giovedì 13 ottobre 2016

DIVINA MARIA!

Ho appena rivisto, con una certa commozione, su Raiuno, “Callas”, lo spettacolo di Dario Fo del dicembre scorso che ripercorre la vita del grande soprano, insieme a una straordinaria Paola Cortellesi. Un magnifico viaggio nella vita di Maria Callas, che Fo conobbe in giovinezza, fra tante storie, tante passioni, immagini e ricordi che ruotano intorno a un solo singolare personaggio, un mito.
Scenografie componibili, dialoghi vivaci dal comico al grottesco, al tragico, su un grande palcoscenico arricchito dalla proiezione di novanta dipinti che Fo ha dedicato all’artista, ai suoi luoghi, alle persone che le ruotavano intorno.
Accanto al premio Nobel, 
una struggente Paola Cortellesi che, nell’affiancare Fo, ha visto la realizzazione di un sogno: " la più grande ricchezza che mi poteva capitare è aver potuto passare del tempo con lui, è stata più un'esperienza di vita che di lavoro". 
L’ultimo spettacolo del grande Dario, a novant’anni, sentito, partecipato e coinvolgente. 
Che ha regalato la sua ultima emozione.
13 ottobre 2016 (Alfredo Laurano)

FRANCA LO ASPETTAVA

Franca lo aspettava e lui l’ha raggiunta.
E’ stato un colpo al cuore aprire oggi sul pc la pagina di giornale: Dario Fo ha lasciato la vita con l'energia e la carica con cui l'ha vissuta.
Sento il dolore dentro, in proporzione a quanto l’ho amato.

Veramente, una straordinaria avventura artistica la sua, “che ha fatto di tutto per campare".
Settantanni d’arte e di cultura, dei novanta vissuti, dominando il teatro, reinventando la satira, la comicità con oltre cento commedie, racconti, romanzi biografici, saggi. Ma anche da attore, scrittore, autore di canzoni, pittore, regista, scenografo, analista politico: un talento infinito che ha fatto di Dario Fo il più grande e famoso artista italiano dei tempi moderni.Uno che sta dalla parte della gente senza riverenze. Un uomo libero", ha ricordato Carlo Petrini, dopo avergli fatto visita, l’altro giorno.
 Che altro dire, scrivere o pensare di questo geniale menestrello che, con la sua stupefacente mimica, con il suo stile beffardo e canzonatorio e con la sua suadente capacità di affabulazione, ha da sempre raccontato il rapporto fra Potere, religione e società?
Che in una lunga serie di opere, ritratti e personaggi ha rappresentato i grandi temi della nostra quotidianità, anche attraverso la storia, i miti e la leggenda?

Ricordo tutti gli spettacoli di Dario e Franca che ho seguito al Teatro Tenda di piazza Mancini di Roma, negli anni settanta.
Da “Mistero Buffo” recitato in “grammelot” - un linguaggio eccezionale che si rifà alle invenzioni dei giullari e alla Commedia dell'Arte, fatto di suoni che imitano il ritmo e l'intonazione di dialetti padani e popolari - a “Morte accidentale di un anarchico”, al “Fanfani rapito”, a “La signora è da buttare”, a “Settimo, non rubare”, a “Pum pum! Chi è? La polizia” …
E ricordo, soprattutto, le sue spassose improvvisazioni, i commenti caustici ai fatti del giorno, le parodie, le battute che precedevano, di solito, la commedia. Uno spettacolo nello spettacolo, ogni volta entusiasmante!
In ogni passaggio, si coglieva la magia, la spontaneità, la bravura imbarazzante, la vis comica innata, l’ironia pungente, la capacità di coinvolgere gli spettatori e di farli sentire partecipi, amici e protagonisti.
Sotto il palco, prima e dopo la recita in programma, Dario e Franca ridevano e scherzavano con tutti noi, fra abbracci e pacche sulle spalle.

