venerdì 5 gennaio 2018

LA VERA STORIA DELLA BEFANA

Quand’ero bambino io, i doni li portava una vecchina gobba e trasandata, vestita di stracci e coperta di fuliggine. Era così brutta e poverella che tutti dicevano: “anvedi che befana!” E quel nome le restò per sempre.
Ma, nonostante fosse inguardabile e misteriosa, anche perché non si doveva e poteva vedere, era molto generosa e viaggiava a bordo di una turbo-scopa di saggina ed entrava nelle case, attraverso la cappa del camino. “La befana vien di notte con le scarpe tutte rotte col cappello alla romana: Viva viva la Befana!”

Era sicuramente un’extracomunitaria ante litteram, senza permesso di soggiorno e quindi clandestina. Ma, siccome non spacciava droga, ma dolciumi, la lasciavano vagare per i cieli rari e bigi della generosità.
Più che altro, riempiva le calze appese al caminetto di caramelle, noccioline, mandarini e frutta varia (che una volta erano un lusso), soldini di cioccolato e qualche pezzetto di zucchero-carbone.

Poi, si affermò il regime delle merci e del Mercato. Vennero i tempi del superfluo, dello spreco e del degrado che davano valore solo ai beni di prestigio e alle cose, cancellando gli antichi e umani sentimenti, e la Befana, essendo appunto così brutta e poverella e, ormai, del tutto inadeguata, fu emarginata e dimenticata in un centro di accoglienza e identificazione per migranti e poi espulsa e sostituita dal ricco e pingue Babbo natalizio, esponente yankee di un più sano consumismo globalizzato. Anche perché, non c’erano più calze di lana, ma solo collant e autoreggenti.

E i regali arrivarono in eccesso, grazie ad Amazon e alla tecnologia, da cui Santa Klaus si riforniva, con consegna in tutto il mondo in poche ore.
La buona vecchina, che aveva nutrito anche le nostre lontane fantasie, uscì con decreto prefettizio dai sogni dei bambini e sparì pure dalla bancarelle di Piazza Navona, a Roma, dove un dì regnava, insieme a bambole e presepi.
La sua scopa leggendaria diventò elettrica e rotante, fu brevettata e si trasformò in magico Folletto.  (Alfredo Laurano)


CALZE MAGICHE E SCOPE VOLANTI

Se Babbo Natale abita in Lapponia, al Polo Nord, anche la Befana, dopo lungo peregrinare, ha trovato la sua casa: la Befana abita ad Urbania, tranquilla cittadina marchigiana, ricca di storia e tradizioni, a pochi chilometri da Urbino.

 Proprio in queste ore, in una atmosfera unica e suggestiva, la vecchina aspetta i bambini di tutte le età per vivere l’emozione delle belle fiabe popolari.
La città si anima e viene agghindata a festa: centinaia di calze appese alle finestre, porticati addobbati e luminarie nelle vie del centro storico, in una magica cornice di colori, il tutto arricchito dalla compagnia di tantissime Befane che animano il centro, da artisti di strada, trampolieri, sfilate, danze, spettacoli di vario genere, musica e mercatini.
Molto attesa la sfilata della calza record, realizzata con oltre 60 metri di stoffa colorata cucita a mano, mentre tutti sono invitati a guardare in alto la tradizionale discesa acrobatica della Befana dalla torre campanaria del Comune, accompagnata dalle note della Befana band.
Le altre amiche Befane, intanto, proseguono a sferruzzare la “Sciarpa dell’amore, sempre più lunga, per abbracciare e riscaldare tutti i bambini del mondo! (Alfredo Laurano)




mercoledì 3 gennaio 2018

L’ARTE DELLE MUSE, DEI SUONI E DEI SILENZI

Quando le parole finiscono o non bastano, quando le parole falliscono, quando le parole non si fanno capire perché vengono da lingue diverse, arriva la musica.
Il potere della musica - sacra o profana, classica o leggera, jazz, popolare, di protesta, folk, blues - è straordinario: varca i confini legati a stati, ideologie e idiomi.
E’ il vocabolario internazionale della comunicazione, rappresenta e nobilita i sentimenti della gente e dei popoli diversi. Travalica ogni miseria e meschinità umana.
La musica è il linguaggio universale della trascendenza.
In tutte le sue espressioni, in tutta la sua storia che riflette e accompagna quella dell’uomo e della natura. Si pensi, solo ad esempio, alla Pastorale di Beethoven, alle Quattro Stagioni di Vivaldi o allo straordinario Concerto per Clarinetto K622 di Mozart.

