martedì 1 dicembre 2020

QUANTA SPOCCHIA, GRUBER!

Più che un’intervista, è stata una volgare provocazione. Ingiustificata e di bassa lega. 
Ieri sera, a Otto e Mezzo, l’insopportabile canterina Lilly Gruber - quella che, quando fa domande (che, più che articolate, sono quasi un prolisso e fastidioso editoriale), intona un armonico jodel tirolese - si è superata, per faziosità, arroganza e malafede, nel fallito tentativo di mettere in difficoltà il premier Giuseppe Conte, che, in verità, l’ha ignorata, smascherata ed elegantemente contraddetta. 
Incalzante, maleducata e supponente, lo interrompeva e non lo faceva mai finire di parlare. 

Le sue allusioni, a volte ironiche, a volte provocatorie, e le sue basse insinuazioni su Trump, sui rapporti con i Cinque Stelle e sul solito “ovunquemente” invocato Draghi - adeguatamente respinte al mittente da un imperturbabile Giuseppi - non hanno raggiunto lo scopo, nonostante gli ipocriti sorrisini e ammiccamenti vari del tendenzioso Sallusti, che le reggeva il gioco, facendole da spalla. Anzi, l’aplomb di un disinvolto e sicuro Conte che, senza scomporsi, ha risposto rivendicando la fiducia nei suoi economisti di governo, ha raggelato la sfacciata intervistatrice, di tre quarti e gamba accavallata. 
Ma non sempre la postura basta a non essere ridicoli e sgradevoli. 
24 novembre 2020 (Alfredo Laurano) 

SCIVOLANDO CON GLI SCI

Tra un mese sarà Natale. Almeno, secondo il calendario e nella testa dei tanti che vorrebbero osservarlo e rispettare la tradizione. 
Sarà, tuttavia, profondamente diverso, anomalo, inconsueto: mancherà la gioia, la felicità, la serenità, la possibilità di abbracciarsi, come sarebbe semplicemente naturale. Il maledetto virus è sempre lì, nelle strade, nelle piazze, tra la folla che si accalca nei negozi e tra le bancarelle. 
Ma come si fa a rinunciare al cenone, allo shopping, ai regali, alle ostriche, al caviale e lo champagne? Al Black Friday e ai saldi prematuri, per comprare con lo sconto, o al soggiorno sulla neve, tra i monti della bella Italia? 

Con 700 morti al giorno è completamente fuori luogo parlare di feste, cenoni e settimane bianche. Molti italiani non ci saranno più da qui a Natale. Non perdiamo il senso di comunità. La domanda è: ne abbiamo ancora uno? 
Il ministro Boccia non ci ha girato intorno: “la situazione questa è, piaccia o non piaccia. Non perdiamoci dunque in polemiche fuori luogo e tiriamo avanti, che tutta questa roba, se ci impegneremo tutti, ce la lasceremo presto alle spalle come un brutto incubo”. 
È ancora tutto molto incerto per dire cosa accadrà dopo il 3 dicembre viste le pressioni sul governo riguardo alla riapertura delle piste da sci e ristoranti: "Valuteremo nel prossimo Dpcm se ci saranno le condizioni e per fare cosa", aggiunge il ministro per gli Affari. Che invita gli italiani a resistere, a rispettare le regole e a fare ancora sacrifici per il bene di tutti. 
Non ha dubbi però su un punto: meglio evitare lo spostamento tra regioni per Natale, come quelli estivi, altrimenti si ripete Ferragosto, con gli assembramenti e le discoteche aperte. 

