lunedì 14 settembre 2015

TUTTI AL LAGO

Dall'antica Stazione Vaticana alle Ville Pontificie di Castel Gandolfo con uno speciale treno storico con locomotiva a vapore della Fondazione FS Italiane.
A partire da sabato 12 settembre è stata attivata a Roma una mini linea ferroviaria Vaticano-Albano Laziale che consentirà un singolare e suggestivo viaggio alla scoperta di tesori artistici, botanici e architettonici da sempre riservati ai soli Pontefici.
Per la prima volta, sarà possibile avere accesso al Palazzo Apostolico, ai nuovi spazi museali della
Galleria dei ritratti pontifici, ai geometrici giardini all’italiana: luoghi magnifici e segreti dove lo splendore dell’arte e la gloria della natura convivono in mirabile equilibrio.
La libera visita alla dimora estiva dei Papi è un ulteriore segnale della politica di Francesco che ha rinunciato alla sua residenza estiva per aprirla alla gente.
Chi è interessato, può consultare il sito dei Musei Vaticani. (A. La.)

giovedì 10 settembre 2015

MURI



 L’avete vista questa stronzetta bionda, ignorante e razzista, che, mentre filma, sgambetta e prende a calci bambini profughi? 
Nel suo gesto vile c’è tanta cattiveria gratuita, disprezzo e odio ingiustificato, che va ben oltre l’atteggiamento quasi tollerante della polizia.
Pare sia stata licenziata in tronco dall’emittente presso cui lavorava.
O, forse, sospesa. O, forse, premiata.
Io, la manderei in un centro profughi per un mese o in lager libico dove rinchiudono, per tempi infiniti e in condizioni disumane, i migranti, in attesa di imbarcarli.
Un commentatore disgustato l’ha definita giustamente persona infame e spregevole, degna rappresentante della destra becera, razzista e xenofoba, che ha trovato in Orban il suo degno rappresentante. Anche i nazisti filmavano e sgambettavano le loro vittime nei campi di concentramento, come mostrano i vari documentari d’epoca.
E pensare che nel '89, con la caduta del muro di Berlino, sembrava che il mondo avesse scelto per la convivenza civile tra i popoli! Invece, oggi, a distanza di 26 anni, un idiota pensa nuovamente di risolvere i problemi alzando i muri. E non è il solo.


Incredibili e deliranti i commenti di qualche lettore di certi giornali:

“Direi che si chiama collaborare con la giustizia: ha aiutato un poliziotto a catturare un fuggitivo. Secondo me merita un premio”.
“Quelli che insultano questa donna, che ha collaborato con la polizia del suo Paese, sono del tutto analoghi alla gente di certi quartieri di Napoli che protegge ladri e scippatori dai Carabinieri”.
“Perché scappavano? Li inseguiva la Polizia. E perché la Polizia li inseguiva? Perché non erano in regola. Cosa insegna questa vicenda? Che aiutando la Polizia in Europa si perde il posto di lavoro. La fine dell'occidente, prima nel ridicolo e poi nel sangue, è scritta tutta qui e non solo, naturalmente”.


Questi, il muro ce l’hanno nel cervello! Separa la segatura dal catrame.

9 settembre 2015 (Alfredo Laurano)

martedì 8 settembre 2015

L'ALTRA EUROPA

Qualcosa sta cambiando in questa Europa dell’euro, delle banche e dell’economia.
Sta cambiando soprattutto nella testa dei cittadini e delle persone.
Sarà perché troppe tragedie si sono consumate, troppi barconi di migranti sono affondati, troppi sono morti e continuano a morire affogati o asfissiati in una stiva o in un camion frigorifero o sopraffatti dalla fatica nei lunghi viaggi della speranza. O uccisi dalla crudeltà di trafficanti senza scrupoli che gettano in mare uomini e donne di troppo e perfino lo zainetto dei farmaci salvavita di una bambina.
Sarà perché molti hanno cominciato a capire cosa vuol dire essere profughi, lasciare terra, casa e tutto per fuggire dalla guerra e affrontare l’incognita del futuro, altre violenze, altre umiliazioni e privazioni e la scommessa per la vita.
La fitta informazione, la comunicazione mediale, le strazianti immagini che rimbalzano sui siti, i racconti di ordinaria atrocità cominciano a lasciare un certo segno nella coscienza collettiva.

