martedì 30 aprile 2019

SI DICE IN PRETURA

E no, cara Roberta Petrelluzzi, non è vero che “solo le vittime, spinte dalla propria disperazione, hanno il diritto alla protesta, anche a quella più rumorosa”. Non è vero che “il troppo clamore spinge tutti a radicalizzare il proprio convincimento e non contribuisce a fare giustizia”.
Secondo l’articolo 101 della Costituzione, ogni sentenza – quale massima espressione dell’attività giurisdizionale – viene pronunciata “in nome del popolo italiano”, quindi anche nel mio, del singolo e della collettività dei cittadini. Abbiamo, pertanto, il sacrosanto diritto-dovere di indignarci quando quel giudizio, pur rispettandolo, ci appare ingiusto, inadeguato, insufficiente o scandaloso. 
Criticare le sentenze e i comportamenti dei magistrati (specie quelli deontologicamente scorretti) significa anche esercitare il «contrappeso» all'elevato grado di indipendenza e di autonomia della magistratura. 
Il diritto di critica e la censura nei confronti dell’operato altrui non può essere però una scusa per gratuiti attacchi alla persona ed arbitrarie aggressioni al suo patrimonio morale. Deve essere esercitato, essenzialmente, nel rispetto della dignità altrui, quale controllo democratico sull’esercizio del potere giurisdizionale.

Tornando alla trasmissione “Un giorno in Pretura”, sul caso Vannini, qualche semplice osservazione.
Le fasi processuali, raccontate in sintesi e, ovviamente, scelte e montate, hanno evidenziato qualche ulteriore interrogativo, peraltro, già noto e che conoscevamo, al di là dell’obiettività narrativa.
Dopo lo sparo e il ferimento di Marco - casuale, colposo o involontario - il comportamento di tutti gli imputati è stato doloso e intenzionale, mirato e concordato, soprattutto dopo il ritrovamento del bossolo da parte di Federico.
E soprattutto, quando sono arrivati i sanitari del 118 (in codice verde, secondo quanto dichiarato nella telefonata), quando ormai tutti sapevano dello sparo. Ma nessuno ha detto nulla dell’accaduto, nessuno ha parlato del colpo di pistola.
Quindi, tutti consapevoli e deliberatamente omissivi della verità, hanno accettato il rischio morte, viste le condizioni di Marco, che peggiorava, la sua mancanza di lucidità, i suoi lamenti, i dolori strazianti: nonostante ciò, hanno taciuto.
Poi, le contraddizioni di Martina. Oltre a tenere la mano a Marco, a dirgli “amore stai tranquillo” e a dargli acqua e zucchero, non sentiva le sue urla disperate, ben udite dai vicini e nel corso della telefonata al 118? Per lei, era solo qualche timido gemito o mugolio a intermittenza?
Una curiosità insoddisfatta: come mai non è mai comparsa la signora Pezzillo, moglie del Ciontoli? Non è stata mai sentita nelle udienze?
In conclusione, colpa, dolo, delirio, confusione mentale, inadeguatezza, incapacità di capire, di fare, di agire, di salvare la vita di quel ragazzo di vent’anni, entrato poche ore prima in quella accogliente casa per fare un rigenerante bagno di salute. 
Con le pistole nella vasca al posto delle paperelle.  
(Alfredo Laurano)

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