Come di consueto, ho ascoltato e visto il (quindicesimo) concerto di Capodanno 2018 al Teatro La Fenice di Venezia, diretto dal coreano Myung-Whun Chung, che ha condotto l’omonima Orchestra e Coro. Il programma musicale ha visto una prima parte esclusivamente orchestrale, con le composizioni di Antonín Dvořák e una seconda dedicata al melodramma, con una carrellata di arie, duetti e passi corali dal repertorio operistico più amato, con brani di Verdi, Rossini, Bizet e Puccini.
A seguire, 
dalla sala d’oro del Musikverein di Vienna, impreziosita da trentamila rose, il rituale Neujahrskonzert dei Wiener Philharmoniker, trasmesso in oltre novanta paesi del mondo e diretto da Riccardo Muti (per la quinta volta).
Come sempre, protagonisti valzer e polke, galop e quadriglie, ouverture e coreografie varie della tradizione austriaca, chiuse e concluse della incalzante marcia Radetzky.
Oltre alle tante pagine della famiglia Strauss, ad aprire idealmente il 2018 come anno rossiniano, nel centocinquantesimo dalla morte, il Wilhelm Tell Galopp di Johann Strauss padre, ispirato, appunto, all’Opera di Rossini.
Capodanno a parte, dove la melodia assume una valenza augurale e festosa, raggiante e gioiosa - come nel “libiam” della Traviata di Verdi - resta la musica tutta, di tutti, di sempre.
La musica...  Quella che amo, che adoro, che idolatro, che venero.
Quella che medica. Quella che ti estorce le lacrime. Quella che sembra essere l'unica entità che ti possa capire. Quella che ti persuade. Quella che conferma la tua solitudine. Quella che ti fa muovere. Quella che ti convince, anche se solo per un attimo, che siamo degli esseri umani degni di lei.
La musica, bella o brutta, seria o ignorante, santa o puttana che non ti abbandona mai. Quella che è l'unico, vero, potente stupefacente.
È il suono dell'anima. E ti si attacca alla pelle e al cuore per non lasciarti più.
Lo diceva la grande Mina, che un po’ se ne intende.
2 gennaio 2018 (Alfredo Laurano)

domenica 31 dicembre 2017

SPUMANTE, MINCHIATE E LENTICCHIE

Allineamento dei pianeti, una non ben precisata influenza gravitazionale sulla Terra in occasione di particolari transiti di Saturno in Scorpio, contro Giove in Toro, e il vecchio ribollito Plutone in Capricorno, trigono e malefico. Eventi astronomici e minchiate stellari in congiunzione astrale in ogni pezzo di Zodiaco, per dodici puntate, da spiegare al popolo sgomento e intimorito, sulla base di cicli e ritmi cosmici, di ascendenti e compatibilità.
Nell'uso più comune, siamo soliti pensare e, soprattutto, credere - perché qualcuno lo comanda - che nasciamo sotto il segno... dei pesci, della lupa, della bufala, o fate voi, e che ciò determini carattere, affinità, pregi e difetti.
Grazie ai generosi o dispettosi astri, acquisiamo un’identità precisa, che va ben oltre la misera carta comunale e il nostro specifico Dna. Ben oltre il significato esistenziale e la simbologia delle pulsioni all’ appagante fiera della vanità e delle facili illusioni.

Evviva! Oggi, come ogni volta che un anno cede il passo a un altro, è il giorno dei brindisi, del cotechino, delle lenticchie e dei ciarlatani certificati doc, che, quali aruspici moderni, impazzano nel web e in tutti i media per esaminare le nostre interiorità virtuali e sparare sentenze e profezie. Senza un filo di vergogna, salgono alla ribalta dei cazzari, per restituire dignità anche all’ultimo dei cretini.

“Grazie Paolo Fox, sei diventato un grande punto di riferimento per me... Devo ammettere che sei bravissimo. Mi piacerebbe a proposito raccontarti una storia che ha dell'incredibile, ma ahimè, non mi è possibile. Se potessi farmi l'oroscopo personalizzato sarei felicissima e grata e pagherei molto volentieri il tuo lavoro. Ci posso sperare? Sono una scorpioncina ancora dolorante dalla batosta subita... Ti prego, non lo dire a nessuno, perché immagino che tu abbia infinite richieste in proposito... Pensaci almeno. Grazie!”
Gli italiani, ma non solo, sono attratti da venditori di fumo e di almanacchi fai da te.
In un mondo teoricamente dominato dalla scienza, la gente impazzisce per maghi, cartomanti, chiromanti, astrologi e guaritori.
A tali personaggi si rivolgono ogni giorno migliaia di persone alla ricerca di soluzioni per i loro problemi sentimentali, di salute, lavorativi e familiari. Molti, in quanto cattolici, credono nei miracoli ma, se questi non si verificano, immediatamente si rivolgono ai maghi e alle sibille.