Stiamo passando dall’idea dell’invasione, della paura, del respingimento, a quella dell’accoglienza. La xenofobia vacilla e scava dubbi.
Finalmente, in Austria, in Germania e nei villaggi a confine con l’Ungheria, cominciamo a vedere volti che sorridono e che salutano, mani che si stringono, che applaudono e alzano cartelli di benvenuto a gente di cittadinanza, religione e abitudini diverse, anche sulle note dell'Inno alla Gioia che, al di là della fredda sigla della Ue, trova così una ragione per essere ascoltato.
Sono momenti che colpiscono, che commuovono, che nessuno di noi aveva mai visto e immaginato. La diffusa ostilità, l’indifferenza, la deriva umanitaria che hanno caratterizzato, in questi ultimi mesi ed anni, l’approccio con la crisi migratoria sembrano diventare la speranza di una nuova Europa, un’Europa che ci piace.
Eravamo fermi all’Ungheria che quei profughi li ha umiliati, beffati e deportati nelle stazioni e nei Centri di accoglienza e li ha costretti all'esodo a piedi, come gli ebrei di Mosè.
A Praga, che rifiutava ogni accoglienza, agli inglesi che offrivano una colletta in denaro e all’Europa, appesa ad una moneta (euro), a conferma del suo vuoto politico e sociale, con la recente eccezione pro-siriana di Angela Merkel.

A Budapest, nei lunghi giorni di blocco alla stazione deciso dalle autorità, comuni cittadini e volontari hanno aiutato i profughi accampati, fornendo generi di prima necessità e distraendo anche i bambini.
Su un treno carico di migranti, finalmente partito da quei binari e diretto al confine con l'Austria, un gruppo di siriani è stato fatto scendere da un controllore perché senza biglietto, ma subito fatto risalire dalla polizia.
Intanto diverse centinaia di profughi, stanchi aspettare le decisioni del governo magiaro, si erano messi in marcia per percorrere a piedi 240 chilometri, fino al confine austriaco. Poi, alcuni sono stati raggiunti da decine di pullman che li hanno trasportati.
Un convoglio di circa trecento auto di volontari austriaci è partito da Vienna diretto al confine con l'Ungheria per raggiungere i profughi, farli salire a bordo e condurli in Austria. Ai profughi sono stati consegnati anche beni di prima necessità: acqua e cibo, abbigliamento, peluche per i bambini e biglietti con riferimenti per l’assistenza legale.

Anche il Papa ha rivolto un appello alle parrocchie, alle comunità e ai santuari di Europa, perché ognuno accolga una famiglia di profughi, un gesto concreto per dare loro una speranza concreta: "incominciando dalla mia diocesi di Roma".
La Roma calcio ha annunciato il lancio di un'iniziativa rivolta alla comunità calcistica internazionale per una raccolta di fondi, con la speranza di vedere club e tifosi mettere da parte ogni rivalità sportiva e unire i propri sforzi per destinare fondi ad associazioni benefiche impegnate nella gestione crisi umanitaria.

Ma non tutti in Germania hanno dato il benvenuto alle migliaia di migranti in arrivo.
A Dortmund, estremisti di destra e neonazisti hanno protestato per l'invasione di rifugiati in città e contro la politica dell'accoglienza della cancelliera Merkel. Scontri, feriti e arresti anche in Italia dove si moltiplicano le manifestazioni di dissenso, come quella dei manichini senza testa nel bresciano.
Ma tutto questo conta poco e non è certo una notizia o un fatto sorprendente.
E’ la solidarietà, che si affaccia timidamente nel triste panorama della crisi umanitaria, la vera novità di questi giorni, unita alla speranza di un mondo meno infame.
(Alfredo Laurano)

P.S. Secondo i dati forniti dai governi di Egitto, Giordania e Libano e del UNHCR, il numero dei profughi siriani è di oltre tre milioni. Di questi, oltre 1 milione e 200 mila sono bambini (quattro anni di guerra, 216.000 morti). 
Questi dati tengono conto solo delle persone effettivamente registrate. Si stima, infatti, che ci siano almeno 500 mila persone ancora non registrate
Attraverso la rotta balcanica, da gennaio, in Ungheria sono arrivati oltre 165mila profughi.
Sono 2.800 i migranti morti o dispersi nel Mediterraneo nel 2015, secondo gli ultimi dati aggiornati dell'Unhcr, che precisa che gli arrivi in Europa dal mare sono stati 366.402.
Il 51% dei profughi giunti sono siriani, seguiti dagli afghani, che rappresentano il 14%. In Grecia ne sono arrivati 244.855, in Italia 119.000. 

http://video.repubblica.it/dossier/immigrati-2015/guerre-violenze-stupri-da-cosa-scappano-i-migranti-videoscheda/211065/210214?ref=HREC1-4 

sabato 5 settembre 2015

WHERE IS THE WORLD?

