sabato 21 ottobre 2017

MAL D'ARIA

Torino come New Delhi, come Cernobyl, come Riyadh, come Pechino.
Evitare di aprire porte e finestre.
E' l'invito del Comune di Torino dopo che la concentrazione di smog e polveri sottili è salita oltre il doppio del limite consentito. "In una situazione così critica" è necessario adottare una serie di precauzioni: evitare attività fisica e prolungata all'aperto e, in particolare per anziani, bambini e soggetti con patologie cardiorespiratorie, rimanere il più possibile in ambienti chiusi, evitando anche di aprire porte e finestre". Per gli spostamenti a piedi o in bicicletta, l'esortazione è di "farlo per il più breve tempo possibile muovendosi lontano dalle vie più trafficate”.

Siamo arrivati anche a questo. Ma non è una novità, non è la prima volta in Italia e nel mondo, sempre più inquinato, sporco e avvelenato.
Non sarà il caso di ripensare e rifondare il nostro sistema di vita?
Di rivedere le nostre scelte iperconsumistiche, lo sfruttamento intensivo e senza tregua delle risorse, il nostro insano egoismo e il totale menefreghismo nei confronti degli altri, degli animali, delle cose e della natura tutta?
Di inseguire modelli sociali e organizzativi, apparentemente utili, essenziali e irrinunciabili ma, in realtà, dannosi, sciagurati e disastrosi?
Di concepire costanti sfide e deleterie strategie, nell’ingannevole processo di globalizzazione, per ricavare il massimo profitto immediato, standardizzando oltremisura le economie e le culture dei vari paesi del mondo.
Di dire basta ai guasti di questa società malata, degradata e sempre più vicina alla naturale decomposizione?
Io, un'idea ce l'avrei, ma è un tantino retrograda e misoneista: ricominciamo "ab ovo"; riscopriamo il fuoco, reinventiamo la ruota, riscopriamo l'acqua calda.
20 ottobre 2017 (Alfredo Laurano)



mercoledì 18 ottobre 2017

RAGAZZO TRISTE

Della misurata (non poteva essere altrimenti) festa del decennale del PD, o di quel che ne è rimasto - mancavano i padri costituenti, le attuali minoranze e un bel pezzo di ex protagonisti, ormai fuorusciti - la cosa che più mi ha colpito è stata la tristezza del povero Veltroni.
Lontano dalla sua antica verve, dall’ottimismo del "yes we can" (si può fare) di obamiana memoria che l’ha sempre contraddistinto, privo di brio e dinamismo, è apparso stanco su quel palco dell’Eliseo, quasi irriconoscibile nella sua rassegnazione, testimoniata da uno sguardo eloquente, costantemente velato di malinconia. Del tutto in linea con la sua nota, riconosciuta sensibilità umana ed ideale.
Il linguaggio del corpo non mente mai e, se tanto mi dà tanto, deve aver sofferto molto, tra nostalgia e rimpianti, al di là delle dichiarazioni rituali e delle parole di circostanza.

Al suo fianco, invece il gagliardo segretario attuale, l’uomo solo al comando, determinato e pragmatico, prepotente ed arrogante, ambizioso e narciso. L’uomo che non deve chiedere mai, ma solo pretendere, che si è scelto (da solo), ancora una volta, aspirante premier e che governa il partito come una sua proprietà, così come padre Berlusconi pretendeva di amministrare l’Italia come sua azienda.
Abbandonato il camper da rottamatore del 2012, è appena partito dalla stazione Tiburtina, su un intercity, preso in affitto da Trenitalia - allestito per ospitare rappresentanti delle istituzioni e amministratori dei territori: cento posti a sedere, cinque carrozze e un vagone dedicato agli incontri - con cui, accompagnato dai suoi fedelissimi scherani Richetti, Bonifazi, Morani, Martina e alcuni militanti delle fila giovanili, girerà nei prossimi giorni tutte le province italiane, in questo inizio della sua campagna elettorale.

