mercoledì 19 luglio 2017

CERCANDO GIUSTIZIA

Mi domando e vi domando: oltre a pubblicare una pletorica antologia di figurine, madonne, santini, fiori, mari, stelline e cuoricini luminosi, perché mai questo nutrito e stravagante gruppo (Giustizia e Verità per Marco Vannini) che insegue la verità vera, che vuole, cerca e pretende giustizia per il vile omicidio di Marco, che sostiene la sua provatissima famiglia, non riesce - in generale o in molti casi - ad esprimere pareri, pensieri e considerazioni oggettive, logiche e rispettose di tutti gli altri fatti di cronaca e di attualità che la vita e la società delle contraddizioni ci riservano o ci pongono all’attenzione quotidiana?

Perché mai ogni caso, ogni episodio di pubblico interesse - ultimo quello di Bossetti e con la conferma in appello della sua condanna - debba fare da contraltare alla vicenda tragica di Marco? Debba costituire un costante e imprescindibile termine di paragone con qualsiasi altra situazione giudiziaria?
Perché giudici e tribunali, che applicano le condizioni di garanzia di legge, devono vergognarsi delle loro decisioni impopolari?
Perché alcuni avvocati non dovrebbero difendere presunti assassini?
Perché “gli altri” vengono condannati e il clan dei Ciontoli è ancora in libertà?
Tutto ciò è veramente assurdo e singolare, per non dire patetico e infantile.

Come se l’amministrazione della giustizia fosse una scelta occasionale o umorale, un fatto di sport, di tifo cittadino, una disputa familiare o da osteria, una cosa da decidere al televoto o a colpi di sondaggio.
Come Cristo o Barabba libero, come la legge del taglione, come la forca del Far West.
Come l’insostenibile fascino della superficialità.
(Alfredo Laurano)

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