Quanti nuovi fronti caldi si sono aperti e si aprono nell’esodo dei migranti: da Lampedusa alle coste siciliane, della Calabria e della Puglia. Da Mentone a Calais per all’Euro tunnel della Manica, dalle isole greche alla Turchia, alla Macedonia, all’Ungheria, all’Austria e alla Germania. Per mare, per terra, per la rotta dei Balcani, su camion, barchette, barconi o a piedi, lungo i binari. 
O segregati nei Centri, o ammassati nelle stazioni, prigionieri delle autorità. Solo volontari e comuni cittadini, anche nella inflessibile Ungheria, offrono aiuti e solidarietà.
Ciò dà una’ idea della dimensione e del significato della catastrofe umanitaria di milioni di profughi siriani, afgani, iracheni, pakistani, africani che si consuma tutti giorni.
Fuggono dalla guerra e dalla morte quasi certa, da Boko Haram, dall'Isis o semplicemente alla fame per trovare ostilità, violenza, rifiuti, respingimenti e altra morte. E pensare che fino a poco tempo fa, molti “acuti osservatori e lungimiranti” si ostinavano a definirla “un problema di ordine pubblico”.

Lutto globale nella coscienza collettiva e simbolo di una tragedia che accusa l’Europa e il mondo intero è diventata quella foto di Aylan - annegato con la madre e il fratellino Galip - più forte e incisiva di qualsiasi condanna o di indignata requisitoria.
“I miei bambini mi sono scivolati dalle mani - ha spiegato il padre, fuggito con loro e la moglie da Kobane per raggiungere la Turchia e, poi, la sorella in Canada - All'improvviso la barca si è capovolta, perché alcune persone si sono alzate in piedi. Era buio, non si vedeva nulla”.

Per le strade, con icastici disegni e manifesti, i cittadini turchi - dopo quelli austriaci - hanno manifestato la loro solidarietà ai migranti a quest’uomo che, nel tentativo di salvarla e trovare sicurezza, ha perso tutta la sua famiglia.

“Where is the world?”, dicono improvvisati cartelli alzati da qualche disperato per inchiodare il mondo alle sue responsabilità.
5 settembre 2015  (Alfredo Laurano)

venerdì 4 settembre 2015

ELEMENTARE: FERMATE LA GUERRA!

Mentre l’agghiacciante immagine del piccolo Aylan, trovato senza vita su una spiaggia turca, fa il giro del mondo e scuote le coscienze, alla stazione di Budapest per qualche minuto il sorriso ha illuminato i volti dei bambini bloccati lì da giorni insieme alle loro famiglie. Un gruppo di volontari ha installato un maxi schermo e i più piccoli hanno assistito ai cartoni, dopo ore di tensione.

I poliziotti della Repubblica Ceca, intanto, hanno fermato nel sud della Moravia 200 profughi che, provenienti dall'Austria e dall'Ungheria, cercavano di raggiungere in treno la Germania e hanno scritto con pennarelli indelebili sulle braccia di profughi, bambini compresi, i numeri di identificazione. Marchiati come gli ebrei deportati dai nazisti nei campi di concentramento.

Sempre alla stazione di Budapest, è venuta la mondo una bambina, partorita da una donna siriana. L'hanno chiamata Shems, " Speranza". Un giorno, forse saprà perché è nata in una stazione, perché è un po' siriana e un po' ungherese e perché si chiama così.

Dopo sei giorni di attesa, centinaia di migranti hanno lasciando la stazione di Keleti: esasperati dallo stop imposto ai treni, i profughi sono partiti da Budapest a piedi, direzione Austria. La polizia però non è disposta a far passare il confine.
 Il gruppo ha attraversato il Danubio e ha imboccato l'autostrada Budapest-Vienna, con ritratti della Merkel in mano. Dovranno percorrere 240 chilometri.