I testi erano di satira politica e sociale per un teatro militante e popolare, critico e alternativo, anche nei luoghi in cui si realizzava: piazze, fabbriche, case del popolo e per un pubblico ben diverso da quello tipico dei teatri classici o borghesi.
Gli incassi servivano spesso per sostenere la militanza in Soccorso Rosso, che aiutava, anche legalmente, i detenuti della Sinistra extraparlamentare e controllava le loro precarie condizioni carcerarie.
Tutta l’opera di Fo è intrisa di valori sociali e libertari, è anticonformista, anticlericale e fortemente critica nei confronti delle istituzioni e della morale comune, sempre attraverso lo strumento della satira feroce che non fa sconti.
La costante opposizione a ogni forma di potere prepotente e vessatorio ha reso Fo, almeno fino al premio Nobel del 1997, un artista particolarmente "scomodo". Non a caso, fu cacciato dalla Rai nel 1962 e poi dimenticato per parecchio tempo.
In molte farse, con o senza Franca, si è preso gioco anche del mondo ecclesiastico che non l’ha mai molto amato.

Di recente, dando ulteriore prova di onestà intellettuale e del suo spessore umano, il laicissimo Dario Fo, l’impareggiabile buffone che da sempre ha preso in giro Chiesa, potere, papi, presidenti, politici e cardinali, è arrivato, paradossalmente, a schierarsi con il rappresentante massimo della chiesa cattolica, papa Francesco, che in più occasioni ha apertamente criticato il mondo del business internazionale, le banche e i poteri forti, i fanatici del profitto a tutti i costi, i fabbricanti di armi, di guerra, di morte e di violenza.
Un uomo che Dario ammirava, in una naturale e non troppo sorprendente vicinanza di pensiero e sentimenti, perché tenta migliorare il mondo e di tutelare i più deboli ed emarginati e che per questo dà fastidio.
Come dava fastidio lo stesso Fo, fino a qualche tempo fa.
Addio, incontenibile, poliedrico artista, “giullare”, vanto della cultura italiana.
Insieme a me, ti piange il mondo.
 13 ottobre 2016 (Alfredo Laurano)



mercoledì 12 ottobre 2016

OGGI, TERZA UDIENZA

“Fabrizio Corona non ha ammazzato nessuno e sta (di nuovo) in galera, mentre i Ciontoli stanno fuori. E’ intervenuto il ministro di Giustizia e hanno cacciato Clemente Russo dal teatrino del Grande Bordello! Perché non lo fa anche nel caso di Marco Vannini?”
E, così via, seguendo con altri confronti e considerazioni poco sensate, o fuori luogo e fuori tema. Come se ogni reato fosse uguali agli altri, al di là delle accuse, delle prove, della gravità, dei processi alle intenzioni, delle sensazioni personali e collettive.
Sono solo alcuni singolari commenti, fra i tanti, che, come un mantra quasi quotidiano, si possono cogliere sui social, dove il coinvolgimento popolare si esprime miscelando, in parti diseguali, tifo da stadio, frasi ingiuriose, condanne perentorie, voglia di vendetta, immagini sacre un po’ pacchiane e appariscenti, foto-montaggi e animazioni intermittenti di fiori, angeli, mari, soli e stelline luminose, al limite del kitsch, e suggestioni mistiche e simil-religiose.

Oggi, c’è l’attesissima terza udienza del procedimento penale a carico dei Ciontoli, per l’incredibile omicidio del ragazzo di Cerveteri, avvenuto a Ladispoli, che molti in tutt’Italia seguono con attenzione e con molta partecipazione emotiva. Compreso, soprattutto, il folto gruppo che, da tempo, si è costituito spontaneamente per sostenere la famiglia e chiedere giustizia e verità.

Mi piacerebbe sapere, però, da quella parte di persone sagaci e appassionate di quel gruppo cosa c'entra Corona, cosa c'entra quello del Grande Fratello e il ministro Orlando con la tragedia di Marco.
Il ministro di giustizia dovrebbe forse intervenire sulla Magistratura? Sul processo in corso o addirittura far emettere la sentenza che tutti aspettano? Pretendere una giustizia immediata e sommaria? Fare arrestare o impiccare il clan dei Ciontoli?

