sabato 9 maggio 2020

PIÙ UNICO CHE RARO

Alle 7,15 di quel sei maggio, ero pronto per cominciare la mia nuova attività. Era il primo giorno di lavoro.
Indimenticabile, più unico che raro, perché da quel portone, insieme a me, usciva anche mia moglie, con la mamma sottobraccio e con la pancia sotto il collo, al nono mese. Ma loro andavano in clinica, io, in direzione opposta.
Ci salutammo lì, un bacio sulla guancia, in un miscuglio di emozioni contrastanti, fra ansia, tensione, timore e un qualche disappunto, dovuto agli obblighi diversi: ma proprio oggi doveva capitare!
Così ha voluto il caso, che combina fortuiti incroci e coincidenze e scombina eventi ed esistenze. Scelte di vita che vorremmo controllare, che invece seguono altre strade: diverse, lontane, impervie o sconosciute, ma poi magicamente ritrovate. Come di fronte allo stupore e alla bellezza sconcertante di un miracolo, sospeso fra ragione e sentimento, che si realizza senza sapere come, senza averlo atteso o invocato, senza nemmeno aver promesso nulla in cambio.

La mia giornata di lavoro non decollava, non prendeva corpo. Si disperdeva tra i pensieri.
Non c'erano i messaggi e i telefonini. Solo attesa e trepidazione, violentata da una certa rabbia, che mi faceva ripetere ad oltranza: ma proprio oggi dovevo cominciare e stare qua! Proprio oggi che sta per iniziare una nuova preziosa vita, accanto alla mia.
Sembrava un dispetto premeditato, una beffarda presa in giro di un maligno provocatore.
Alle 13,15, finalmente, mi chiamano al telefono e mia suocera, sopraffatta dalla gioia, dice semplicemente e solo "è nata!".
La mia seconda figlia (non era un maschio, come si diceva), era la dolce ricciolina, che ho visto, baciato e preso in braccio, dopo qualche ora, in quel giorno, più unico che raro....di quarantasei anni fa.
Auguri, bella ricciolina!!! (Papà)
6 maggio 2020

domenica 3 maggio 2020

IL TIMORE PIÙ’ GRANDE /2034


E’ arrivato il momento di gestire la cauta ripartenza del Paese dopo il lockdown, con il forte il timore di una seconda ondata del virus.
Con la riapertura parziale delle attività produttive di domani, oggi di fatto si chiude una prima lunga fase, apertasi il 21 febbraio, con il primo caso accertato di Covid-19 in Italia, nella ormai nota Codogno, provincia di Lodi.
L’OMS ha avvertito: “Allentare le restrizioni non rappresenta in nessun Paese la fine dell’epidemia”. 
E l’Italia sembra aver recepito il messaggio, viste le decisioni del Governo di continuare a limitare gli spostamenti, di non riaprire le scuole ed altre attività (ristoranti, bar, teatri, chiese, cinema, parrucchieri), proprio per paura che l'infezione torni a circolare liberamente, accendendo nuovi focolai da Nord a Sud.
Il virus non se n’è andato e non lo farà, fino all’arrivo del vaccino o di un farmaco efficace: bisognerà conviverci e una seconda ondata di infezione è ipotesi tutt’altro che remota.
I virologi sono tutti preoccupati.

È il nostro timore più grande - afferma Fabrizio Pregliasco - sicuramente ci saranno dei nuovi focolai, il virus proverà a riaccendere i fuochi del contagio. 
Tutto dipenderà dal nostro comportamento, in questa fase resta fondamentale la responsabilità individuale di ciascuno”.
L’opinione più diffusa è che la riesplosione possa verificarsi in autunno - in coincidenza con l’arrivo della stagione influenzale - con le temperature più basse e gli spazi di vita più ristretti. Ma non è detto. “In termini teorici potremmo averla anche tra un mese, se prendiamo sotto gamba le misure”, ha detto il presidente dell’ISS, Silvio Brusaferro. In estate, con il caldo umido, il virus potrebbe attenuarsi, ma non ci sono evidenze provate. Il virus dell’influenza suina, che aveva provocato effetti decisamente meno pesanti di quelli del Covid19, ebbe un nuovo picco proprio nei mesi estivi”.
Azzardare previsioni lascia il tempo che trova, fa notare l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco: “Il timore di una seconda ondata c’è, il rischio che arrivi è alto, ma l’importante, adesso è lavorare per prevenirne gli effetti”. Serve, dunque, un’azione molto forte sul territorio, per individuare e isolare subito i casi, spezzando le catene di contagio e contestualmente individuare strutture con posti dedicati a coloro che si ammaleranno”. Perché “convivere con il virus - chiude Lopalco - significa accettare di essere infettati”.

