venerdì 6 maggio 2016

LA STORIA DI FELICIA

Tra pochi giorni, il 9 maggio, saranno trentotto anni dalla morte di Peppino Impastato, il giornalista e attivista siciliano, ucciso dalla mafia, a Cinisi, per ordine del boss Gaetano Badalamenti.
Quel 9 maggio 1978 fu anche il giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani, a Roma, ucciso dalle Brigate rosse dopo 55 giorni di prigionia, che oscurò completamente la notizia dell’omicidio di Impastato.
Il corpo del giovane giornalista siciliano, che era candidato alle elezioni comunali con Democrazia Proletaria, fu fatto saltare con del tritolo sui binari della ferrovia Palermo-Trapani, per far credere che si trattasse di un attentato suicida.
Fra depistaggi, responsabilità della stampa, delle forze dell’ordine, archiviazioni e riaperture del caso, accompagnate da petizioni popolari, solo la determinazione della madre di Peppino, Felicia, e del fratello Giovanni - oltre al prezioso lavoro del giudice Rocco Chinnici, assassinato anch’egli dalla mafia nel 1983 - fecero emergere nei lunghi 24 anni la matrice mafiosa dell’omicidio. Fino alla verità e alle condanne del 2002 dell’esecutore Palazzolo, a 30 anni, e del mandante Badalamenti, all’ergastolo, entrambi poi morti in carcere.

Era un destino forse segnato quello di Peppino Impastato, nato a Cinisi in una famiglia di mafia. Un suo zio era un boss di prima grandezza, suo padre, Luigi, era amico del numero uno di Cosa Nostra, Tano Badalamenti, che fu poi il suo assassino.
Ma il ribelle, militante sinistra cambiò la sua sorte: fin da ragazzo prese le distanze da quel mondo di mafiosi e cominciò a denunciare il potere delle cosche e il clima di omertà e di impunità del suo paese. Per questo motivo fu cacciato di casa, giovanissimo, dal padre.
Fondò il circolo culturale Musica e Cultura, un’associazione che promuoveva attività culturali e che diventò un importante punto di riferimento per i ragazzi di Cinisi, occupandosi di ambiente, di campagne contro il nucleare e di emancipazione femminile.
Nel 1977, con la sua cerchia di amici creò Radio Aut, un’emittente autofinanziata di controinformazione, dalla quale derideva e sfidava la mafia e i politici locali: conduceva una trasmissione satirica in cui ne parlava in maniera dissacrante.

La fine di Peppino, ucciso 5 giorni prima della sua elezione a consigliere comunale di Cinisi - fu votato comunque e fu simbolicamente eletto - cambiò drasticamente la vita di chi gli sopravvisse. Di sua madre, Felicia e di suo fratello Giovanni, come di sua cognata Felicetta, che diventarono i custodi della sua memoria.
Da qui, il film - da non perdere - che sarà in onda il prossimo 10 maggio su Raiuno, interpretato da una straordinaria Lunetta Savino.

Se “I Cento Passi", aveva fatto conoscere al mondo la storia di Peppino, questo nuovo film “Felicia Impastato” racconta la lunga battaglia di una madre coraggiosa e delle sue lotte per ottenere giustizia. Mette in scena la sua forte personalità, senza tradirne il carattere e gli ideali popolari, l’intelligenza e la sensibilità di una donna siciliana semplice, ma determinata e fiera. Senza cadere nella tentazione di spettacolarizzare i sentimenti e sfuggendo al rischio del didascalismo e della facile retorica.

Le nuove generazioni hanno bisogno di queste storie.
Quella di Peppino e di Felicia, al di là dell’emotività, lancia messaggi positivi e educativi, anche se questo film è un omaggio alla memoria. Il futuro si può costruire anche in questo modo, perché la mafia uccide e il silenzio pure.
Come scrivono sul sito della Casa della Memoria Impastato, noi siederemo in prima fila perché, a dispetto degli indegni spettacoli che i media in alcuni casi ci offrono - vedi Riina jr a Porta a Porta - riteniamo che siano le drammatiche vicende come quelle di Felicia a dover essere raccontate e conosciute, da tante madri e tanti figli.
Preservare la loro memoria e raccontare al mondo intero quello che è stato il loro impegno nella lotta alla mafia sono doveri dai quali non ci possiamo esimere.
5 Maggio 2016 (Alfredo Laurano)

Nessun commento:

Posta un commento