“Dobbiamo smettere di parlarci addosso (a chi lo dice?) ed entrare nei problemi veri degli italiani" - ha spiegato l’aspirante premier viaggiatore - "La politica fatta in mezzo alla gente è tutta un'altra cosa, il senso del viaggio del Pd è quello di uscire dal chiacchiericcio del Transatlantico. È una campagna di ascolto".
“Mi auguro che si ritrovi il più possibile il dialogo con quella parte della Sinistra che è molto grande nel Paese e che su quel treno ci siano ago e filo a sufficienza per ricucirla”, ha risposto, “pacatamente, serenamente, sommessamente”, il tristissimo “Vuolter”.
(Alfredo Laurano)


domenica 15 ottobre 2017

“LE ROI C'EST MOI"

Dieci anni fa nasceva quello che doveva essere il nuovo partito della Sinistra storica, erede del glorioso PCI, allargata ad altre forze autenticamente democratiche, che si riconoscevano e avrebbero condiviso programmi e posizioni del momento e del futuro.
Quel futuro è oggi, anzi lo è già da qualche tempo e quel progetto, targato Partito Democratico - che aveva transitato nel dolorosissimo strappo della Bolognina del 1989, nel PDS e nei DS e poi calato nell’Ulivo - se non è naufragato, poco ci manca.
Si è sfaldato, ridimensionato, ha cambiato pelle, ha rinnegato storia, identità e ideali, ha tradito le attese, i militanti e tantissime speranze, anche alla luce dei cambiamenti storici mondiali e nazionali che lo hanno fatto costituire, quale naturale evoluzione del partito di Gramsci e Berlinguer.

La prova provata, la dimostrazione di tale triste smottamento è data dalle formali celebrazioni di ieri all’Eliseo di Roma, quasi forzate e obbligatorie, dove si è compiuto un patetico rito referenziale, in omaggio a chi oggi quel partito lo gestisce e lo governa. O, sarebbe meglio dire, ne è il padrone. 
All’appuntamento, mancavano, non solo i tanti fuorusciti - da Bersani a D’Alema, da Civati a Cofferati, da Fassina a Speranza, da Casson a Enrico Rossi, da Romano Prodi e Arturo Parisi - il simbolo e il teorico dell'Ulivo (pare, non invitati) - che ieri ha parlato di un anniversario trasformato "più che in una festa in una giornata di lutto". Ma brillava per la sua assenza anche l’attuale minoranza del partito renziano. Hanno disertato la festa dei separati, nel decimo compleanno: Orlando, ministro di Giustizia, Cuperlo, già presidente, ed Emiliano, governatore della Puglia, che ha preferito partecipare al convegno di Fratelli d'Italia "Visto da sud".
Veltroni ha aperto le celebrazioni, ricordando forse con una certa nostalgia, che: "Il partito è nato per unire, non abbia paura della parola sinistra, che è un'idea del mondo e della giustizia, ".
Il segretario toscano, candidato premier senza primarie, ha assicurato i suoi e gli elettori di non aver perso la connessione sentimentale con la sinistra. Anzi, ha affermato che la base ex comunista nutre per lui un affetto impressionante, persino immeritato: “le roi c’est moi", come ha detto Emiliano.
Infatti, c’è qualcosa che non quadra: le famiglie di origine dei Dem, ormai, non si distinguono: sull'immigrazione quello più di sinistra è Del Rio, che viene dalla Margherita, mentre quello più di destra, il ministro di polizia Minniti, proviene dal Pci".
Va osservato anche che, con la fiducia sulla legge elettorale (Rosatellum), che è stata appena approvata alla Camera, la democrazia e la costituzionalità per questo partito, spesso in mano ai franchi tiratori, sono diventati opzional. 
Ciò che conta è che il PD ha salvato i suoi interessi, che coincidono con quelli di Renzi e Berlusconi, di Alfano e di Verdini che potrà candidarsi nei collegi esteri, nonostante le condanne.

Dieci anni e non sentirli. Dieci anni per finire così.
Viva Gramsci, viva Berlinguer, viva la democrazia.
(Alfredo Laurano)



venerdì 13 ottobre 2017

FRANCA LO ASPETTAVA

Un anno fa, Dario ci lasciava, per raggiungere la sua amatissima Franca, la sua compagna di vita e di battaglie.
Ci lasciava un talento che ha radici lontane e che nella sua lunghissima carriera gli è valso importanti riconoscimenti, ma anche aspre critiche. Di lui, l’accademia svedese il 9 ottobre 1997, nel consegnargli il Premio Nobel della Letteratura, scriveva: "Perché seguendo la tradizione dei giullari medievali dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi". 

Irriverenza che ha condiviso con la moglie Franca Rame, mancata tre anni prima, insieme alla quale ha vissuto in simbiosi non solo la carriera artistica, ma anche le passioni politiche.