Dolore e sacrifici, dunque, perché “il maledetto” non conosce feste, brindisi e cotillon. Né botti e fuochi d’artificio per cacciare un anno devastante che ha spento l’entusiasmo e l’allegria e che, ad oggi, ha ucciso già oltre cinquantamila italiani e un milione e quattrocentomila persone nel mondo. 
24 novembre 2020 (Alfredo Laurano) 



TIRO AL BERSAGLIO /2167

Questo alterato e ormai abusato modello di comunicazione, perversa e dominante, non aspetta altro che attaccare, strumentalizzandone pensieri, virgole e parole, chiunque pronunci un’idea fuori dal comune sentire o provi a fare un ragionamento, che non sia in perfetta sintonia con i nostri illuminati e infallibili convincimenti politici, economici o da collaudati scientisti fatti in casa. 
Soprattutto grazie all’uso improprio e schizofrenico dei Social, qualsiasi sfumatura dialettica, qualsiasi diverso respiro logico e coerente assume un carattere devastante e provocatorio. Anche se naturale, articolato, motivato e razionale. 
Tutte sentinelle di fucile armate, pronte a sparare su chiunque, per sbaglio o per espressa volontà, si smarchi, per un attimo, dall’opinione comune dilagante o dal coro dei consensi, rigorosamente mainstream. 

Come nelle parole di Andrea Crisanti – a mio avviso, uno dei più seri, schietti e attendibili virologi - circa l'assunzione del vaccino. 
Certo, in tempo di pandemia, di negazionisti, di No Vax, bisogna essere accorti circa l'uso delle parole, che possono venire maliziosamente distorte, e fare molta attenzione sulle loro possibili interpretazioni. 
Nella sostanza, Crisanti ha detto che prima di prendere un vaccino lui vuole conoscere i dati, avere chiaro il procedimento e tutte le approvazioni da parte degli enti deputati a questo. Ha inoltre affermato che, quindi, non basta l'annuncio delle case farmaceutiche e il conseguente comunicato della stampa per accertarne la validità. 
Ha detto un’ovvietà, ovvero ciò che tutti sanno: il vaccino deve seguire precise procedure, che vanno oltre gli annunci. 

Come osserva l’amica Fasciani, la stampa, la Rete e le TV, piccate, hanno reagito, scatenando una "canea" insopportabile, fino ad affermare… udite, udite…che Crisanti, tutto sommato, è un No Vax sotto mentite spoglie. 
Un delirio informativo che ha costretto lo scienziato a precisare i contorni della questione. 
Insomma una canea aizzata tanto per riscaldare il clima e gli animi - qualora ce ne fosse bisogno - e spandere chiasso e ulteriori veleni!! 
Con i tempi che corrono, con la preoccupazione esistente nel Paese, ognuno dovrebbe usare una certa prudenza: gli esperti, i non esperti, i leader politici, gli amministratori, l'inflazionata pletora di opinionisti e tutti coloro che in qualche modo hanno in mano i destini di milioni di persone. 
In particolare, il mondo dell'informazione, proprio perché entra direttamente nelle case e nella testa di ciascuno e ne orienta scelte e pensiero.
Scatenare le canee periodiche, un esercizio ormai palese, contro questo o quello, non è informazione, è un gioco deprecabile, perché in questo periodo nessuno è esente da responsabilità, dirette o indirette, per superare questa tragedia. 
22 novembre 2020 (Alfredo Laurano)

 

 

VIL RAZZA DANNATA /2165

L’altro giorno, un’ennesima manifestazione di infami negazionisti a Berlino. Sono stati dispersi con gli idranti dalla polizia e oltre trecento sono stati arrestati. 
Qualche giorno fa, a Roma, piazza Venezia, un'altra piccola mandria selvaggia di bestie irrazionali è stata allontanata, con le buone, e mandata a pascere. Qualche settimana fa, ce n’erano state altre, in Germania, in Italia e nel mondo. 

Da quando è in atto questa seconda ondata di Coronavirus, la rabbia, la protesta e la disobbedienza, hanno sostituito la paura e scatenato la contestazione: delle norme, delle misure restrittive anti-contagio dei governi, dell’emergenza e dello stesso covid. 
Medici, infermieri e personale sanitario, che fino a pochi mesi fa erano eroi e si applaudivano dalle case e dai balconi, sono diventati malvagi terroristi che diffondono il panico. Al posto dei murales, dei disegni e delle immagini, che li celebravano sui social e dappertutto, oggi, in molti casi, c’è solo risentimento, odio e insofferenza: vengono aggrediti e insultati, le loro automobili vengono danneggiate, le ambulanze prese a calci. 
Eppure continuano a lavorare come e più di prima, con turni massacranti, madidi di sudore nelle loro tute bianche, con gli scafandri e le bardature che non consentono di bere, mangiare e andare in bagno per lunghe ore. Eppure continuano a rischiare la vita e di infettarsi, di portare a casa il virus e trasmetterlo ai propri familiari, come succede anche agli addetti alle pulizie dei reparti, spesso dimenticati, ma essenziali 
Anche loro sono servi del potere, della globale dittatura sanitaria che vuole sovvertire il mondo, con la scusa della pandemia. 

