mercoledì 18 dicembre 2013

IN VOLO PER MANDELA


Il Codacons denuncia Laura Boldrini per aver viaggiato sul volo di stato in Sudafrica del Presidente del Consiglio, insieme al suo compagno. Ma dov’è il misfatto? Dov’è l’abuso?
Mi sembra normale che persone con incarichi istituzionali viaggino in coppia, tanto più che questa presenza non ha comportato per lo Stato l’esborso di un solo euro, visto che non ci sono state né spese di viaggio, né spese di soggiorno: la delegazione ha viaggiato di notte, sia all’andata che al ritorno.
La Boldrini, poi, è salita su quell'aereo per partecipare al funerale di Mandela, non per andare al Gran Premio di Formula Uno a Monza, come fece Mastella con suo figlio!

A Codacons…! Siete ridicoli e non c’avete niente da fare…solo chiacchiere e proclami!
Ci sono cose ben più importanti da denunciare negli sprechi della pubblica amministrazione!
Perchè non c'era il Codacons quando venivano fatte arrivare in Sardegna piacenti signorine con gli aerei di stato e scortate dai carabinieri, in missioni speciali nelle ville dall’ex senatore?
Fate i seri e non prendete in giro i cittadini, come fanno i politici avvoltoi. E finiamola di strumentalizzare anche uno starnuto o un battito di ciglia.
A proposito, come sempre, c’è qualcuno che ne ha chiesto pure le dimissioni…

16 dicembre 2013                                                  
                                         AlfredoLaurano                                                                                                                                              
                       
    


lunedì 9 dicembre 2013

PER DUE SOLDI....

Alla fiera dell'est...per due soldi...un matteino mio padre comprò...

CHE LEGITTIMA PORCATA!


Mentre molte famiglie italiane, come da tradizione, oggi preparano il presepe o l’alberello di Natale; mentre sono in corso le Primarie del Pd; mentre Berlusconi, decaduto, condannato e ancora a piede libero - tutti si chiedono quando comincerà a scontare la pena - rilancia i club di Forza Italia e si esibisce nel suo consueto repertorio di attacchi e di minacce; mentre il papa va in piazza di Spagna per l’Immacolata; mentre Grillo lancia la fatwa contro i giornalisti ostili; mentre si prepara per domani la rivolta dei forconi…impazzano ancora i commenti, i giudizi, lo sdegno e la sorpresa che la sentenza sul “porcellum” ha provocato.
Ci sguazzano alla grande politici, giuristi, opinionisti, esperti e cittadini inferociti che, fino a qualche ora fa, non sapevano nemmeno cosa fosse un sistema elettorale. Dopo tutto, sono appena otto anni che tutti lo schifano, lo disprezzano e che vogliono cambiarlo….ma nessuno mai l’ha fatto!

Brunetta polemizza, tanto per cambiare, anche sui sospiri e contesta il capo dello stato.
Qualcuno dice (i cinquestelle) che bisogna impedire l’ingresso in Parlamento ai 148 deputati abusivi, perché eletti in virtù del premio di maggioranza, previsto dal sistema approvato nel 2005 che la Consulta l’altro giorno ha dichiarato incostituzionale.
Ognuno sproloquia a piacere e spara cazzate populiste.

Ma, allora, questa sentenza di illegittimità del Porcellum dovrebbe cancellare tutta la storia e l’attività politica da otto anni a questa parte?
Sarebbero illegittimi tutti i partiti e i parlamentari eletti che sono oggi o erano in Parlamento e avrebbero diritto anche quelli che non vi sono entrati. Sarebbero illegali i loro atti, i diritti acquisiti, i benefici e i vitalizi maturati, le leggi approvate, anche ad personam. I governi Prodi, Berlusconi, Monti e Letta. Tutti i ministri, il presidente Napolitano uno e due. La riforma del lavoro, della scuola, delle pensioni, gli esodati della Fornero. Le varie tasse, Ici, Imu, Iva e perfino il voto sulla nipotina di Mubarak. E, dulcis in fundo, anche la decadenza del vilipeso cavaliere. Facciamolo rientrare!
Insomma, tutto quanto è stato fatto e deliberato fino ad oggi.

