martedì 16 aprile 2019

IN GINOCCHIO DA TE


C’è di che discutere, polemizzare e giudicare. C’è chi approva e si emoziona, c’è chi critica e condanna.
Papa Francesco rompe il protocollo, come non era mai successo prima a un pontefice: in ginocchio e malfermo, bacia i piedi ai leader delle varie fazioni del Sud Sudan che dovranno garantire la fase di transizione del nuovo governo che proverà a portare il Paese fuori da un conflitto civile, tra le varie etnie, che sta causando morte e distruzione.
E non era certo previsto nel testo del suo accorato appello: "Vi chiedo come fratello: rimanete nella pace, andate avanti, ci saranno problemi, ma occorre andare avanti. Voi avete avviato un processo: che finisca bene. Le liti risolvetele negli uffici, non davanti al vostro popolo, così, da semplici cittadini, diventerete padri di Nazione”.
Quanto ha fatto Francesco è un segno di grande cristianità, di grande amore per l’umanità tutta e in particolare per quel popolo che, da tempo, subisce miserie, sofferenze e dolori. Un comportamento che nello stesso tempo irrita e commuove: disteso a terra, prostrato davanti all'altare della difficile, civile convivenza.

Ma perché umiliarsi in questo modo, perché venerare questi nuovi potenti? Per mettere sulle loro spalle una responsabilità di cui dovranno farsi carico? Per dare una grande lezione a tutti coloro che salgono su piedistalli, senza averne né autorità, né autorevolezza?
Molti i commenti e le reazioni a questo ennesimo atto di rivisitato francescanesimo, per implorare la pace: spiazzante, storico, audace, vistoso, eclatante.

Per alcuni, un gesto simbolico e rivoluzionario che ha lo scopo di far riflettere i governanti su quale sia la giusta posizione da assumere nei confronti dei loro rispettivi popoli, al servizio di essi e non al di sopra di essi. Per altri, eccessivo, scandaloso, esagerato e quasi comico: una sorta di patetica sceneggiata, all’ombra del Cupolone. Inqualificabile il livello a cui scende questo papa, veramente imbarazzante
Mettendo insieme molti episodi degli ultimi anni, potrebbero esservi questioni di rilevanza medica alla base di queste peculiari condotte: cioè, in parole povere, non ci starebbe con la testa.
C’è poi chi parla di azione di pessimo marketing. Di segno di debolezza. Di pagliacciata senza senso (pochi giorni fa aveva rifiutato che altri suoi fedeli, che gli baciassero la mano). Di uno dei papi più politicanti della storia della Chiesa cattolica.
Dietro i suoi imprevedibili gesti di apparente umiltà ci sarebbe una tattica di penetrazione coloniale nei paesi poveri. In questo modo verrebbero giustificati anche i picciotti che baciano la mano ai capimafia.

Per altri ancora, ha avuto il coraggio di fare quello che i suoi predecessori hanno fatto solo a parole. Coraggio? Si - risponde qualcuno - se ci si riferisce a gesti teatrale e clamorosi, funzionali solo a far parlare di sé e mirati a mandare avanti il baraccone bimillenario, come, in un modo o nell'altro, hanno sempre fatto i papi, trovando l'occasione più opportuna per restare protagonisti degli eventi.
Ad altri, ha ricordato l'appassionato baciamano di Berlusconi a Gheddafi, che, con atea devozione, prima di lasciarla, quella sua mano, se la portò sul cuore.
Comunque la pensiamo, anche sfidando gli acciacchi e il colpo della strega, a questo Papa piacciono i gesti mirabolanti, spettacolari e sbalorditivi, anche se spontanei e in buona fede: creano stupore e attenzione, determinano effetti speciali, pur di raggiungere uno scopo di pace e carità.
E’ la sua forma di comunicazione, la sua politica evangelica, reinterpretata e adeguata alla contemporaneità.
15 aprile 2019 (Alfredo Laurano)


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