Due uomini che si puntano reciprocamente i mitra contro. 
Scoppi di bombe di granate.
Un piccolo palestinese di 10 anni, che viveva in Siria, ha scritto in lingua araba: “mai più la guerra”, ha disegnato la sua terra natia, una casa, un cuoricino e poi ha dedicato al paese dove è approdato la sua dichiarazione "I love you Italy".

A notte fonda, decine di questi fanciulli, sono arrivati al porto di Trapani insieme ai loro genitori, dopo essere stati soccorsi in acque libiche.
Vengono da Siria, Palestina, Bangladesh, Etiopia, Sudan e Iraq: in tutto 160 persone in fuga dalla guerra. Viaggiavano su un vecchio barcone in legno in difficoltà, quando sono stati intercettati e portati in salvo.
Infreddoliti, ma in buono stato di salute, sono stati accolti e rifocillati.

Poi, i giovanissimi migranti si sono seduti per terra, hanno preso i fogli e i pennarelli preparati dai volontari e, avvolti nei dorati teli isotermici, hanno iniziato a disegnare il loro dramma. 
Ma anche le loro speranze.

Come farebbero tutti i bambini del mondo.

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