Non funziona così, cari giustizieri fai da te, neanche per i mafiosi che compiono stragi, sparano nei bar, fanno sparire persone nel cemento, sciolgono bambini nell'acido.
In una società democratica e civile, la giustizia, sia pure lenta e farraginosa, non pratica le vie del qualunquismo, della vendetta o la legge del taglione. Non agisce per compiacere l'opinione pubblica infuriata, per cavalcare l'emotività della piazza, per soddisfare la rabbia o le forme di isteria collettiva.
L'atroce vicenda di Marco non è e non può essere la pietra di paragone di tutti i misfatti dell'umanità.

12 ottobre 2016 (Alfredo Laurano)

martedì 11 ottobre 2016

ABBIAMO SCHERZATO

No, la colpa non è di Corona, ma delle migliaia di persone – esaltate, disturbate, affascinate, curiose, malate, vittime e seguaci – che hanno pagato profumatamente, solo per andarlo a vedere, sfiorare, toccare in discoteca o in incontri pubblici! Come fosse la statua di S. Gennaro o della Madonna di Pompei. 
Questo pagano simulacro, però, non fa miracoli! Solo reati.
Vi ricordate quando qualche anno fa lanciava dal balcone dell’hotel alle sue fans i suoi preziosi slip, come fossero reliquie?

In pochi mesi, il “santo” con corona , ma senza aureola e con poco cervello - uscito dopo due anni e mezzo dal carcere e mandato in affidamento alla comunità di don Mazzi e, poi, al suo domicilio di Milano - ha raccolto oltre due milioni di euro, in nero, per farsi vedere in tutto il suo splendore, stringere mani e benedire i suoi fedeli.

Ma è durato poco l'affidamento in prova ai servizi sociali di Fabrizio Corona. Il tribunale l’ha revocato e gli uomini della Mobile di Milano lo hanno arrestato con Francesca Persi, a cui avrebbe delegato la gestione degli introiti in nero delle sue serate. Un milione e settecentomila euro, in contanti, trovati nel controsoffitto di un suo immobile, gli sono stati sequestrati e in un conto in Austria sarebbe stata depositata una somma di oltre un milione, che gli investigatori stanno cercando. Anche se sembra difficile possa aver guadagnato tutto questo denaro, solo con delle banali comparsate da fiera di paese.
L'aggravante, per il re dei paparazzi, è di aver commesso il fatto proprio durante l'affidamento in prova.

Già arrogante, rozzo, bullo e prepotente, prima della pesante condanna a 14 anni per estorsione, sembrava riabilitato, ripulito, pentito e quasi rigenerato, dopo tanta sofferenza, dalla ritrovata libertà condizionata. Invece, tutto da rifare.
Anche per quelli che l’hanno sostenuto da Maurizio Costanzo a madonna D’Urso, sempre pronta ad accogliere nel suo teatrino chiunque abbia bisogno di perdono, aiuto e visibilità. Madre addolorata, compresa.
Gossip, Tv, giornaletti e riviste spazzatura possono ora tornare a riproporre fotografie, storie, dibattiti, storielle e sul come e perché questo fragile, inconsapevole uomo sia vittima sacrificale di se stesso.

Oltre a lui, comunque, andrebbero denunciati tutti quei gestori di locali che hanno lo hanno cercato, invitato ed esibito per fare business ed hanno accettato di pagare in nero i suoi compensi.
Troppo ambiguo e ambizioso questo personaggio che sta pagando, anche eccessivamente, le sue colpe, per essere definito e catalogato fra i delinquenti o fra gli imbecilli, forse perché i suoi limiti culturali superano i propositi di saggezza e  le speranze.
Rappresenta, comunque, il perfetto ritratto di un pezzo dell'Italia, ridicola e mediocre, di cui non esser proprio fieri. (Alfredo Laurano)


LA BELLA SOCIETA’

Sara’ una bella società, fondata sulla libertà, pero’ spiegateci perché,
se non pensiamo come voi, ci disprezzate come mai?  Ma che colpa abbiamo noi? Così cantavano The Rokes nel 1966.
Oggi, forse, sarebbe meglio dire, quante colpe abbiamo noi?

