lunedì 1 aprile 2019

FATTI UNA FAMIGLIA


Finalmente è finita la kermesse, la sagra della famiglia disegnata su magliette e libretti da catechismo, tra croci, cartelli, preghiere collettive sul palco (Padre nostro) o per la guarigione dei gay, che sarebbero dei malati da curare.
Gli eccessi non potevano mancare: dalla petizione di Forza Nuova per un referendum contro l’aborto, alle polemiche sul divorzio, agli impresentabili e volgari feti di gomma, distribuiti come gadget. Gli stessi organizzatori hanno dovuto allontanare fisicamente i tradizionalisti più estremi o dissociarsi dalle loro idee.
Ma restano tante le domande senza una risposta. Almeno per il sottoscritto.
Perché Verona, città dell’amore, di Giulietta e Romeo e del balcone più famoso nella storia, doveva riunirsi in congresso per disquisire o stabilire se siano meglio le famiglie tradizionali o moderne, etero o gay, di destra o di sinistra, cattoliche, laiche, islamiche o buddiste? 
Qual era il vero scopo del congresso?
Perché riesumare e difendere ad oltranza il concetto arcaico di “Dio, patria e famiglia”, che non è un comandamento o una legge dello stato, ma uno slogan, un imperativo nazionalista, una scelta di comunicazione e propaganda fascista che ha avuto un suo perché, in tempi lontani e assai diversi?
Per una forma annacquata di populismo partigiano e becero, all’interno di un recinto sovranista o, addirittura, orgogliosamente suprematista, ideologico e talebano, quanto basta?
Il riciclo di un motto del Duce, da parte di chi di quei tre concetti si fa scudo, porta a creare un clima di discriminazione, di oscurantismo e regressione culturale, anche condannando decisamente il famoso cartello della Cirinnà che ne fa una sintesi infelice.

La società è profondamente cambiata, le religioni sono tante, coesistono e si confrontano, sia pure con furore e prepotenza, per occupare spazi di manovra, di consenso e di dominio. La patria è ormai il mondo, le minoranze e le diversità vanno salvaguardate e tutelate, le famiglie sono allargate e aperte alle differenze.
Ma perché, secondo alcuni, la famiglia naturale sarebbe minacciata? Da chi o da che cosa? Qualcuno propone di abolirla o limitarne i diritti, solo per darli ad altri tipi di unioni?
Al contrario, tutti vogliono sostenerla e rivalutarla, anche economicamente e con adeguate politiche sociali, visto che costituisce la stragrande maggioranza dei Paesi, il nucleo costitutivo della polis (Aristotele) e che resta la cellula fondamentale di ogni società.

Il World Congress of Families è una manifestazione che attira inevitabilmente diversi personaggi intolleranti, omofobi e misogini, rappresentanti di organizzazioni Pro Life e gruppi di pressione anti-Lgbt che riconfermano l’atteggiamento retrogrado nei confronti di istanze di libertà e diritti, che mettono in discussione l’autodeterminazione di una donna offendendone la dignità. 
Anche in spregio alla coerenza, come quella di un vicepremier, ministro dell’interno e capo di partito, divorziato, con un figlio avuto dalla prima moglie, un altro fatto con una seconda e attualmente fidanzato con la figlia di un suo ex oppositore, e di un’altra leader politica, con un figlio concepito al di fuori del matrimonio, che vanno a Verona per illustrarci i valori della famiglia tradizionale.
Noi siamo a favore della vita - continuano a ripetere, come un mantra, molti fanatici integralisti - noi siamo per l’amore, noi siamo per la famiglia. 
Ma c’è qualcuno che è contrario a queste affermazioni retoriche, che vuole combatterle, che vuole abolirle?

Sostenere la vita distribuendo quei vergognosi pupazzetti contro l’aborto è vile e disgustoso. 
Perché abortire non è mai una festa o un invito al ballo. E’ sempre un dramma, a volte una necessità, una scelta inevitabile e dolorosa di una donna, per una serie di motivi che lo Stato non è in grado di risolvere o anticipare. Senza dimenticare le mammane e le rozze pratiche clandestine, spesso nocive ed esiziali.
E tutto ciò, al di là del commercio della maternità surrogata, della pratica dell'utero in affitto, della protezione dei minori, che non devono diventare oggetti di compravendita, e del loro inviolabile diritto ad avere un’identità biologica certa, ferma restando la funzione educatrice della famiglia - quale che sia la sua composizione interna - in grado di dare amore e formare cittadini responsabili, consapevoli e civili.
1 aprile 2019 (Alfredo Laurano)

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