Una possibile seconda ondata è il timore principale, anche per l’infettivologo Massimo Galli. “L’alternativa è tenere tutto chiuso per la paura che il Covid19 torni a diffondersi, oppure aprire con tutte le precauzioni necessarie, assolutamente indispensabili. La mia preoccupazione è che si finisca col dire: mascherina, guanti, distanza di sicurezza e passi lunghi e ben distesi. Bisognerebbe, invece, sfruttare quanto abbiamo a disposizione sul piano diagnostico, penso per esempio ai test rapidi cui sottoporre chi torna al lavoro, per capire quanti hanno avuto contatti col virus e fare il tampone a coloro che risultano positivi. In questo modo, si individua una fetta di persone che circolano con il virus addosso. Anche perché, se in un’azienda o in una città riesplode un focolaio, si deve richiudere o proclamare nuove zone rosse. Se aspettiamo l’infezione zero facciamo in tempo a vedere sprofondare il Paese nell’inedia. Ricordando che questo maledetto affare è arrivato da noi dalla Germania per una sola penetrazione e ha fatto quello che ha fatto nel giro di quattro settimane - conclude Galli - se noi tutti non saremo disciplinati, il virus riuscirà a liberarsi di nuovo e noi ricominceremo daccapo”.

In ogni caso, soprattutto in questa fase, il controllo del territorio deve essere ancor più efficace, il numero di tamponi giornaliero deve salire in modo significativo, per individuare e isolare i positivi, anche asintomatici.
Testare, tracciare e isolare, in attesa della App, deve diventare l'imperativo categorico per il sistema sanitario.
Ora più che mai.
3 maggio 2020 (Alfredo Laurano)

venerdì 1 maggio 2020

TRISTE PRIMO MAGGIO

Un Primo Maggio triste, senza lavoro e senza festa.
Senza la piazza, senza comizi, senza bandiere, senza canti e senza popolo.
Intimo, onirico, incredibile e surreale, che trascende il suo valore, la storia e il suo significato.
Questo violino struggente, solitario e commovente, esprime tutto il dolore e la sofferenza di un popolo sconvolto. Racconta, con timore e riservatezza, l'ansia e la paura di una nazione, ma anche del mondo. Penetra l'anima, fa venire i brividi.  (Alfredo Laurano)


SE POTESSERO PARLARE…/2032


Quei tanti morti di Bergamo e Brescia, se potessero parlare, ci direbbero di ripartire, direbbero aprite anche per noi", ha affermato, con inaudito cinismo e faccia tosta, quel buffone di Matteo Renzi.
Ma come si permette questo ridicolo personaggio in cerca d’autore, malato di visibilità, di strumentalizzare il dolore delle famiglie? Come si permette di utilizzare la sofferenza delle persone per fare propaganda? Come si permette di sfruttare i morti per fare un attacco al governo? Chi lo autorizza a farsi interprete dei sentimenti e dei desideri di chi purtroppo non c’è più?
Sono parole ignobili e immorali, non solo perché pronunciate nell’Aula del Senato, ma per qualsiasi cittadino italiano.
A tanto arriva la strumentalizzazione di qualsiasi situazione limite.
Speculare su chi non c’è più per sostenere una propria discutibile azione, una propria idea giusta o infelice che sia, è un’uscita indiscutibilmente ripugnante ed eticamente inaccettabile, una volgare e abusiva interpretazione della volontà di chi non può esprimersi o replicare, una pesante offesa che toglie a quelle vittime anche la dignità e il rispetto, dopo aver perso la vita.

Se la salute è prioritaria su qualsiasi altra scelta, caro presuntuoso Puffo - che politicamente vali il 2% e umanamente anche meno - non esiste una ripresa economica, senza una sicurezza sanitaria, non si va a fare shopping, grigliate, vacanze al mare e aperitivi dove si può contagiare, non si possono spalancare le porte al virus. Nessun diritto costituzionale è violato, quando uno Stato limita alcune attività, nell’interesse della salute collettiva.
Non si sta giocando su paura e inutile preoccupazione, ma ci si muove con alto senso di responsabilità. Proprio quello che a te manca perché rischi di creare una crisi di governo, in un momento tragico come questo.
Se quei morti che, con impudente sfacciataggine, hai chiamato in causa, davvero potessero parlare, chiederebbero giustizia, accusando e denunciando chi ha demolito e impoverito il sistema sanitario e assistenziale, chi ha sbagliato a non chiudere dove e quando andava chiuso, chi ha mandato al massacro, per leggerezza, incompetenza e inettitudine, migliaia di cittadini, anziani e personale medico disarmato.
Ti chiederebbero di tacere e vergognarti.
1 maggio 2020 (Alfredo Laurano)