I ciarlatani esistono da sempre.
Come il paranormale e i paraculi: il confine è labile e fugace. 
Si presentano come studiosi, grandi esperti, incompresi, discriminati, emarginati, vittime dell’arroganza del sapere, del pregiudizio della verità oggettiva e della conoscenza. Le loro soluzioni sono sempre segrete, esoteriche, alternative, miracolose, idonee a curare le più diverse malattie fisiche, ma anche quelle sociali come la povertà, la disoccupazione e la fame.
Si avvalgono di strategie di persuasione occulta e organizzata, ingannano, estorcono soldi, consenso e fiducia e, oggi, vengono addirittura promossi nei social network e dalla tv-spazzatura. Come, in fondo, una volta, quando era loro riconosciuto un certo status nella società gerarchizzata, un certo ruolo di prestigio e di potere.

Un deprimente spettacolo si consuma nel dissidio, continuo e inevitabile, tra ragione e istinto, tra vero e verosimile, tra realtà e fantasia, tra storia e mito, che vive in ognuno di noi e sulla riflessione, quanto mai attuale, di come nell’uomo questi aspetti conflittuali debbano necessariamente coesistere.
Sogni, speranze, casualità e nonsense della vita, a volte, si rincorrono alla ricerca di una convivenza possibile fra uomini che si affannano per emergere dal loro quotidiano squallore, che pretendono di conoscere le spiegazioni di un gioco inestricabile di cui non sono padroni. Un gioco, a volte divertente, a volte crudele - di prestigio e di rimandi, di specchietti, filtri magici e scatole cinesi - che rivela quanto la vita sulla terra sia soggetta a mutamenti inspiegabili, senza mai indicare, però, la verità più profonda dell’esistenza stessa.
In questo folle girotondo, i cialtroni si burlano di loro per soddisfare i propri capricci e voluttà.
Proporsi e imporsi attraverso quel flagello ideologico, tutto moderno, chiamato pubblicità e marketing è una rozza strategia che in ogni persona equilibrata e con un minimo di buon senso non può non suscitare il sospetto che dietro le lusinghe e le allettanti promesse si nasconda qualche fregatura. In altri paesi questi cialtroni e ciarlatani vengono facilmente identificati e resi inoffensivi e, spesso, anche arrestati.

Ad Alessandria d'Egitto, esisteva un'imposta in vero originale: il blachennomio, la tassa sulla stupidità, che andava a colpire i redditi degli astrologi. 
Già allora, infatti, era ben noto che la loro fosse una delle professioni più mirate a spennare gli sciocchi - e visto che lo stupido, per un verso o per un altro, rappresenta sempre un costo per qualunque società, sembrava giusto attingere i guadagni di chi ci ingrassava sopra.
Purtroppo la saggezza degli antichi è andata smarrita. Oggi è spaventoso ed inquietante il contributo dei mass media all’incandescente magma dell’ignoranza e all'analfabetismo scientifico. Alimentano scandalosamente il mercato dell’occulto anche nella Rai di Stato, dove, qualche vate, sedicente oroscopologo, esegeta delle stelle, è ben pagato e ben pasciuto dal canone obbligatorio.
Gli ellenici li tassavano, noi li ricompensiamo profumatamente.     
Ci meritiamo veramente Vanna Marchi, Branco, Simon e Paolo Fox!
31 dicembre 2017 (Alfredo Laurano)


venerdì 29 dicembre 2017

PERCHÉ’ MARGHERITA E' BELLA

Poi dice che non ha ragione Travaglio, quando scrive che la legislatura appena sciolta (si spera nell’acido) è stata una delle peggiori della storia repubblicana. Che, però, almeno un merito l’ha avuto: quello di offrirci la galleria completa di tutti gli orrori che non vorremmo mai più vedere.
Lucia Annibali che, purtroppo, di acido se ne intende (è stata aggredita e sfregiata dall'ex fidanzato), lo ha bacchettato: "Legislatura nell'acido? Da non dire neanche per scherzo". Dal suo punto di vista, ineccepibile. Ma da tutti gli altri, direi proprio di no.
Comunque la pensiamo, nella notte, repentinamente e senza alcun preavviso, si è consumato l’ultimo (spero) atto para-politico di quest’anno e di questa incresciosa vicenda tragicomica, che non sto qui a riassumere. L’ha già fatto, egregiamente, lo spietato Marco del Fatto Quotidiano.

