lunedì 10 agosto 2015

DUE MILIONI? NO, GRAZIE, NON HO TEMPO

Più che incredibile, è comico e paradossale.
Giuseppe Giuffrè, imprenditore di 77 anni, origini ragusane, ma da tempo trapiantato negli Stani Uniti, voleva donare due milioni di dollari all’Azienda Sanitaria di Ragusa per comprare apparecchiature mediche per il nuovo ospedale. Ma, dopo aver aspettato per trenta minuti, in due diverse anticamere, l’occupatissimo direttore generale, Maurizio Aricò, il benefattore si è spazientito e ha rinunciato alla donazione. “Negli Usa mi sarebbero venuti a prendere con la limousine", ha detto poi nell’intervista.
Chissà se l’apatico dirigente avrebbe mostrato la stessa indolenza, se quella generosa elargizione fosse stata indirizzata alla sua privata persona?
Forse, non l’avrebbe fatto nemmeno parlare, gli avrebbe baciato mani e piedi e si sarebbe prostrato in adorazione, gettandosi a terra o in ginocchio, in segno di umiltà, venerazione e totale sottomissione.
Anche questa è Italia, anche questi sono i manager pubblici, anche questa è la solerte classe dirigente di questo ridicolo Paese.

9 agosto 2015  (Alfredo Laurano)

sabato 8 agosto 2015

L’ULTIMA CONDANNA

Non ha fatto in tempo a scontare i 546 anni e i due ergastoli ai quali era stato condannato nel corso di vari processi per violazione dei diritti umani. Manuel Contreras, 86 anni, morto ieri sera nell'ospedale militare di Santiago, è stato fino all'ultimo giorno un generale convinto di aver fatto il suo dovere sequestrando, torturando e uccidendo gli oppositori politici che finivano nelle carceri della Dina, la polizia segreta, la Gestapo cilena, della quale Pinochet gli aveva affidato fondazione e guida, fin dai giorni successivi al golpe che mise fine alla presidenza e alla vita di Salvador Allende, sotto l’abile regia americana. Nixon aveva ordinato a suoi che doveva esser messo a tacere ad ogni costo.

Se n'è andato senza mai esprimere neppure l'ombra di un pentimento e portandosi via anche tutti i suoi segreti degli anni più bui vissuti dal Cile, dopo il colpo di Stato dell'11 settembre 1973.
Ricordo ancora con dolore quei giorni lontani che sconvolsero l’opinione pubblica mondiale e il clima di sdegno e incredulità che anche in Italia si respirava. La nobile figura di Allende che, insieme ai suoi fedeli compagni combattè fino all’ultimo con coraggio e con l’elmetto in testa, divenne il simbolo di una strenua resistenza democratica.
Orgoglioso del suo lavoro, il boia della Dina organizzò la caccia agli oppositori politici del regime militare in Cile e fuori dal Cile, negando molte delle accuse per le quali fu giudicato. Negò perfino che Angela Jeria, moglie del generale Bachelet, e sua figlia Michelle, l'attuale presidente del Cile, vennero torturate a Villa Grimaldi prima di riuscire ad abbandonare il Paese per un lungo esilio, dopo che il loro marito e padre, Alberto, oppositore di Pinochet nelle Forze armate, venne torturato e lasciato morire in carcere.
Formatosi in una delle tante scuole militari degli Stati Uniti per dittatorelli sudamericani,
Contreras fu anche un agente pagato dalla Cia e partecipò attivamente all'organizzazione dell'operazione Condor, la superagenzia che collegava tutte le spie delle dittature sudamericane dell'epoca: Cile, Brasile, Argentina, Bolivia, Paraguay e Uruguay nella cattura e repressione degli oppositori.

Chiusa la Gestapo cilena, quando il clima politico cambiò con l’elezione di Jimmy Carter negli USA, per l' amico boia Pinochet realizzò anche affari nel narcotraffico, fino a quando si ritirò a vita privata, fondando un’agenzia di bodyguard.
Ha trascorso gli ultimi anni tra il carcere militare e gli arresti domiciliari, ammalato di leucemia, diabete e, infine, di un tumore al colon.
Ma i cileni che ieri sera festeggiavano la sua morte gridando "Assassino, assassino" davanti all'Ospedale militare di Santiago non lo dimenticheranno facilmente.
8 agosto 2015  (Alfredo Laurano)

venerdì 7 agosto 2015

MUORE UN ALTRO FANTASMA

E sono tre. 
Cadono come foglie, sotto un sole terrificante, per meno di 5 euro all’ora.
Del terzo bracciante morto nelle campagne pugliesi non è stato reso pubblico nemmeno il nome. Di lui si sa che aveva 52 anni ed era nato in Tunisia. Lascia quattro figlie e una moglie italiana: una famiglia ben integrata, felice, nonostante le fatiche e le ristrettezze economiche.
Dopo i due precedenti morti al lavoro nei campi, nel forno dei 40 gradi all'ombra di questa estate, ancora una volta in Puglia, a Polignano, un terzo bracciante è stato stroncato dalla fatica, mentre lavorava in condizioni proibitive.
Si è accasciato intorno alle 13, dopo una giornata di lavoro iniziata alle 5 di mattina, caricando per otto ore consecutive cassette di uva. Un'altra bracciante, che lo aveva visto allontanarsi dal campo, seguendolo con lo sguardo, lo ha visto cadere e ha lanciato l'allarme chiamando direttamente i carabinieri che, arrivati insieme a un'ambulanza, hanno potuto soltanto constatarne la morte.