FRANCA LO ASPETTAVA
Franca lo aspettava e lui l’ha raggiunta. E’ stato un colpo al cuore aprire oggi sul pc la pagina di giornale: Dario Fo ha lasciato la vita con l'energia e la carica con cui l'ha vissuta. Sento il dolore dentro, in proporzione a quanto l’ho amato. Veramente, una straordinaria avventura artistica la sua, “che ha fatto di tutto per campare". Settantanni d’arte e di cultura, dei novanta vissuti, dominando il teatro, reinventando la satira, la comicità con oltre cento commedie, racconti, romanzi biografici, saggi. Ma anche da attore, scrittore, autore di canzoni, pittore, regista, scenografo, analista politico: un talento infinito che ha fatto di Dario Fo il più grande e famoso artista italiano dei tempi moderni. “Uno che sta dalla parte della gente senza riverenze. Un uomo libero", ha ricordato Carlo Petrini, dopo avergli fatto visita, l’altro giorno.
Che altro dire, scrivere o pensare di questo geniale menestrello che, con la sua stupefacente mimica, con il suo stile beffardo e canzonatorio e con la sua suadente capacità di affabulazione, ha da sempre raccontato il rapporto fra potere, religione e società? Che in una lunga serie di opere, ritratti e personaggi ha rappresentato i grandi temi della nostra quotidianità, anche attraverso la storia, i miti e la leggenda?
Ricordo tutti gli spettacoli di Dario e Franca che ho seguito al Teatro Tenda di piazza Mancini di Roma, negli anni settanta. Da “Mistero Buffo” recitato in “grammelot” - un linguaggio eccezionale che si rifà alle invenzioni dei giullari e alla Commedia dell'Arte, fatto di suoni che imitano il ritmo e l'intonazione di dialetti padani e popolari - a “Morte accidentale di un anarchico”, al “Fanfani rapito”, a “La signora è da buttare”, a “Settimo, non rubare”, a “Pum pum! Chi è? La polizia” … E ricordo, soprattutto, le sue spassose improvvisazioni, i commenti caustici ai fatti del giorno, le parodie, le battute che precedevano, di solito, la commedia. Uno spettacolo nello spettacolo, ogni volta entusiasmante! In ogni passaggio, si coglieva la magia, la spontaneità, la bravura imbarazzante, la vis comica innata, l’ironia pungente, la capacità di coinvolgere gli spettatori e di farli sentire partecipi, amici e protagonisti. Sotto il palco, prima e dopo la recita in programma, Dario e Franca ridevano e scherzavano con tutti noi, fra abbracci e pacche sulle spalle.
I testi erano di satira politica e sociale per un teatro militante e popolare, critico e alternativo, anche nei luoghi in cui si realizzava: piazze, fabbriche, case del popolo e per un pubblico ben diverso da quello tipico dei teatri classici o borghesi. Gli incassi servivano spesso per sostenere la militanza in Soccorso Rosso, che aiutava, anche legalmente, i detenuti della Sinistra extraparlamentare e controllava le loro precarie condizioni carcerarie. Tutta l’opera di Fo è intrisa di valori sociali e libertari, è anticonformista, anticlericale e fortemente critica nei confronti delle istituzioni e della morale comune, sempre attraverso lo strumento della satira feroce che non fa sconti.
La costante opposizione a ogni forma di potere prepotente e vessatorio ha reso Fo, almeno fino al premio Nobel del 1997, un artista particolarmente "scomodo". Non a caso, fu cacciato dalla Rai nel 1962 e poi dimenticato per parecchio tempo. In molte farse, con o senza Franca, si è preso gioco anche del mondo ecclesiastico che non l’ha mai molto amato. Di recente, dando ulteriore prova di onestà intellettuale e del suo spessore umano, il laicissimo Dario Fo, l’impareggiabile buffone che da sempre ha preso in giro Chiesa, potere, papi, presidenti, politici e cardinali, è arrivato, paradossalmente, a schierarsi con il rappresentante massimo della chiesa cattolica, papa Francesco, che in più occasioni ha apertamente criticato il mondo del business internazionale, le banche e i poteri forti, i fanatici del profitto a tutti i costi, i fabbricanti di armi, di guerra, di morte e di violenza. Un uomo che Dario ammirava, in una naturale e non troppo sorprendente vicinanza di pensiero e sentimenti, perché tenta migliorare il mondo e di tutelare i più deboli ed emarginati e che per questo dà fastidio. Come dava fastidio lo stesso Fo, fino a qualche tempo fa.
Addio, incontenibile, poliedrico artista, eterno “giullare”, vanto della cultura italiana. 
Insieme a me, ti piange il mondo. (A. La.) 