Aumentano però i contagi, i ricoveri e i decessi, mentre le regioni in Italia si colorano di rosso, giallo e arancio, secondo il rischio, ma aumenta anche il virus del complottismo internazionale e del fai da te. Ma perché? 
All’apparenza, questi negazionisti, no covid, no vax, no mask, terrapiattisti, rettiliani e cani sciolti vari dell’irrazionalità e della fantasia malata, sembrano come noi, come tutti. Li incrociamo nelle strade e sui marciapiedi, nei negozi e nei supermercati, sui mezzi pubblici e dovunque ci muoviamo. Negli ospedali, dove vanno a filmare situazioni di finta normalità, di pronto soccorso deserti, di “tutto sotto controllo”, ignorando, ingannevolmente e in vergognosa mala fede, ciò che accade veramente: sovraffollamento, criticità costante, mancanza di posti letto, assistenza e cura con l’ossigeno nelle automobili nei parcheggi degli ospedali o nelle ambulanze, ferme in fila per giorni con malati a bordo. 

Ma costoro, queste teste di cassio, hanno mai visto qualche seria inchiesta o qualche servizio di Alessio Lasta nelle terapie intensive, nei luoghi del dolore e della sofferenza, con gli intubati, con i malati attaccati ai ventilatori o proni a pancia in giù per lunghissime ore, senza potersi muovere e comunicare? Hanno mai provato cosa voglia dire per un familiare non poter vedere, stringere e abbracciare un proprio caro, anche quando lascia questo mondo? 
In realtà, sono sciacalli senz’anima, sono di un’altra razza, quella bastarda, quella contro, quella dell’ignoranza. Quella che prolifera sulla stanchezza e i sacrifici della gente esasperata da mesi di rinunce, di precarietà ed incertezza. 

E, ciò nonostante, ancora cerchiamo di capirli, di spiegare cosa passi o accada nella loro mente deviata. Anche quando spaccano la faccia a vigili, carabinieri, autisti, capotreni, cassiere, addetti alla sicurezza e a chiunque si permetta di invitarli, gentilmente, a indossare la mascherina, come previsto dalle norme. 
Ancora li tolleriamo, in nome di una presunta libertà di opinione, di cui impunemente abusano. 
Dibattiamo se siano affetti da schizofrenia o da demenza (perdita delle funzioni neurali e non solo alterazione). Se negano perché, inconsciamente, la paura è troppa e si trasforma in violenza patologica. O se hanno perso certezze e riferimenti, secondo un meccanismo psicologico di rifiuto della realtà, sebbene il mondo conti ormai 51 milioni di casi confermati dall’inizio della pandemia e 1.300.000 morti. 

Datemi pure dello stalinista, ma questa gentaglia, comunque la si voglia rappresentare o giustificare, non ha diritto alla libertà d’espressione e a manifestare il dissenso, perché boicotta ogni tentativo di difesa sanitaria, attenta alla salute pubblica, diffonde il contagio, sobilla e disorienta la popolazione, disobbedisce alle leggi dello Stato, è nemica dell’umanità, della scienza e della razionalità. 
Basta, non se ne può più. Carcerateli tutti. 
20 novembre 2020 (Alfredo Laurano) 

SEI UNICO

Francesco si racconta. 
Racconta la passione, la sua infanzia, la sua famiglia, i parenti, gli amici, i primi calci a quel pallone, filmati in superotto, che sarebbe diventato simbolo e magnifica ossessione della sua vita da campione: dalla spiaggia di Porto S. Giorgio, al prato verde dei tanti stadi che lo hanno visto combattere come un eroe indomito, sceso dall’Olimpo all’Olimpico.
Dalla vita di quartiere, dalla scuola, dai compagni di pallone, al mito popolare di una città che l’ha amato, venerato e idolatrato come un dio pagano: se capitan Giannini, suo modello ideale di riferimento, era detto “il principe”, Francesco è stato il vero re di Roma.
«Il tempo di un match sportivo condensa e riassume la vita intera di chi lo vive”. spiega Alex Infascelli, regista di “Mi chiamo Francesco Totti”.