Pochi giorni fa, a Nardò e ad Andria, avevano perso la vita Mohamed, un migrante sudanese e Paola, una madre pugliese di tre figli - che si alzava alle 2 di notte a San Giorgio Jonico, arrivava sui campi di Andria alle 5 e rientrava nel primo pomeriggio a casa, dopo circa cinque ore di viaggio fra andata e ritorno - anch’essi morti di caldo e di fatica, senza adeguate pause di riposo o acqua a sufficienza.
Istituzioni e sindacati che dovrebbero vigilare sul lavoro stagionale in agricoltura, in una regione purtroppo famosa per il caporalato e per la mancanza di controlli, si affrettano a mostrare cordoglio e a fare promesse che dureranno lo spazio di una dichiarazione.
7 agosto 2015   (Alfredo Laurano)



mercoledì 5 agosto 2015

UN'ALTRA STRONZA

Si chiama Sabrina Corgatelli, è una ragioniera americana dell'Idaho di origini italiane. Nelle sue pagine Instagram e Facebook sfoggia orgogliosa i suoi trofei: antilopi, coccodrilli e giraffe esanimi che giacciono ai suoi piedi.
  
Soprattutto dopo la vicenda del dentista americano che ha ucciso il leone Cecil, simbolo dello Zimbabwe, la polemica sulla caccia è più accesa che mai e 'sta stronza, che nella vita pubblicizza anche armi e tenute da caccia, è finita inevitabilmente nell'occhio del ciclone.
Le critiche però non sembrano toccarla.
Sui social infatti 'sta stronza risponde agli attacchi affermando il valore della sua passione e quasi per sfida scrive: "Presto avrete altro materiale di cui parlare".
Schifosa repressa, fatti strafottere da un gorilla, fino a romperti le ossa e quella faccia di merda che ti ritrovi.
(Alfredo Laurano)

sabato 1 agosto 2015

FUMUS

Manca solo che anche lui dica – ma non è escluso che lo faccia la prossima volta – che i giudici sono tutti comunisti e perseguitano i politici (mi ricorda qualcuno…Berlusconi?):  “Non siamo al bar dello sport, si vota guardando le carte, chi lo ha fatto ha ritenuto di votare contro. Io credo nella buona fede dei deputati e senatori. Il Parlamento non è il passacarte del Tribunale di Trani."  
Questa è la dichiarazione del guitto che conduce le danze di Palazzo Chigi, dopo l’ indecente farsa che giovedì scorso ha visto oltre la metà dei suoi parlamentari votare per salvare dall’arresto l’indagatissimo Azzollini.
E’ bene ricordare che per il crac di 500 milioni della Divina Provvidenza sono già state arrestate 10 persone, tra cui due suore, accusate di aver cercato di sottrarre buona parte dei beni del debito verso lo Stato, 350 milioni, facendo acquisti fittizi di altri immobili.

"Quello di Renzi, è un punto di vista imbarazzante, affrettato e superficiale”, ha replicato con esagerata bonomia il presidente della giunta per le Immunità del Senato, Dario Stefano, l’unico, con la sua commissione, forse, ad aver letto davvero le carte.
“Imbarazzante è se ti rimane il prezzemolo tra i denti o se hai la lampo dei pantaloni aperta o se hai il rossetto sui denti! Interferire con le sentenze della magistratura è da fascisti! Dov'è finita la separazione dei poteri? E finché per far finta di essere in democrazia mi permetteranno di dire che Renzi e il PD mi fanno schifo, non smetterò di dirlo!” Scrive sul web, al contario del pacato Stefano, l’arrabbiatissima Luisa Loffredo.