Enrico Vandini, responsabile della onlus We Are, rifiuta di definire quella che stiamo vivendo una "emergenza" profughi e sottolinea l'assenza di una soluzione concreta alle cause della crisi umanitaria:
“Continuare a chiamare emergenza questo fenomeno è a dir poco ipocrita, considerando che dura da 4 anni e nessuno, dico nessuno, ha davvero cercato soluzioni efficaci. 
Per quanto riguarda i profughi siriani basterebbe dar loro la possibilità di fare domanda di asilo presso le ambasciate situate nei paesi confinanti e la possibilità di prendere un volo e raggiungere la loro destinazione, senza rischiare la vita in mare, arricchendo la malavita che sta dietro a questo traffico di esseri umani disperati.”
Fa male vedere l'opinione pubblica indignarsi per la morte di un solo bambino dopo che per anni si è ignorata la morte di centinaia di migliaia di persone, di cui molti bambini.
E mentre l’Europa discute e si dissolve su frontiere e accoglimenti e studia su come gestire l’emergenza, un ragazzino siriano di 13 anni, ai microfoni Al Jazeera dice la cosa più semplice del mondo: “Fermate la guerra, basta questo, e noi non partiremo più.” 
 (Alfredo Laurano)

SIMBOLI

Aveva fatto molto discutere, qualche giorno fa, il video editoriale della conduttrice TV tedesca Anjar Reschke che aveva usato la sua striscia di due minuti per lanciare l'allarme sull'esplosione dell'odio contro i rifugiati, che si autoalimenta sui social network: "Fino a poco tempo fa i razzisti commentavano usando pseudonimi. Ora non si vergognano più, anzi frasi come, sporchi parassiti dovete annegare in fondo al mare, ottengono valanghe di mi piace. E' ora di ribellarsi: quelli che fomentano l'odio su internet devono sapere che non sono tollerati".
Un vero e proprio manifesto contro l’odio razziale. "Opponetevi, parlate, svergognateli in pubblico", rivolto della gente per bene.

A chi si bea e si nutre di quel mix di ignoranza, di razzismo, di turpitudine indecente e di brama populista, vorrei anch’io raccomandare una cosa molto semplice: prima di vomitare parole d’odio e manifestare disprezzo, cinismo e indifferenza, pensate nella vostra mente deragliata a questa immagine simbolo, che parla agli occhi e fa male al cuore e alla coscienza.
Un’ immagine che ne rappresenta mille, che descrive una tragedia immensa, che sembra finta o tratta da una fiction, che trasmette un significato che va oltre la presunta razionalità, che denuncia l’egoismo di noi tutti, che racconta l’orrore della guerra e della morte e di un mondo che non sa proteggere i bambini e gli indifesi. Un corpicino minuto e composto, dignitoso nei suoi eleganti abiti e scarpette, che sembra dormire esausto, come un bambolotto abbandonato, in un mare appena conosciuto, ma solo per morire.
Rivedetela, ogni volta, nella vostra testa, prima di aprire bocca o di scrivere cazzate e infamità. Prima di insultare e sputare veleno.
Perché anche i vostri pregiudizi sono simboli, come lo sono la vostra bassezza morale, come lo sono quelli che accompagnano, rappresentano e indirizzano scelte di vita, politiche e religiose di ciascuno.
Perché tutti noi viviamo immersi nei simboli.
Perché i simboli parlano, esprimono e comunicano più delle parole.
Perché i simboli usano un linguaggio metaforico, ma universale.
Perché Aylan, quel bimbo siriano di tre anni, su quella sabbia, non ha mai giocato.
3 settembre 2015   (Alfredo Laurano)




