Dieci anni fa nasceva quello che doveva essere il nuovo
partito della Sinistra storica, erede del glorioso PCI, allargata ad altre
forze autenticamente democratiche, che si riconoscevano e avrebbero condiviso
programmi e posizioni del momento e del futuro.
Quel futuro è oggi, anzi lo è già da qualche tempo e quel
progetto, targato Partito Democratico - che aveva transitato nel dolorosissimo
strappo della Bolognina del 1989, nel PDS e nei DS e poi calato nell’Ulivo - se
non è naufragato, poco ci manca.
Si è sfaldato, ridimensionato, ha cambiato pelle, ha
rinnegato storia, identità e ideali, ha tradito le attese, i militanti e
tantissime speranze, anche alla luce dei cambiamenti storici mondiali e
nazionali che lo hanno fatto costituire, quale naturale evoluzione del partito
di Gramsci e Berlinguer.
La prova provata, la dimostrazione di tale triste smottamento
è data dalle formali celebrazioni di ieri all’Eliseo di Roma, quasi forzate e
obbligatorie, dove si è compiuto un patetico rito referenziale, in omaggio a
chi oggi quel partito lo gestisce e lo governa. O, sarebbe meglio dire, ne è il
padrone.
All’appuntamento, mancavano, non solo i tanti fuorusciti -
da Bersani a D’Alema, da Civati a Cofferati, da Fassina a Speranza, da Casson a
Enrico Rossi, da Romano Prodi e Arturo Parisi - il simbolo e il teorico
dell'Ulivo (pare, non invitati) - che ieri ha parlato di un anniversario
trasformato "più che in una festa in
una giornata di lutto". Ma brillava per la sua assenza anche l’attuale
minoranza del partito renziano. Hanno disertato la festa dei separati, nel
decimo compleanno: Orlando, ministro di Giustizia, Cuperlo, già presidente, ed
Emiliano, governatore della Puglia, che ha preferito partecipare al convegno di
Fratelli d'Italia "Visto da sud".
Veltroni ha aperto le celebrazioni, ricordando forse con
una certa nostalgia, che: "Il
partito è nato per unire, non abbia paura della parola sinistra, che è un'idea
del mondo e della giustizia, ".
Il segretario toscano, candidato premier senza primarie, ha
assicurato i suoi e gli elettori di non aver perso la connessione sentimentale
con la sinistra. Anzi, ha affermato che la base ex comunista nutre per lui un affetto
impressionante, persino immeritato: “le roi c’est moi", come ha detto Emiliano.
Infatti, c’è qualcosa che non quadra: le famiglie di
origine dei Dem, ormai, non si distinguono: sull'immigrazione quello più di
sinistra è Del Rio, che viene dalla Margherita, mentre quello più di destra, il
ministro di polizia Minniti, proviene dal Pci".
Va osservato anche che, con la fiducia sulla legge
elettorale (Rosatellum), che è stata appena approvata alla Camera, la
democrazia e la costituzionalità per questo partito, spesso in mano ai franchi
tiratori, sono diventati opzional.
Ciò che conta è che il PD ha salvato i suoi
interessi, che coincidono con quelli di Renzi e Berlusconi, di Alfano e di
Verdini che potrà candidarsi nei collegi esteri, nonostante le condanne.
Dieci anni e non sentirli. Dieci anni per finire così.
Viva Gramsci, viva Berlinguer, viva la democrazia.
(Alfredo Laurano)
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