Tra le tante iniziative di solidarietà e aiuto che, in
tutt’Italia, si stanno organizzando a favore de popolazioni colpite dal
violentissimo terremoto, ci sono quelle che invitano a consumare nei ristoranti
piatti di matriciana o supplì, devolvendo parte del prezzo in beneficenza:
metà, il cliente consumatore, metà, l’esercente.
L’antico hotel-ristorante Roma, famoso proprio per la sua
matriciana, non esiste più: si è frantumato come il resto di Amatrice e della
sua tipica sagra.
Altri propongono di organizzare, quando e dove possibile, una
edizione straordinaria di quella festa popolare che, come da cinquant’anni, si
doveva tenere ad Amatrice, a partire da oggi 27 agosto.
Ben venga qualsiasi aiuto concreto ed effettivo. Anzi,
incoraggiamolo e partecipiamo. Aiutiamo i produttori delle zone colpite, che
hanno perso tutto: affetti, case, cose, prodotti e animali.
Ma una cosa è certa o assai probabile: il miglior piatto di
matriciana, il più buono, il più gustoso non avrà più lo stesso sapore, lo
stesso appeal, lo stesso fascino contadino e regionale, lo stesso valore
gastronomico e tradizionale.
Sarà sempre, inevitabilmente, associato alla sciagura e forse
ne diventerà il simbolo o lo storico ricordo. Anche nei testi di chef e gran
gourmet, nei ricettari e nelle scuole di cucina.
Qualcosa, forse, è cambiato per sempre, anche nel costume e nei riti
culinari .
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