mercoledì 2 settembre 2015

TORRE, CASTELLO E CARCIOFI: LA CITTA' DEI BAGNI

Tutti i giorni parecchie centinaia di persone se tuffano soavemente nel bel mare de Ladispoli, dimenticando per qualche ora i 35 gradi della captale…
Così scriveva Trilussa nel 1894 sul Don Chisciotte di Roma.
La storia di Ladispoli è profondamente legata al mare, al microclima e alla sua sabbia nera. 
Ben prima di Ostia e Fregene, fu la Marina di Roma, la spiaggia preferita e frequentata dalla nobiltà romana e dalla ricca borghesia. Negli anni trenta raggiunse il primato per la maggior presenza di villeggianti che dimoravano in armoniose costruzioni liberty.
Fu proprio quella “terra di confine” a far sognare Roberto e Renzo Rossellini, che tra il mare, la palude e le prime alture di Cerveteri avevano vissuto all’inizio del novecento le loro avventure d’infanzia e avevano trovato qui ispirazione per alcune loro opere.
La seconda Guerra Mondiale distrusse i suoi stabilimenti e provocò una certa crisi del turismo, almeno fino alla ricostruzione e alla ripresa negli anni sessanta-settanta, quando iniziarono le “vacanze di massa”. Si costruirono caseggiati e palazzoni, stravolgendo l’aspetto abitativo in un territorio assai appetibile dal mercato immobiliare (mare, monti, vicinanza da Roma).
Dal 1965 al 1990, Ladispoli è stata espressione del turismo popolare e familiare. La sua ferrosa spiaggia e il suo clima mite avevano attratto tantissime famiglie, anche grazie alla straordinaria ricettività dei posti letto che l’ex paesetto di pescatori offriva, in virtù di un insensato boom edilizio: dalla villetta ai grattacieli.
Chi veniva a Ladispoli, vi soggiornava per diversi mesi.
Non più, quindi, turismo elitario, anzi molto popolare, come raccontato nelle battute bonariamente ironiche di Sordi, Costanzo e Verdone.

LE ORIGINI
Poco distante dal centro di Ladispoli, nei pressi del borgo di Palo, sorgeva un tempo la città-porto etrusca di Alsium. 
Fu sicuramente territorio del dominio di Caere, una tra le più potenti città di tutta la storia etrusca, che proprio ad Alsium e a Pyrgi, aveva i suoi porti da dove partivano le navi che, per commercio o per pirateria, solcavano il mare senza paura.
Le prime notizie risalgono al 247 a.C., anno in cui tutto il territorio circostante venne sottratto dai Romani agli Etruschi.
Per l'importanza strategica che tali porti costituivano, gli abitati etruschi furono sostituiti da accampamenti militari, poi da castra (città fortificate) veri e propri ed infine, da enormi ville di proprietà di importanti e nobili famiglie della Roma repubblicana ed imperiale.
Furono secoli di splendori per la piccola comunità sul mare, con ville lussuose ed ospiti illustri. Da Pompeo a Cesare, da Cicerone a Virgilio Rufo: venivano per trascorrere, tra i marmi pregiati delle dimore sul mare, gli ozii in un luogo di voluttàLo testimoniano i resti della villa di Pompeo in zona San Nicola, i resti della villa romana nei giardini della Posta Vecchia e i reperti trovati all’interno del borgo di Palo. 
Ma quando la potenza romana non ci sarà più a governare e rendere sicure le terre, la piccola Alsium scomparirà e tutto sarà sepolto: torneranno a crescere gli acquitrini e per più di cinquecento anni non ci sarà nessuno a contrastare il passaggio degli invasori e lo sbarco dei predoni. Ci passeranno gli Ostrogoti e i Longobardi, mentre saranno i Saraceni a distruggerla completamente nel decimo secolo.
Nel Medio Evo le tracce di nuove edificazioni e nel ‘500 la costruzione del Castello di Palo, sorto su un sito fortificato d’età medievale, il cui nome sembra derivare dalla presenza di paludi molto estese nella zona circostante: qui soggiornarono gli Orsini, papa Alessandro VI (Borgia), i Della Rovere ed i papi Paolo III e Sisto V e cardinali vari.

