venerdì 26 aprile 2019

SAGRA PAESANA, MA DI LIBERTA’


Secondo Libero e il solito Vittorio Feltri, suo direttore e fondatore, la festa della Liberazione sarebbe ridotta ormai a sagra paesana, a rito stanco e pregno di bolsa retorica.
“Smettiamola di fingerci migliori di quanto siamo. Nel contempo non dimentichiamo di ringraziare i suddetti angloamericani che dopo aver tolto dai piedi le camicie nere ci hanno aiutato a ricostruire decentemente la patria. I cortei e i comizi in piazza dedicati al 25 aprile sono una sceneggiata vuota di qualsiasi significato storico”.
Il 25 aprile, tuttavia e comunque la si pensi, vive e sopravvive, come giorno della memoria: per non dimenticare, per festeggiare la fine dell’occupazione tedesca in Italia, del regime fascista, della seconda guerra mondiale e la vittoria delle forze che hanno partecipato alla Resistenza. Anche in assenza dei partiti che quella lotta animarono, e che oggi non ci sono più, e in presenza dei pochissimi partigiani ancora in vita. Anche se la Sinistra è in profonda crisi, anche se il ruolo della Resistenza nella vita pubblica italiana è sempre più marginale, desueto o superato.
La fine del PCI, inoltre, ha consegnato da tempo quel pezzo di storia ai nostalgici fuori tempo massimo, ai cultori di un passato riscritto e propagandato a uso della propria stessa demenza, a nuovi avanguardisti fai da te e ai tradizionali nemici della causa antifascista.
Esiste oggi e si diffonde, pericolosamente, una nuova generazione politica ispirata all’arditismo, al futurismo, allo squadrismo: fascistelli del terzo millennio, adolescenti indottrinati, razzisti e finti eroi, affascinati da simboli scaduti, miti anacronistici e riti eccitanti e seducenti.
“Abbiamo davanti praterie da riconquistare di fronte a una società atomizzata”, dicono spavaldi.

Il 25 Aprile aiuta a non sottovalutare mai un pericolo sempre possibile e incombente: un fenomeno nazionalista e rivoluzionario, antiliberale e antimarxista, imperialista e razzista che si chiama fascismo, nei suoi diversi abiti, nei suoi diversi travestimenti, nelle sue diverse proposizioni storiche e temporali.
Secondo la definizione che ne dà nel suo saggio, Emilio Gentile, è stato il primo esperimento totalitario attuato in Europa da un partito milizia, proteso ad annientare i diritti dell'uomo e del cittadino, con una concezione totalitaria della politica e dello stato, con una ideologia a fondamento mitico, virilistica e antiedonistica, sacralizzata come religione laica. Ha affermato il primato assoluto della nazione, intesa come comunità etnicamente omogenea, gerarchicamente organizzata in uno stato corporativo, con una vocazione bellicosa alla politica di grandezza, di potenza e di conquista, mirante alla creazione di un nuovo ordine e di una nuova civiltà.
E tutto questo, nonostante l’indifferenza di molti e il cinico menefreghismo di buona parte della classe politica attuale, non si può ignorare, cancellare e perdonare.
25 aprile 2019 (Alfredo Laurano)

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