FASE DUE, CHE PAURA! /2031


Ci siamo. Si va verso la cosiddetta Fase due, quella delle riaperture, graduali e scaglionate, ma troppo timide per qualcuno.
Quella sicuramente più pericolosa, perché un conto è stare tutti a casa in isolamento (o quasi), un altro è uscire in massa, tornare al lavoro, rioccupare strade, parchi, negozi, luoghi e mezzi pubblici.
Ma c’è chi, dimenticando errori e imperdonabili leggerezze, contagi a oltranza, ospedali al collasso, carneficine di anziani nelle Rsa e terapie intensive insufficienti, smania per riaprire tutto e subito, come se l’emergenza fosse finita, come se “a nuttata” fosse già passata.
Ma avete già cancellato dalla vostra testa quanti decessi ci sono stati e ancora ci sono soprattutto nel nord Italia? Quanti vecchi sono stati nottetempo trasferiti con un corteo di ambulanze da alcune residenza sanitarie? Quante colonne di camion militari hanno trasportato migliaia di bare da Bergamo in altri comuni, per insufficienza di spazi e crematori?
Ma perché gettarsi allo sbaraglio? Per cinismo, rassegnazione, fatalismo, indifferenza, miopia, per favorire la ripresa dell’economia in generale o per colpevole egoismo di parte o di categoria? Ha forse senso alzare una saracinesca commerciale se quel titolare, pur ridotto in povertà, finisce intubato all’ospedale?
Pur fra infinite contraddizioni, scelte suicide e ripensamenti a giorni alterni, come ha dimostrato, ad esempio, la regione Lombardia, la più colpita dal coronavirus, si vuole accettare una sfida assurda con la pandemia. E senza ancora un piano di controllo clinico, di medicina familiare e del territorio, di tamponi di massa e test sierologici.
Come dire, chi resterà immune si salverà, gli altri soccomberanno. Una specie di roulette russa applicata alla società, al Paese, al mondo del lavoro, alle famiglie, ad ogni comunità. In pratica, l’applicazione di fatto della teoria dell’immunità di gregge che, come la selezione naturale, chiave di volta della teoria dell'evoluzione, proteggerebbe e salverebbe la popolazione più resistente.

E allora la Calabria sfida le norme del governo: subito via libera a bar, ristoranti e agriturismi con tavoli all’aperto, mentre Salvini e la sua banda occupano Camera e Senato
Un presidio non stop di legaioli si impadronisce degli scranni e ci dorme sopra, per protestare contro le esagerate misure di contenimento del coronavirus per la Fase 2 e lo scarso utilizzo da parte del Governo, a loro dire, della discussione in aula: "Si torni a coinvolgere il Parlamento, è ora che si torni a essere una democrazia compiuta. Madri, padri, imprenditori, commercianti, lavoratori non sanno cosa fare, non hanno certezze, non sanno se possono riaprire i loro negozi, non sanno quando i figli torneranno a scuola”, si legge in una nota del partito.
E’ singolare che gli alleati del centrodestra, Forza Italia e Fratelli d’Italia, uniti a caso in una ridicola Opposizione, dicono di non essere a conoscenza dell’iniziativa e prendono le distanze dall’iniziativa.
Stranamente, dice Travaglio, le accuse contro l’eccessiva prudenza di Conte vengono proprio da quelli che oggi lo attaccano perché vogliono riaprire tutto, ma che fino a 15 giorni fa lo accusavano di non aver chiuso abbastanza.

Intanto, sulle messe, il Papa ha sbugiardato la Cei, il cardinal Ruini e tutti gli altri ferventi cattolici in fila. La Germania, che stava riaprendo serenamente tutto, sarà costretta probabilmente a richiudere in fretta e furia, perché ha avuto un immediato picco nei nuovi contagi. La Francia, che ci doveva insegnare come riaprire le scuole domani mattina, adesso fa marcia indietro, perché Macron evidentemente si è reso conto che gli scienziati non erano pazzi scriteriati, ma avevano fatto delle stime attendibili.