Semplice, diretto, spontaneo, verace, generoso. 
Un ragazzo all'antica, maledettamente umano nei trionfi, come negli sbagli commessi, nelle sue intemperanze giovanili.

La sua è una voce genuina, straordinariamente sincera, a volte disincantata, a volte commossa.
È il racconto in prima persona di un ragazzo “normale”, o meglio che tale si è sempre sentito, ma che incidentalmente è stato uno dei più grandi giocatori dell’era moderna. Di sicuro il più grande della Roma, squadra e città che non ha mai voluto lasciare, malgrado i ripetuti corteggiamenti e i molti trasferimenti possibili - come quello delle sirene tentatrici del Real Madrid - che gli avrebbe portato coppe e trofei in grandi quantità.

Il film non celebra il campione, ma intende rivivere, senza alcun cedimento retorico o forzatura narrativa, una vita esemplare, con lo spirito genuino dell'uomo Francesco Totti. È l'autobiografia sincera di un fuoriclasse che non ha mai nascosto la sua vulnerabilità, la sua timidezza e la sua fragilità, che ripercorre la sua vita, fino a trovare, con autentico dolore, la forza di dire addio al gioco più bello del mondo.

Scorrono le pagine chiave di una vita da eroe popolare, anche se nel film non si raccontano i tanti episodi e i gustosissimi siparietti, descritti con compiaciuta ironia, nel libro “Un Capitano” di Paolo Condò e dello stesso Totti. I gol e le amicizie vere, i derby e gli allenatori, le invasioni di campo e la dichiarazione in campo a Ilary («6 unica»), lo scudetto e le infinite feste. Poi Vito Scala, il fidato e storico personal trainer («è sempre accanto a me ma non lo avete visto, eccolo...»), l’incidente, la paura, l’operazione, la resurrezione, il Mondiale, fino all’attrito con Spalletti. Fino all’ultima partita, culmine emotivo davvero indimenticabile. 
“Unico grande amore de tanta e tanta gente, c'hai fatto innammorà…”

Nel giorno dell’addio, mentre la società Roma lo "pensiona", la città e il mondo del calcio lo saluta, con una grande festa, con un tributo d’affetto e di stima eterna, tra lacrime, tristezza e commozione. 
Quanto amore quel giorno in quello stadio. Quanti diversi e contrastanti sentimenti hanno affollato e toccato quegli spalti.
Quanta emozione, quanta passione, quanta sofferenza hanno segnato quei volti senza età, sopraffatti dal pianto e dal dolore. 
Quante lacrime hanno trasformato l’erboso Olimpico in un mare di emozioni che potevano toccarsi, stringersi scambiarsi.

In quella cornice di dimenticato romanticismo e di valori sani, si è scritta una straordinaria pagina di partecipazione popolare, di orgoglio sportivo, di passione collettiva, di affetti liberati e veri che hanno la forza di tramandare i miti e raccontare la leggenda. 
Si è scritta la pagina dell'amore e della grande bellezza. 
Perché a Totti non si può non voler bene, anche se non si è romanisti. 
Per le sue prodezze balistiche, che ci ricordano di cosa fosse capace sui campi da gioco, per la spontaneità disarmante che lo accompagna, sia che si tratti del Totti "romanticone", come si autodefinisce, o di quello fumantino, che scalcia gli avversari che lo sfottono e gli fanno male. 