giovedì 12 ottobre 2017

E' QUESTIONE DI FIDUCIA

Porcellum, Italicum, Consultellum, Mattarellum e Mattarellum rovesciato, Rosatellum, Fianum, Verdinellum, Tedeschellum e, per chiudere in bellezza, Fascistellum.
Già solo a leggere e sentire tutti i giorni queste orripilanti definizioni mediatiche - degne dei neologismi dannunziani o partorite dai peggiori Futuristi del terzo millennio - vengono i conati e anche l’orticaria.
Un po’ di latinorum alla don Abbondio e passa la paura e, forse, anche una possibile stupida, monca, furba, calibrata ai propri desiderata, legge elettorale, che garantisce solo chi la fa, e dove valgono e vincono i nominati. Secondo una sorta di contrappasso per contrasto del Grande Fratello, politico e televisivo, a vostra scelta.
Dopo le nomination, però, non c’è il televoto e non esce mai nessuno: tutti annaspano e sopravvivono senza pudore nel “Grande Bordellum”.

Proporzionale puro e preferenze, maggioritario secco o misto, con o senza un po’ di proporzionale gratinato, per contorno, sbarramento al tot per cento, voto disgiunto, premi di maggioranza. Come si fa a fare una legge condivisa da tutti? Tutti vogliono giocare al Tressette o al Burraco elettorale, ma ognuno con le proprie regole e convenienze.
Se ne discute da oltre quattro anni. Quattro anni di melina fra rinvii, diversivi, chiacchiere e accordi mancati sottobanco, ma l’unica cosa certa è che si deve prendere atto dell'incapacità del Parlamento e dei partiti di trovare un'intesa chiara sul come votare, non basata su vantaggi di parte, ma su un meccanismo, semplice e neutrale, che consenta ai cittadini la piena potestà di scegliere i propri rappresentanti, quale parte indispensabile della fiducia nella politica e nelle istituzioni, oggi perduta.
Siamo nel Paese dove la politica è intesa come arte del possibile.
Dove, invece, con la “fiducia” si costruisce il capolavoro di un voto che sembra pensato apposta per creare sfiducia. Per provocare un sentimento di “rabbia, nausea e sconforto”, per l’indecoroso spettacolo del voto di fiducia sulla legge elettorale, che ne annulla la discussione e il confronto in aula.
Tra quei banchi non dissimili da quelli del mercato, urla, schiamazzi, insulti e proteste testimoniano l’immagine cupa e imbarazzante di un fallimento politico, soprattutto renziano.

Con quest’ennesima scelta coercitiva - non gradita nemmeno dall’ex presidente Napolitano - si realizza un ulteriore affronto al popolo che si è già abbastanza arreso alla depressione elettorale e alla democrazia del “come mi conviene”. Sono rimasti in pochi, e sempre meno numerosi, quelli con la voglia di andare ai seggi a barrare una scheda colorata.
Infatti, chiuse le urne, vince sempre il partito più forte e convincente: “Forza astensionismo”.
Per le opposizioni, è un colpo di mano gravissimo, a pochi mesi dalle elezioni politiche. Per la maggioranza, anche molto trasversale, è un atto di responsabilità.
In verità, forse, pochi vogliono davvero la riforma, perché a molti conviene la confusione e l'incertezza, fra le macerie di una democrazia sempre più zoppa e la vergognosa reputazione di chi ci governa.
 (Alfredo Laurano)



lunedì 9 ottobre 2017

PARA… NORMALE, INVECE È UN IMBROGLIO

Il lungo viaggio di Piero Angela, iniziato nel lontano 1978, continua. E non finisce mai.
Secondo i dati resi noti dal Codacons dopo i fatti di Torino, dove le forze dell’ordine hanno arrestato fantomatici santoni che, in cambio di sesso e denaro, promettevano alle loro vittime di purificarle e liberarle dal malocchio, 13 milioni di italiani si affidano all'occulto. 
Cresce il numero di coloro che si rivolgono alle carte e alla magia per cercare conforto e risolvere i propri problemi, per un giro d'affari e di truffe in continuo aumento.  E con profitti spesso oscuri.