Ma non è così anche per l’altro Matteo, il Renzi Superbone, tuttologo e scienziato, che ha studiato medicina sui manuali di Pippo, Pluto e Paperino. Proprio lui, che era per le riaperture totali già all’inizio di aprile, quando l’emergenza non aveva ancora raggiunto il suo picco, ma cresceva ancora di giorno in giorno.
Ora, sapendone più di qualsiasi comitato di esperti, va ben oltre e proclama il suo manifesto d’arroganza e si scaglia contro gli scienziati: “Nel momento di massima emergenza l’Italia ha avuto 4mila pazienti in terapia intensiva per Covid. Oggi sono 1.863. Dire che a giugno potrebbero esserci bisogno addirittura di 151mila posti in terapia intensiva è FOLLE. C’è chi vuole seminare il panico”.
Secondo il ex Premier, è l’Istituto Superiore di Sanità a seminare il panico, con il report inviato al governo e al Comitato tecnico scientifico (secondo il quale, riaprendo tutto dall’edilizia all’industria e il commercio collegato, ma anche hotel e ristoranti senza limiti d’età per i lavoratori, le scuole e un generale ritorno alla normalità, si riaccenderebbero tanti nuovi focolai), che ha convinto l’esecutivo a procedere alla “fase 2” con molta cautela e scadenzando le riaperture fino a settembre.
Tanto da far dire a Conte: “Mi dispiace che alcuni siano delusi. Non godo a tenere il Paese ancora limitato, ma per ora dobbiamo procedere così. C’è di mezzo la salute, sono illegittime iniziative locali meno restrittive. Troppo alto il rischio di danni irreparabili da atteggiamenti ondivaghi".
Ma Superbone, accusandolo di paternalismo populista, replica lanciando il suo ultimatum: "Non abbiamo negato i pieni poteri a Salvini per darli a lei". 
L’attacco continua spudoratamente da più parti, anzi si farà sempre più fitto, per far fuori il cauto Conte e sostituirlo con il nuovo uomo della Provvidenza, il taumaturgo Mario Draghi.
Che farà miracoli.
 30 aprile 2020 (Alfredo Laurano)


IPOCRITI FARISEI, FALSI LIBERTARI /2030


Nel mezzo di una pandemia che sta seminando dolore e morte e sta chiamando tutti a uno sforzo straordinario, l’Italia ferita, attonita e smarrita, si appresta a uscire con cautela, gradualità e massima prudenza dal lockdown, il prossimo 4 maggio. Come faranno, in tempi analoghi o vicini, altri Paesi europei.
La falce del coronavirus ha spezzato in due le nostre esistenze: nella normalità di un PRIMA, che sembra lontanissimo e dimenticato (anche se era solo due mesi fa) e in un DOPO, quello nel quale siamo ancora immersi fino al collo, che richiederà molta forza, equilibrio, ulteriore sacrificio e coraggio, per essere affrontato senza lasciarsi prendere dallo sconforto o dalla depressione.

Le misure dell’isolamento, del restare a casa e di uscire solo per l’essenziale - impegno passivo e relativamente semplice, richiesto dal governo - tra pochi giorni, si ribalteranno nella cosiddetta fase due, una prova assai più difficile e complessa, dove saremo tutti coinvolti nella tutela della salute, più di quanto non lo siamo stati fino ad oggi.
Il coronavirus non è sparito. Si corre il rischio drammatico, allentando il lockdown, di far aumentare i contagi e di tornare alla casella iniziale, come in un sadico gioco dell’oca. Un pericolo tragicamente reale.

Non sarà, quindi, una “tana libera tutti”, ficchiamocelo in testa. Ora la faccenda si fa ancor più seria, molto più di prima. Dopotutto, ricorda il virologo Andrea Crisanti, “Quando fu deciso il lockdown c’erano 1800 nuovi contagiati al giorno, la stessa cifra registrata ieri. Non è che la situazione sia così migliorata. Subito tracciabilità elettronica e subito i tamponi”.
Tutto sommato, finora, il lockdown ha fatto tutto per noi, solo in minima parte è stato una prova generale di quello che ci aspetta per un tempo indefinito, perché “il virus non fa sconti e potrebbero esserci nuove ondate. E’ bastata una singola botta per conciarci come ci ha conciato”, aggiunge l’infettivologo Massimo Galli, soprattutto se non si adottano misure di prevenzione e arginamento di nuovi singoli focolai. Dover richiudere dopo aver riaperto potrebbe essere un disastro”.