Si, sono il solito pessimista, fustigatore, vetero idealista, savonarola dei poveri e degli scontenti. Qualcuno, a volte, lo pensa e me lo dice. “Fatti una risata…non ci pensare…non te la prendere troppo… pensa positivo”.
Fatto sta, comunque la si pensi, che troppo spesso mi sento estraneo dal mio essere al mondo, dalla mia condizione sociale, da me stesso, dallo  spicchio di globalità in cui navigo, o annaspo, o mi muovo e mi confronto.
Questa folle società del pragmatismo, del profitto e dell'individualismo esasperato cancella ogni valore di sensibilità e fratellanza. Tradisce il suo originario mandato sociale di reciprocità e di mutuo soccorso, naturale e culturale. Discrimina, semina odio e indifferenza, produce astio, rancore e rivalità, diffonde intolleranza, non promuove la solidarietà.
Non invita alla pacata riflessione e alla comprensione o a riconoscere e cogliere quel parallelo tratto di naturale spiritualità - componente ineludibile del percorso esistenziale di ciascuno - che consente al nostro essere di rapportarsi e confrontarsi con la materialità della vita stessa. Un’esigenza di cui non possiamo, o non dovremmo mai, fare a meno, pur non sovrapponendola al concetto di religione.
Né, indica la giusta via dell’essere, del pensiero e della moralità che oltrepassi l’egoismo e il benessere fisico e mondano.
Che rifiuti le nuove regole di tendenza e i vigenti riti della modernità, che privilegi la capacità di compiere scelte autonome, anche banali.

E’ sempre una sfida, uno scontro, una guerra di tutti contro tutti, tutti nemici di qualcuno: la guerra, ormai endemica, dell’irrazionalità, dell’umana imbecillità, come quella vera che ammazza la vita e distrugge l’ambiente.
Tutti, quando va bene, pronti a gettare fango, a sputare insulti, a giudicare, istigare e condannare, a lanciare “fatwa” a chi nemmeno si conosce, solo perché stiamo tornando a “Homo homini lupus”.
Potrei fare mille esempi, ma è del tutto inutile e non serve.
È sotto gli occhi di tutti quel che accade e ci circonda: basta sfogliare un giornale, un TG, una pagina del Web per trovare continue tracce o piantagioni di veleno, di rabbia e di disprezzo.

Non è più il tempo delle mele, della pietà e dell'umanità.
Il mondo corre verso il nulla, senza nemmeno sapere perché.
E’ la coscienza individuale che deve rinascere e riprodursi in quella collettiva, per restituire dignità a quell’essere che chiamiamo uomo, per distinguerlo dal mostro e dalla iena.
Ma ricordiamoci che l’abbiamo creata noi, questa bella società, non Dio o la natura o il grande Bang.
(Alfredo Laurano)



TRUMP PARADE

"Quando sei una celebrity le donne non ti dicono mai di no, si lasciano andare e puoi fare quello che vuoi. Afferrale dalla fi....”
…“Ho tentato di scoparla. Era sposata. E mi sono avvicinato a lei pesantemente. L’ho fatta uscire da un negozio di mobili e ci ho provato come si fa con una prostituta, ma non ce l’ho fatta”. Donald Trump, parla così della nota presentatrice televisiva Nancy O’Dell.
…"Ci ho provato, a scoparla", dice di una. "Mi sono mosso su di lei come una cagna. Era sposata. Poi di colpo la vedo, aveva le grosse tette finte e tutto quanto. Era tutta rifatta".
…"Sono attratto dalle belle donne e comincio a baciarle subito, è come un magnete. Bacio, senza aspettare.
Sono battute, intercettazioni e video, di dieci anni fa, del candidato repubblicano alla Casa Bianca.

Più o meno le stesse cose che pensava, diceva, insegnava e divulgava uno, senza chioma e con i capelli disegnati, qui da noi, per una ventina d’anni.
Un altro miliardario che di donne se ne intendeva e se ne circondava. Che le aveva a stipendio o le riempiva di regali. Che organizzava parate d’Arcore e travestimenti a tema nelle sale del Bunga Bunga. Che aveva un debole per nipotine e minorenni e si faceva ricattare. Che faceva corna, battute piccanti e a doppio senso in pubblico, mentre e i suoi lacché si sganasciavano dalle risate.
E che di mestiere faceva il presidente del Consiglio.
E gli italiani, un po’ ammirati, in po’invidiosi, un po’ incazzati o rassegnati  lo prendevano là, “dove il sol tace.
Ma era, comunque, un grande statista: lo ha fatto credere perfino a se stesso.
Più o meno, come quello attuale (di statista) che, al confronto sembra però aver preso i voti. Non di certo, quelli elettorali.