Su questa narrazione di borgata, finisce - dopo 25 stagioni, dopo ottocento partite e dopo aver segnato oltre 300 reti - la storia di sport e di passione del ragazzino di Porta Metronia, innamorato di Roma e della Roma, cresciuto a pane e pallone in una famiglia sana e semplice, che l’ha aiutato a pensare, a scegliere, ad amare.
Ma non svanirà la sua bella immagine di un calcio pulito, di bravo ragazzo generoso che centrava le paperelle col pallone, di icona popolare, di idolo e modello di almeno tre generazioni, per le emozioni che ha saputo regalare.

Mentre fuori campo risuona la voce del campione, con le sue parole smozzicate, il suo lessico schietto e genuino, che ancora conosce il pudore e che davanti a certe immagini abbassa la voce: «Ero forte, eh...».
18 novembre 2020 (Alfredo Laurano)








UNA SPIEGAZIONE RAZIONALE, SCIENTIFICA DEL FENOMENO DEL NEGAZIONISMO

Inquinano, istigano, sobillano, aizzano, fomentano, crescono e sfilano. Sui Social, in TV e nelle piazze.

Negazionisti, vil razza dannata. E demente.

Diffondere falsità e idiozie, specialmente in tempo di emergenza, non è libertà di opinione: è un atto criminoso e moralmente abbietto.

Nella mente di un negazionista, ha spiegato la biologa Barbara Gallavotti, citando le teorie di Earl Miller, uno dei più importanti neuroscienziati al mondo, forse avviene qualcosa di non molto dissimile da quello che accade in certe forme di demenza in cui le zone del cervello ricevono informazioni false e le inviano alla parte di cervello incaricata del pensiero razionale la quale fa degli sforzi per dare un senso a quelle informazioni. La parte del cervello dedicata al pensiero razionale confeziona quelle informazioni false in modo da renderle convincenti.

In parole povere, siamo tecnicamente di fronte a una forma di demenza, né più né meno.

Almeno ora abbiamo una spiegazione scientifica a questo delirio di massa. Ricordatevi di queste parole la prossima volta che ne incontrate uno.

15 novembre 2020 (Alfredo Laurano)

 

COSI' E' SE VI PARE

Nessuno...Praticamente tutti.

Chiudi i parrucchieri.
“Come faranno i parrucchieri a campare?”
Tieni aperti i parrucchieri.
“Ma come si fa a chiudere tutto e lasciare aperti i parrucchieri?”
Tieni le scuole aperte.
“Sì e poi i ragazzi portano il covid a casa”
Chiudi le scuole.
“Ma come si fa a lasciare i ragazzi a casa?!”
Apri tutto.
“Chiudete tutto”.
Chiudi tutto
“Aprite tutto”.
L’Europa non fa niente.
“L’Europa non ci aiuta”.
L’Europa ci dà 200 miliardi.
“Ci state riempiendo di debiti!”.
Chiudi le chiese.
“La gente ha bisogno di pregare”
Apri le chiese.
“Servi del Vaticano!”
Fermi il campionato.
“Non si può fermare il campionato, ci lavora un sacco di gente”
Apri il campionato.
“Questi sono pazzi! Pensano al calcio mentre la gente muore”
Dai il bollettino.
“Così terrorizzate la gente”
Non dai il bollettino.
“Cosa nascondono alla gente?”
Non metti restrizioni al trasporto pubblico.
“La gente è ammassata sugli autobus!”
Riduci la capienza sugli autobus e fornisci come alternativa biciclette, monopattini, pullman turistici e smart working
“La gente muore e questi pensano ai monopattini. E con lo smartworking stanno uccidendo i centri cittadini!”
Chiudi le discoteche.
“La gente ha bisogno di divertirsi”
Apri le discoteche.
“Pazzi!”
Tieni aperto per salvare l’economia.
“La gente muore di Covid!”
Chiudi tutto per non far circolare il virus.
“La gente muore di fame!”
Il governo decide chiusure e aperture.
“Conte dittatore, devono decidere i sindaci e le regioni”
Fai decidere ai sindaci e alle regioni.
“Il governo è irresponsabile, scarica tutto sui sindaci e le regioni".
È tutto vero o è tutto falso?
Tutti sani o tutti pazzi?
Così è se vi pare.