mercoledì 25 settembre 2013

HASTA SIEMPRE FRAN“CHE”SCO!


Da quando papa Francesco, appena eletto, è apparso al balcone di S. Pietro, con quella faccia da “santo subito” (come diceva Gramellini), la gente comune, fedeli e non, ha percepito un certo cambiamento. Una palingenesi attesa e forse annunciata, in un certo senso, anche dalle straordinarie dimissioni, o storica abdicazione, di Benedetto XVI.  
Un nuovo papa che appariva come un modesto parroco di una piccola comunità, che parlava una lingua semplice, ma diretta, efficace e comprensibile a tutti.
Il rifiuto del lusso e dei privilegi, da una parte, e l'umiltà, la schiettezza e la spontaneità, dall’altra, sono i tratti che, fin da subito e poi sempre più spesso, caratterizzano il nuovo Pontefice.
Con un'altra figura intellettuale, la Chiesa avrebbe forse rischiato il tracollo: sesso, soldi, segreti, ricatti e pedofilia: il Vaticano precipitato in un brutto romanzo di Dan Brown.

Per risollevare l’umore dei fedeli e “la reputazione della ditta non serviva tanto un cesellatore di encicliche, quanto un uomo di cuore..." E di grande sincerità e coraggio.

Un uomo vestito di bianco che cammina tra la folla e mette in crisi la scorta e gli apparati di sicurezza. 
Che augura “buon pranzo” e “buona sera” a tutti.
Che esce per la prima volta da S. Pietro per andare a Lampedusa dai migranti.
Che afferma, con genuino candore e con inaudita chiarezza, che la guerra è fatta per vendere e smaltire le armi, che il denaro è la radice di tutti i mali e che: ”chi sono io per giudicare un omosessuale?” 

Sono temi, diciamo piuttosto inconsueti, se non rivoluzionari, per un papa alla “Che Guevara”, come dice Crozza…
Temi che, da laico e comune cittadino, ho sempre contestato al Potere, denunciato e condiviso con chi la pensa come me. 
Temi che, da oggi, con mia imprevedibile soddisfazione e sorpresa, anche Francesco riafferma, condanna e condivide, con ben altro peso, consistenza e autorevole prestigio.

Forse perché, come scrivevo al momento della sua elezione a marzo, “è argentino come Maradona e Che Guevara, si chiama Francesco come Totti e mamma mia, sembra umile e modesto e perciò promette bene.”
Benvenuto nella rivoluzione!

25 settembre 2013                                                 (Alfredo Laurano)


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