C’è solo un piccolo particolare che non si può dimenticare: anche questa sentenza, che boccia la legge elettorale, è stata emessa da una Corte nominata, in buona parte, da quel Parlamento e quindi, anch’essa è incostituzionale!
Che legittima porcata!
8 dicembre 2013                                  AlfredoLaurano 
                              

PRIMARIE

Non voterò alle primarie del PD, ma, se proprio fossi costretto, sceglierei Pippo Civati, il più smarcato dalle contraddizioni e dalle ambiguità di quel partito senza identità, il più netto nelle posizioni che propone e che difende.
E che ricordano....almeno un po'...la Sinistra.

La Sinistra deve essere ripensata, rifondata, ricostituita fuori dal PD che, ormai, non la rappresenta più o non l'ha mai rappresentata. Tanto meno con Renzi, estraneo alla sua storia e alla sua cultura. Credo sia il tempo di guardarsi in faccia e intorno e allontanarsi dai falsi compagni e da un eterogeneo contenitore di parole, di inciuci e di poltrone. C'è bisogno di chiarezza, di certezze e di altri 101 validi motivi. Lo vuole la sua gente, la gente di sinistra!
                             8 dicembre 2013    (A. La.)

In confronto a Renzi, come dice Mariano, Cuperlo e Civati sembrano Fidel Castro e Che Guevara. Ma vincerà comunque Mr. Bean, novello berluschino, sotto mentite spoglie. Per continuità...gattopardesca.

venerdì 6 dicembre 2013

ADDIO NELSON!

Novantacinque anni, di cui 27 anni in un durissimo carcere, vissuti per la pace, la giustizia e la libertà. Un'intera vita combattuta in difesa di un ideale, da protagonista indiscusso della lotta contro l'apartheid.
Con la morte di Nelson Mandela, uomo buono e coraggioso che ha segnato da protagonista il ventesimo secolo, il mondo perde un simbolo universale della dignità e dei valori umani. Come nessuno mai. 

"Un uomo - ha detto Obama - che, nel suo viaggio da prigioniero a presidente, prese la storia nelle proprie mani e curvò l'arco di un universo morale verso la giustizia."
Da oggi, Mandela appartiene infatti alla Storia.
(A. La.)

MISSION FRA I CAMPI PROFUGHI

Nel mondo c’è sempre una guerra. E dove c’è la guerra la gente muore o fugge. In condizioni disperate, senza una meta, senza uno scopo, a volte rischiando e trovando la morte nel tentativo di fuga dalla stessa.
Tutti sappiamo, più o meno, che esistono campi profughi che accolgono tanti rifugiati. Ma, quasi nessuno li conosce, li ha visti o sa come sono nati e come sono organizzati.

Un’occasione per accendere i riflettori su questa gente che soffre, che ha perso tutto, parenti, casa e cose in luoghi dove tutto è distrutto e  abbandonato e dove si continua a morire tra le bombe, l’ha proposta Mission ieri sera su Raiuno.
Una serie di critiche e polemiche sul rischio di spettacolarizzazione di un tema difficile e quasi sconosciuto ai tanti, come appunto quello dei profughi, hanno preceduto, messo in dubbio e accompagnato la messa in onda del programma,  prodotto in collaborazione con l’Unhcr - l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati - e l’Ong Intersos.

Se lo scopo, come sostiene la Rai, è quello di portare all’attenzione del grande pubblico l’importanza delle missioni umanitarie, far riflettere e far conoscere il lavoro degli operatori internazionali, offrire uno spaccato di terribili realtà, spesso ai margini dell’informazione, sia televisiva che della carta stampata e, soprattutto, raccogliere fondi e donazioni, ben venga Mission. In prima serata e su una rete generalista e un po’ distratta.
Anche se, per raggiungere questi obiettivi e per contribuire alla campagna di sensibilizzazione, si rende necessario spedire in quei campi profughi qualche noto personaggio – che la gente conosce e  in cui si riconosce -  per mostrare, attraverso i loro occhi e i loro passi, la drammatica situazione in cui vivono i rifugiati. Al Bano, le figlie assai provate, Pannofino e gli altri hanno il ruolo di far conoscere al pubblico le missioni a cui partecipano, non da protagonisti, ma come “normali volontari”, senza lucrare sul tema e fare spettacolo.
E’ con questo spirito, proprio da servizio pubblico, Mission non può essere visto come un gioco o un reality; non ci sono prove “paurose e disgustose”, sfide cretine, eliminati o vincitori.
È soltanto un lungo racconto dell’orrore, dello strazio e della paura vera, attraverso le testimonianze di chi  vive all’interno di quei pur provvidenziali campi, tra sabbia, serpenti e scorpioni. 
Anche se, e questo è un suo limite, non spiega cosa è davvero successo in Mali, in Congo o in Siria, da imporre a milioni di persone di scappare, per cercare la salvezza tra le tende dei rifugiati.