È un mercato che non conosce crisi. Anzi, proprio per l'incertezza legata alla situazione economica, sembra che proprio in quel seducente panorama si cerchino maggiori conferme o soluzioni.
E non è solo folklore: con trentamila consulti giornalieri, il business generato dall'occulto in Italia ha raggiunto nel 2016 quota otto miliardi di euro e quasi tutte le prestazioni avvengono in nero. L'evasione totale del settore tocca quota 95%.
Di pari passo è aumentato anche il numero di guaritori e pseudo-sette, con un incremento del cinquecento per cento, nel periodo della crisi economica. Tra maghi, cartomanti, astrologi, veggenti e affini si contano in Italia oltre 155.000 operatori nel fantastico mondo del paranormale.

Amuleti trova-lavoro venduti al costo di 200 euro. Consulenze astrali online da 50 euro a seduta. Un anno di serenità economica garantita attraverso la lettura dei tarocchi per trecento euro al mese. E poi, ancora, offerte generose dai mille euro in su – sotto forma di assegni o bonifici bancari, a discrezione del cliente - “per combattere il destino avverso” e fare in modo “che la fortuna torni a sorriderti”.

È un fenomeno allarmante: sempre più italiani, dopo aver perso il lavoro, si rivolgono a maghi e cartomanti anche, semplicemente, per farsi consolare o per farsi suggerire i numeri da giocare al superenalotto o le migliori strategie per il gioco d’azzardo.
Disperazione e vulnerabilità vanno ad alimentare questo mondo dell’utopia, effimero, opaco e in continua espansione - anche per via della diffusione massiccia sul web - che, in molti casi nasconde manipolazioni psicologiche e truffaldine.

Se una volta, infatti, gli “esperti del malocchio” venivano contattati di persona, oggi, due volte su tre, il primo approccio avviene su Internet, magari per curiosità. I sedicenti sensitivi - che spesso fanno parte di organizzazioni ben ramificate - si sono adeguati ai tempi che cambiano e offrono la possibilità di scaricare applicazioni a pagamento su smartphone e tablet.

Tanto per fare un esempio pratico, inserendo la parola “cartomanti” sul motore di ricerca Google, appaiono 367mila siti dedicati a magia e occultismo. Promettono una disponibilità 24 ore su 24 e soluzioni concrete per “lavoro, amore e fortuna”.
I numeri da chiamare - quasi tutti con prefisso 899 - campeggiano in grande, a intermittenza, sulla homepage, con tanto di tariffario che oscilla fino a un euro e venti centesimi al minuto.
Alcuni offrono “pacchetti” promozionali, scontati, per consulti di circa due ore di conversazione, a soli 120 euro. Un vero affare, un bel risparmio!
Altri, invece, chiedono di contattare un misterioso numero svizzero, mentre è spiegato a chiare lettere che tutti i pagamenti devono essere effettuati tramite carta di credito. Con la stessa si possono acquistare, con spedizione a domicilio, non meglio precisati “amuleti per la fortuna” che vanno dagli 80 ai 200 euro, alcuni anche “ricaricabili”. Ogni mese, cioè, i talismani devono essere “ricaricati di energia”, come le batterie. Come? Ovviamente versando altro denaro.

La presenza di questi figuri, in Italia, è massiccia e si rinnova sempre. Ne nascono di nuovi tutti i giorni, con nomi esotici e stravaganti. I siti offrono una vastissima scelta.
Maghi, cartomanti e ciarlatani vari, molto spesso, sono presentati con una foto ad effetto accompagnata da una breve biografia che spiega le loro specializzazioni.
Nella maggior parte dei casi, però, non si tratta di esperti di esoterismo, ma di operatori di call center - quasi sempre dei disoccupati che, per disperazione, accettano di fingersi esperti di divinazione e vengono sfruttati e sottopagati con contratti di lavoro ridicoli - che hanno ricevuto come unica direttiva quella di trattenere il cliente al telefono il più a lungo possibile e di creare in lui una sorta di “dipendenza psicologica”.
Tutti quei soldi, però, certamente, non finiscono nelle loro tasche, visto che, secondo le stime della Cgil, guadagnano due o tre euro l’ora.