Certo che, assistere impotenti al trasformismo renziano che in pochi mesi ha stravolto equilibri e strutture della Repubblica e del suo sgarrupato partito, grazie anche alla palese complicità di una classe politica corrotta, incapace e inadeguata, è veramente insopportabile. Un Paese, un partito, una politica in mano a un cinico, arrogante e spregiudicato annunciatore, già alleato di un ormai decadente condannato, di cui ha raccolto il peggio e anche di più, che condivide voti e maggioranza a sempre più larghe intese: sta arrivando, infatti, anche il soccorso del plurindagato Verdini, amico di suo padre, che ha appena  abbandonato il suo ex padrone d’Arcore.
1 agosto 2015  (Alfredo Laurano)


giovedì 30 luglio 2015

FATE VERAMENTE SCHIFO

Abbracci, sorrisi, congratulazioni e Verdini in prima fila a complimentarsi.
Antonio Azzollini, accusato dalla Procura di Trani di bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere nell’inchiesta sul crac della casa di cura Divina Provvidenza è salvo.
Più della metà dei senatori del PD, lo hanno salvato perché hanno votato "secondo coscienza". 
Ma, come dice Peter Gomez, molti di loro però una coscienza non l’hanno mai avuta o non sanno cosa sia. Altri invece se la sono venduta nel frattempo. 
E, parlando sempre "secondo coscienza", vi dico che siete mafiosi e fate proprio schifo. 
Siete una mandria di buffoni venduti e prezzolati che fanno rigirare nelle tomba colui che della questione morale aveva fatto un obiettivo e un impegno imprescindibile del vecchio PCI e della sua idea della politica. Colui di cui non siete degni nemmeno di ricordare il nome e la statura storica. Fatevi da parte e sparite nelle fogne dell'ignominia con il vostro sfrontato ducetto di Rignano.

Dal Senato della Repubblica arriva un messaggio chiaro: Azzollini è un altro perseguitato da tutta la magistratura. Ce l’hanno con lui pure i giudici del tribunale del riesame di Bari che il 2 luglio avevano confermato l’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti.
Azzollini è un potente esponente del Ncd, partito indispensabile alla sopravvivenza della maggioranza. E sopratutto ha presieduto per dodici anni la commissione Bilancio del Senato, un organismo che filtra le leggi spesa e che da sempre è il luogo in cui avvengono scambi di ogni tipo.
La casta lo sa bene e, quindi, lo salva, senza il minimo disagio.
La Serracchiani, a cose fatte, parla di errore: "Francamente penso che ci dobbiamo anche un po' scusare, perché credo che non abbiamo fatto una gran bella figura". 
Una bella figura? Un po' scusare? Dovreste solo vergognarvi e dimettervi in massa.
Arifate schifo!

30 luglio 2015       (Alfredo Laurano)

lunedì 27 luglio 2015

SE PRIMA ERAVAMO IN TANTI A FARE MAPIM MAPON...

Nel giorno in cui viene rinviato a giudizio per un quinto processo, anche Denis Verdini, l'ex coordinatore di Forza Italia abbandona Berlusconi, di cui è stato l'ultimo "salvatore" con il patto del Nazareno. E si porta dietro anche qualche ex cosentiniano, come D'Anna. Tutta bella gente. 
E' facile pensare che approderà dalle parti renziane, le cui porte sono sempre aperte per chiunque: avversari, riciclati, rinnegati, venduti e traditori. 
Dopo il sofferto addio del poeta Biondi e quello assai recente di Raffaele Fitto, questa è un altra mazzata per il povero Silvio, sempre più solo e abbandonato. 
Ha perso anche mignotte varie e olgettine, ma ha ancora le sue vestali-badanti Santanchè, Biancofiore, Carfagna e Prestigiacomo, che lo consolano e lo accudiscono. Per ora.
Ripassiamo. 
Oltre un anno fa, Silvio aveva cominciato il suo percorso di rieducazione nella casa dell'Alzheimer di Cesano Boscone. 
Scajola, a sua insaputa, era stato arrestato.
A Dell'Utri, in vacanza all'estero, la Cassazione aveva confermato i sette anni di condanna per mafia. 
Cosentino era già in galera per camorra. 
Cesarone Previti - ex ministro, legale storico di Berlusconi e principe della corruzione, da tempo rieducato anche lui in comunità ai servizi sociali, era ed è ormai dimenticato e fa solo il ricco pensionato. 
Martino, ex ministro della Difesa, era sparito dalla scena.
Anche Bonaiuti e Bondi (quoque tu?) avevano lasciato.
La Russa, Crosetto e Meloni, da tempo, avevano fondato il partito dei "Fratelli coltelli".
Alfano, Lupi, Schifani e Quagliarello si erano rifatti una famiglia, un governo e un partiticchio-farmaco (NCD), prima della fine e dell'oblio.

Forza Italia perdeva e perde pezzi tutti i giorni, si sta sgretolando sotto il peso delle lotte fratricide e delle indagini della magistratura che, tra pentiti, stallieri e latitanti, cercava di ricostruire manovre, alleanze e strategie 'ndranghetiste e mafiose che hanno favorito la sua fondazione, oltre venti anni fa. 
Amici, amici non andate via, restate ancora a bere due bicchieri....
Amici, amici andatevene via, vi prego voglio rimanere solo, stasera pago io...”
A proposito, ma Apicella? Pure lui desaparecido?
26 luglio 2015    (Alfredo Laurano)