Oltre centotrentamila siriani sopravvivono nel campo di Zaatari in Giordania, nel deserto: volti segnati e sofferenti che hanno visto in faccia la morte, la fame e le mutilazioni; immagini dure, drammatiche, che ti fanno vergognare della tua “normalità”, difficili da digerire. Attenuate a volte da uno sguardo di riconoscenza o dal mezzo sorriso di un bambino, che prima ha pianto per paura della vaccinazione.

E’ una realtà dolorosa che non può essere ignorata, che tutti dovrebbero conoscere per dare solidarietà e per apprezzare al meglio la fortuna della pace e di chi non vive il flagello della guerra.

5 Dicembre 2013                                   

                                AlfredoLaurano                                                                                                                                                                         

martedì 3 dicembre 2013

LA CITTA' CINESE


Quella di Prato non è una tragedia del  lavoro, è l’ennesima affermazione dell’indifferenza e
dell’ipocrisia dello stato e delle istituzioni. E’ un’altra sconfitta della legalità e della politica.
Da decenni, se non da sempre , si conosce la realtà tessile di Prato. Centinaia di inchieste, articoli di stampa e servizi dei vari Santoro, Gabanelli, Iacona e Formigli ce l’hanno raccontata e documentata, nei particolari.

A Prato, c’è la più alta concentrazione di lavoro nero.  In quella comunità vivono migliaia di persone in condizioni di autentica schiavitù e sfruttamento.
Tutti cinesi, alcuni diventati imprenditori di quei nuovi schiavi, che lavorano 16 ore al giorno, senza aria, né luce naturale, in orribili capannoni industriali, dove pure mangiano, tra cucine improvvisate, sacchi e scarti di lavorazione, e dormono su giacigli in loculi di cartone. Non escono mai, son come segregati, quasi sepolti vivi.
Si possono immaginare le condizioni igieniche, il clima e gli odori.

In questi sporchi e disumani capannoni si produce, a ciclo continuo e non solo a basso costo, merce varia che finisce nei mercati e nella grande distribuzione. Anche pelletteria e abbigliamento di grandi marchi e firme prestigiose.
Ma a un cinese che cuce un pantalone vanno 40 centesimi di guadagno.

Ma dove sono i controlli, le verifiche delle norme e dei flussi di denaro, la prevenzione da parte delle amministrazioni? In quel Far West cinese non arriva mai una procura, un curioso magistrato e nemmeno Equitalia?

E, intanto, per convenienza, la catena di quella produzione si chiude nel mondo dei consumi. Per risparmiare, si continua a mangiare nei ristoranti cinesi e a comprare magliette e giocattoli da due soldi, diventando così complici di quel  mercato d’illegalità e di sfruttamento, che si rinnova e si alimenta.
Crescono e si diffondono negozi, licenze ed esercizi vari in tutt’Italia, acquistati in contanti a belle cifre, anche per merito di accordi fra mafie locali ed orientali, che in queste attività lavano e riciclano ingenti quantità di denaro sporco. 

Le comunità cinesi si insediano, vivono e muoiono secondo i loro usi, senza tentare la minima integrazione con la realtà territoriale che le ospita, nella reciproca apatia.
Solo il dramma che si trasforma in cronaca, scopre un’evidenza da terzo mondo e la vergogna. Ci scandalizza e ci costringe alla retorica della schiavitù e dello sfruttamento.
Ce ne accorgiamo quando va a fuoco un capannone e sette schiavi, sette invisibili, senza nome e identità, ci lasciano la pelle.
Anzi, nemmeno quella, solo carbone!


3 dicembre 2013                           
 AlfredoLaurano