Ha cambiato più casacche politiche dello straordinario
trasformista Arturo Brachetti che, però, lo fa per mestiere. E con successo.
Ex berlusconiano, verdiniano, ora renziano, ex democristiano autoproclamatosi liberale, cosentiniano e quindi “garantista”, Vincenzo
D’Anna è quel senatore che qualche tempo fa, all’Osteria-Senato, mimò un
rapporto orale alla Barbara Lezzi e
indicò, con entrambe le mani, le proprie parti intime, per solidarietà
col suo compare Lucio Barani.
Fu anche quello che definì Saviano farlocco e che gli si doveva
togliere la scorta. Magari per assegnarla a salvaguardia delle sue stupide e
ignobili cazzate, che di solito recita e pronuncia. Anche se non è certamente
il solo, in quel forbito e fluente eloquio.
Ieri, ha dato vita a un ennesimo siparietto che ha creato
non poche polemiche in quell’Aula, ormai
diventata osteria del trivio o bar dello sport.
Stavolta, ha avuto un attacco di goliardite acuta: ha
infatti definito i Cinque Stelle "vergini
dai candidi manti, rotte di dietro, ma sane davanti", rifacendosi alla
famosa "Ifigonia in Culide",
poemetto ironico, capolavoro post sessantottino della goliardia, che fa il
verso alla tragedia di Euripide "Ifigenia in Aulide", che tutti
abbiamo letto con piacere ai tempi dell’università. Personalmente, all’epoca,
ne avevo preparato un adattamento per rappresentarlo in teatro, con amici.
La senatrice Pd Guerra, gli si è rivoltata subito contro, accusandolo
di "maschilismo e sessismo
becero". Poi è stato attaccato da altri e, perfino, richiamato da
Gasparri, presidente di turno!
Con i suoi commenti volgari, violenti, offensivi, cinici e misogini,
il verdiniano senatore è anche il prototipo dei nuovi Padri della Patria, quelli che hanno contribuito a scrivere
la nuova Costituzione, che
sarà sottoposta a referendum.
22 luglio 2016 (Alfredo Laurano)
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