LA STORIA
A fine ‘800, la zona di Palo era frequentata da qualche buttero che radunava gli armenti nella radura e da braccianti agricoli stagionali. La malaria mieteva vittime ovunque e i mandriani stramazzavano a terra schiantati dalla febbre.
Poi, vennero i villeggianti, sempre più numerosi, chiassosi e invadenti.
Era il 1888 quando il principe Ladislao Odescalchi, un nobile "sui generis", che amava, riamato, il suo popolo, decise di sbarazzarsi degli abitanti del borgo - pescatori e contadini, quasi tutti suoi dipendenti - e dei villeggianti che d'estate arrivavano col treno fin sotto il suo castello, devastando anche gli ingressi, le scale ed i tetti delle abitazioni.
La situazione era diventata insopportabile anche per lui, molto generoso e democratico.
Quella marea di gente gli aveva complicato la vita, la quiete e la pace non esistevano più, il castello ed il borgo non erano più suoi ed il principe volle correre ai ripari.
Ed un bel giorno, le carrozze dei bagnanti romani trovarono la strada di accesso a Palo sbarrata e fece sopprimere quel braccio di ferrovia che portava i bagnanti sulla piazzetta del borgo, passando proprio davanti al suo maniero.
Contemporaneamente, istituì un consorzio insieme all'ingegner Vittorio Cantoni e lottizzò la striscia di terra fra i due torrenti, Vaccino e Sanguinaro.
Un altro braccio ferroviario venne subito costruito verso il nuovo insediamento urbano. Il binario, di circa due chilometri, partiva dalla odierna stazione di Palo e correva parallelo alla carrozzabile, costeggiando il bosco e la riserva di caccia, scavalcando il fiume Sanguinaro con un ponte di ferro. Al centro della ipotetica piazza, una baracca di legno fungeva da stazione ferroviaria, mentre due binari morti portavano a una piattaforma mobile che girava le locomotive e le rimetteva in partenza.
L'ampiezza dell'arenile antistante la nuova realtà invitò i villeggianti ad affluire più numerosi che a Palo, tanto che durante l'estate la strada brulicava di carrozze e calessi, trainati da scalcianti ronzini.
I treni con locomotive a vapore e vagoni semi aperti trasportavano romani in ghette e paglietta e donne con enormi cappelli e variopinti ombrellini.
Dalle capanne alle baracche su palafitte, poi le prime case in muratura.
Questa fu la prima Ladispoli: senza strade, senza fogne, senza luce. L'acqua mancava e la popolazione cresceva.
La prima guerra mondiale arrestò lo sviluppo della nuova stazione balneare. Il dopoguerra sembrò rilanciarne le fortune, ma con un ritmo piuttosto contenuto. Le bonifiche allontanarono lo spettro della malaria e la città di Ladislao riprese a crescere. 

Oggi, Ladispoli è una città moderna di 41mila abitanti, dove convivono oltre cinquanta etnie diverse e ben integrate.
Ricca di spiagge, di strade, di rotonde, di scuole, di servizi, di stabilimenti e ristoranti, si estende dal Castellaccio di Monteroni - casale fortificato nel XIV secolo, sulla via Aurelia, già luogo ideale per la sosta notturna o per il cambio dei cavalli 
- alla cinquecentesca Torre Flavia, facente parte del sistema difensivo contro i Saraceni, voluto dal governo pontificio lungo tutta la costa laziale.
Attuale simbolo della città, la storica torre di avvistamento, danneggiata dai bombardamenti durante l’ultima guerra e immersa nel mare a causa dell'erosione della costa, fu protetta negli anni settanta da una diga di pietre. E’ spaccata in quattro tronconi in via di sgretolamento e in perenne attesa di restauro. 
A sud, accanto al Castello Odescalchi, vi è la famosa Posta Vecchia, edificio seicentesco e antica stazione di posta, poi trasformata in albergo di lusso: residenza del famoso miliardario americano Paul Getty negli anni 60, ospitò anche il Presidente del Consiglio Italiano nel 1994. 
Il Parco circostante, nei primi anni '80, è stato donato dal pronipote al WWF che ne fece un’oasi.
A mescolare storia, finzione e realtà, anche il cinema ha scelto più volte Ladispoli.
Davanti al borgo e al castello, nel 1953, fu costruito un grande galeone in legno, la nave del Corsaro Nero che abbordava i suoi nemici. John Huston ricostruì, per il suo film La Bibbia, il Paradiso Terrestre. E poi ancora, in un set dopo l’altro, furono girate alcune scene importanti della storia del cinema italiano: Umberto D, alla vecchia stazione di Palo, La grande guerra, al Castellaccio dei Monteroni, L’uomo di paglia, sulla spiaggia di Torre Flavia, Il sorpasso sull’Aurelia tra San Nicola ed Osteria Nova.

Quanti spunti di curiosità e riflessioni offre questa troppo spesso bistrattata città - patria del carciofo e sede da sessantacinque anni della relativa sagra - la cui identità plurale, come dice il sindaco Paliotta, contribuisce a costruire quella “città di tutti”, dove nessuno si sente estraneo e nessuno si sente padrone.
2 settembre 2015    (Alfredo Laurano)