“Tipici dialoghi da spogliatoio maschile, conversazioni private, accadute molti anni fa”, dice oggi il miliardario dalle chiome arancio.
Ci scandalizziamo?
Proviamo a chiedere a Lory Del Santo, grande esperta di sveltine.
Ci potrà illuminare dopo i noti fatti dell’ascensore galeotto.
9 ottobre 2016 (Alfredo Laurano)

domenica 9 ottobre 2016

CON LE ALI IN LIBRERIA

Un pomeriggio pieno, ricco e di grande intensità quello di ieri alla Libreria Scritti e Manoscritti di Ladispoli, dove Gian Piero Ferri ha presentato ufficialmente il suo “Ho scelto le ali”. 
Tra i tanti libri e scaffali, un foltissimo pubblico ha partecipato a quest’incontro con l’autore, manifestando attenzione e interesse per questo libro piccolo nelle dimensioni, ma grande nei suoi significati e nella sue tantissime chiavi di lettura e interpretazione che offre a chi viaggia tra le sue parole.

Un libro esoterico, religioso, catartico, fantastico, surreale, poetico come si dice nella quarta di copertina?
Un libro “difficile”, almeno all’apparenza e finché non se ne percepisce il fascino, come ha sottolineato anche il curatore e conduttore della presentazione Leonardo De Sancis.
Sicuramente un faticoso cammino nel mistero della vita, al di là dei sogni e della materia. Ma anche un percorso nella propria intimità che ciascun lettore realizza ogni volta che sceglie o si ripropone di rileggere quelle righe.
E’ un libro che va ripreso ogni tanto, nel tempo - dice Alessandra Amoruso - perché ogni volta si percepisce e si aggiunge qualcosa, si coglie un aspetto inedito, un pizzico di senso in più, tra le mille diverse sfumature.

In collegamento Skipe, anche la scrittrice, pittrice Pier Isa della Rupe, che ne ha scritto la prefazione, e che ha raccontato il suo incontro con Malia, che ha poi dipinto con le sue ali, sulla montagna dello spirito.
In sala, molti studenti, famiglie, insegnanti e colleghi dell’autore, il sindaco Paliotta, l’ex sindaco Ciogli e vari rappresentanti di Corpi dello Stato, oltre ai tanti cittadini, ammirati e incuriositi, che hanno ascoltato le profonde riflessioni del maestro Ferri, che ha scelto le ali per volare nei cieli alti dei sentimenti e della fede.

Questo terzo viaggio nella spiritualità, ma anche tra i risvolti della vita quotidiana, compone quella triologia cominciata con “In Die illa”, dove l’avventura si realizzava - tra gli affetti, le scelte, i desideri della propria vita e ripercorrendo i luoghi dell’infanzia, della giovinezza e della consapevolezza, e con un velo di pura nostalgia - là “dove nascono le favole che poi prendono la forma delle nuvole e assumono le mille forme dei pensieri”. E in “Io sono Matteo” dove indaga, il delicato rapporto tra le cose celesti e quelle umane, tra le impervie vie dell’estasi mistica.
Così, attraverso la preghiera e lo sport (Ferri è maestro di Arti Marziali), insegna il rispetto e la lealtà, comunica con i giovani e con gli altri, alla continua ricerca di una difficile verità.

Oggi, grazie a quelle ali di libertà che non hanno materia, alle sue simbologie, alle sue metafore toccanti e ai suoi chimerici   personaggi - Malia, Ezebel, Efre, Tonia, Ilez, Dria e il cane Oppo, l’animale dal volto umano - come la sua stessa Malia, Gian Piero Ferri viaggia nel tempo, si allontana dal passato, vive il presente, insegue il futuro nelle vie dell’infinito.  
E, volando, visita il mondo, scruta il divino. In silenzio e con pudore.

9 ottobre 2016 Alfredo Laurano)