Esultate, giubilate, o voi anime beate - Mozart permettendo - perché è nata "Civica popolare", lista centrista alleata col Pd, guidata dalla “sanitaria” Beatrice Lorenzin, che comprende Alternativa popolare, Centristi per l'Europa, Democrazia solidale, L'Italia popolare e L’Italia dei valori. Hanno trovato un accordo, diciamo di sopravvivenza, l’enfant prodige Casini, D'Alia, Olivero, l’intramontabile De Mita e una serie di altri voltagabbana dell’ultimo scranno.
E Mastella? Come mai non c’è?
Non l’hanno invitato, l’hanno dimenticato nella soffitta dei trasformisti dispersi o al reparto dei transfughi scaduti? Manco una telefonata, un ricordino dei bei tempi? Che pena, che dolore!
Nel simbolo ci sarà una bella margherita (la pizza o il fiore? Ancora non si sa) e il nome della ministra della Salute.
Il gruppetto centrista, da affollato condominio, garantisce continuità con il governo Gentiloni e si propone come argine “al populismo grillino e al rinascente berlusconismo”, in maniera distinta, ma non troppo, dal Partito democratico.

Qualche maligno guastatore potrebbe pensare a una "lista civetta” di quel Partito alla deriva, ma non è certo così: i promotori del progetto assicurano che intendono proseguire sul sentiero della ricostruzione civile, sociale e materiale del Paese, per costruire in Italia una proposta popolare, capace di combattere le crescenti disuguaglianze, di risollevare la condizione sociale ed economica del ceto medio e sostenere le famiglie e le imprese.
Un programma veramente nuovo e rivoluzionario, quasi bolscevico e unico nella sua espressa, imprevedibile originalità.

Pur di non sparire, di rimanere a galla, di trovare uno strapuntino, se non una poltrona vera, per l’immediato, imponderabile futuro, i mestieranti della politica, come sempre, sono pronti a tutto. A vendersi, a comprare, a tradire o a rinascere dal nulla.
Pure alla riedizione pacchiana di una Margherita 2.0, di rutelliana memoria, o a sperare di resuscitare, in una sorta di un’imitazione minimal e clownesca, i fasti dell’antica DC.
“Perché Margherita è buona, perché Margherita è bella, perché Margherita è dolce, perché Margherita è vera, perché Margherita ama, e lo fa una notte intera. Perché Margherita è un sogno”. 
Lo cantava anche Cocciante. (Alfredo Laurano)

giovedì 28 dicembre 2017

QUEL CHE PASSA IL CONVENTO

A quattro chilometri dall’antichissima città di Amelia, in Località Montenero, un lungo viale di cipressi porta al quattrocentesco Convento Francescano dell'Annunziata, un edificio che appare come scolpito in cima al verdissimo colle di Michignano, detto del Paradiso.
Qui il silenzio e la tranquillità della campagna umbra si animano davanti al presepe permanente realizzato nel 1967 da Juan Marì Oliva di Barcellona.
Ho rivisitato, dopo tanti anni, quest’opera straordinaria, interamente in gesso, che, in un gioco di luci, dal pieno giorno arriva alla profonda notte, trapuntata di stelle. Sul cielo notturno, la luna, la traiettoria della cometa ed il lento passaggio dell'angelo, catturano l'attenzione dei visitatori.
Tutta la scena, che si scorge da una grande apertura centrale di circa due metri e mezzo e da due aperture inferiori laterali, direttamente tagliate a muro, disegna la Natività, i paesaggi di Cana, del lago di Tiberiade e di un vicolo di Betlemme.

Oltre questa prima sala, in un corridoio-galleria, sono raccontati in 17 magnifici diorami, i momenti più importanti della vita di Cristo, dalla nascita alla morte: l’Annunciazione, il Battesimo, la Fuga in Egitto, la Pesca miracolosa, l’Ultima Cena, La Crocifissione, la Deposizione.
Collocati in apposite nicchie, sono dei veri piccoli capolavori di ambientazioni e riproduzioni, eseguiti con particolare raffinatezza e delicate colorazioni. 
L’adeguata e suggestiva illuminazione nelle singole scene, diurne o notturne, anche con luna piena, conferisce e aggiunge bellezza ad ogni ricostruzione.
Particolare attenzione merita la rappresentazione della ricerca dell’alloggio, per la geniale originalità dell’impianto: la scena si osserva dal punto di vista dell’albergatore – di cui si vedono solo la veste e le braccia – che, dall’alto del balcone della locanda, indica a Giuseppe, visto in prospettiva, che non c’è posto. Sembra di ascoltare il dialogo.
Al fascino irresistibile di questi piccoli gioielli di arte presepistica, che consiglio di visitare, si unisce il convento e il circostante parco, immerso nella serenità della natura.
Un luogo etereo e senza tempo, pervaso di sacralità ed arte, avvolto in un'atmosfera di pace, di assoluta semplicità, spiritualità e sobrietà.
Il caos, il traffico, i rumori sono lontani, non solo dal presepe. (Alfredo Laurano)