Il mondo della cartomanzia e del paranormale (sarebbe meglio dire, dei paraculi) poi, secondo il rapporto dell’Osservatorio Antiplagio - che da anni si è batte per denunciare la presenza dilagante e pericolosa di presunti sensitivi nelle TV private e sul web - sfrutta i vantaggi dell’anonimato garantito da Internet, che fa sentire protetto il “cliente” ma, allo stesso tempo, lo espone a un rischio ancora più alto di finire in balìa di truffatori e ciarlatani.
Le denunce effettive dei clienti che arrivano alle forze dell’ordine, però, si contano sulle dita di una mano. La maggior parte delle vittime preferisce sfogarsi con le associazioni, senza che la propria identità venga rivelata. O addirittura subisce in silenzio, per la vergogna, e sopporta richieste di denaro sempre più asfissianti, fino ad arrivare a prosciugare completamente i propri risparmi. 

Alla base c’è sempre una profonda solitudine e tanta ignoranza, che alimenta comportamenti esasperati in un sottobosco, poco conosciuto, dove, accanto alle nuove tecniche via web, continuano a proliferare anche le truffe tradizionali da parte di sedicenti maghi. Come quelli che si approfittano di donne sole, malate o depresse, che prima violentano, plagiano e poi cercano di farsi intestare le loro proprietà immobiliari. L’ultimo di costoro è stato arrestato pochi giorni fa a Torino.
Lo scorso luglio è stato arrestato a Ibiza anche “mago Serghio”, un cartomante piacentino che impazzava su internet e nelle reti locali, specializzato in “lavoro e problemi esistenziali”. Con i soldi delle sue innumerevoli vittime era scappato alle Baleari dove, da latitante, si era costruito una magnifica villa con piscina e aveva aperto un negozietto di amuleti per turisti.
Ma la magia, stavolta, gliel’hanno fatta i Carabinieri.

Nonostante le denunce e l’attività del CICAP - che da sempre prova di aprire gli occhi alle tante possibili vittime che finiscono nelle mani di personaggi senza scrupoli - al cartomante, al mago o all’indovino, per esorcizzare paure e insicurezze, si continuano a chiedere previsioni sul lavoro, per sé, ma anche per i figli, nonché rassicurazioni su affari in corso, salute e amori persi o ritrovati.

E costoro, gli analfabeti ciarlatani del paranormale, che sguazzano nel ridicolo mare delle attrazioni e delle chimere, non fanno altro che approfittare della fragilità delle persone, per fare soldi, sesso e bella vita.
È l’antico, ma sempre attuale circo delle illusioni, delle speranze, delle culture, primitive e totemiche, che cercano o pretendono risposte impossibili, metafisiche o virtuali.
Combattiamoli, è un dovere.
6 ottobre 2017 (Alfredo Laurano)


EL CHE

Un eroe del suo tempo, una figura leggendaria ma, anche e soprattutto un’icona del novecento, forse l’ultimo mito romantico e popolare della rivoluzione: Ernesto Che Guevara, oggi cinquant’anni dalla sua uccisione, ci ha insegnato a ribellarci agli abusi, ai soprusi, allo sfruttamento e alle discriminazioni sociali.
Nella sua breve vicenda umana (39 anni), il medico argentino si è battuto con Fidel per affermare i diritti di tutti, per alfabetizzare il popolo cubano, garantendo istruzione e sanità per tutti.
Ha provato a disegnare un modello alternativo, per quanto non perfetto, a quello pudicamente chiamato capitalismo. Il sogno di un mondo solidale e non competitivo, in cui l'esistenza non fosse solo ridotta a lotta quotidiana per la sopravvivenza.
Ci ha indicato la via giusta al socialismo contro la tirannide, anche se poi non è riuscito a concludere quest’arduo cammino fino alla democrazia e alla libertà.
Per ironia della Storia, quasi per ridicolo contrappasso, proprio quel sistema economico che voleva combattere lo ha trasformato in simbolo di una speculazione finanziaria mondiale, senza limiti.
Il suo volto, tratto dal famosissimo scatto di Alberto Korda del 1962, è finito su milioni di bandiere, di magliette, di cappelli, di accendini, di tazze, quaderni, adesivi e gadget di ogni tipo e forma, oltre ai murales, ai dipinti, ai palazzi di ogni angolo della Terra, alimentando un grandioso business che ha arricchito aziende e imprenditori, ben lontani dal suo pensiero, dai suoi ideali.
Quella semplice, casuale fotografia, stilizzata, solarizzata, stampata in multicolor o in silhouette, ha creato una nuova economia controrivoluzionaria, ma nello stesso tempo ha concorso a farlo conoscere, ricordare ed amare da più generazioni. Hasta siempre!

9 ottobre 2017 (Alfredo Laurano)