Non potrà esserci un carabiniere in ogni negozio che riaprirà, in ogni ufficio che tornerà a lavorare o in ogni mezzo pubblico, né un posto di blocco per ogni auto che si rimetterà in moto. Dovremo dunque pretendere da tutti l’adesione alle indicazioni e al proprio senso civico e di responsabilità, doveroso per il benessere collettivo, per uscire dalla crisi sanitaria e far ripartire il paese.
Quindi, riaperture caute e graduali, turni di lavoro, turni per entrare nei negozi, distanza di sicurezza e dispositivi di protezione obbligatori per chi ha contatti con il pubblico, sui mezzi di trasporto, sui luoghi di lavoro e negli luoghi chiusi; affluenza minima negli uffici, spazio fra le postazioni, appuntamenti per altri esercizi, come parrucchieri e centri estetici. Tutti modelli di convivenza con il virus, in grado di garantire la sicurezza e la progressiva ripresa delle attività.  
Per la cronaca, in Germania, subito dopo l'allentamento delle misure di contenimento, il tasso di contagio è risalito

L’emergenza sanitaria resta gravissima, così come la crisi economica e la compressione di alcune libertà individuali e della privacy, che la diffusione repentina del coronavirus ha reso necessarie. In momenti come questo, certamente eccezionale, non possono non esserci naturali e provvisorie limitazioni, valutate e bilanciate con un altro fondamentale diritto individuale e interesse collettivo: quello alla salute.
Il governo, su indicazioni di medici e scienziati, è stato costretto ad adottare alcune misure restrittive delle libertà e dei diritti fondamentali dei cittadini che i soliti tromboni, opinionisti del nulla e di una TV, imbecille e deleteria, contestano e rifiutano per puro esibizionismo, per far finta di contare, per condizionare e aizzare i comportamenti di gente stanca e disperata, che subisce e non reagisce, se non per insultare, offendere e denigrare. Basta scorrere un qualsiasi Social.

Questi sciacalli parolai, come il forsennato pagliaccio Sgarbi, che ancora si esibisce e definisce “task force di 'capre' il Comitato Tecnico Scientifico che decide per il Governo"; o il disgustoso, inetto Capezzone che si accorge che “Conte non è proprietario delle nostre vite e delle nostre libertà. Torniamo liberi. Vogliamo uscire, lavorare, vivere. Perché dovremmo fidarci della app? Manca solo il microchip come ai gattini”.
A seguire, tutti gli altri soliti dissertatori dell’acqua calda, protagonisti del banale e inconcludenti, come Feltri, Porro, Belpietro, Sallusti, Giordano e affini, che insinuano, strillano, alludono, aggrediscono, straparlano e mettono zizzania, sempre a caccia di scalpore e sensazionalismo.
A questa razza di pericolosi contestatori a prescindere, che tutto criticano e condannano, solo per fare il gioco di una certa squallida opposizione politica, andrebbe ricordato che, tra diritto alla privacy e diritto alla salute, il diritto alla salute viene molto, ma molto prima. Anche per voi, implacabili fedayn della falsa libertà a chiacchiere.
Fate schifo. Fate veramente pena. Non vi sopporto più.
 28 aprile 2020 (Alfredo Laurano)


INFERIORI /2029

"Inferiori a chi esattamente? In quale ambito? Nel lavoro? Nella ricerca? Nelle competenze? Nello sport? Nella politica?" Lo ha chiesto un 19enne universitario lampedusano al pisciasotto Vittorio Feltri, spalleggiato dalla cornacchia stridula Mario Giordano, l’irritante guitto da baraccone screditato della TV più truculenta.
"Siamo in piena emergenza Coronavirus e spesso ai Tg sento di 'inferiori' che vengono negli ospedali della sua regione ad aiutare i pazienti, rischiando talvolta la vita - ha ricordato lo studente - “Gente che mette da parte la famiglia perchè chiamata dal Governo a fronteggiare l'emergenza. Ma ci sono stati anche ospedali (a Palermo) popolati da gente "inferiore" che hanno salvato la vita a dei bergamaschi (concittadini del direttore Feltri): due erano venuti in vacanza in Sicilia.

"Caro Vittorio Feltri, studio a Palermo e sono di Lampedusa: l'isola i cui cittadini fanno parte di quelle persone che chiama 'inferiori', ovvero quella parte della popolazione proveniente dalle regioni meridionali d'Italia.
In questo periodo, si sente di tutto in Tv e sui giornali: medici, scienziati, politici, virologi, giornalisti. Bene, anche lei ha detto la sua rispondendo alle dichiarazioni fatte dal presidente della Regione Campania.
Tuttavia lei non si è limitato a rispondere, ma ha anche offeso pesantemente tutto il meridione definendoci 'inferiori' al resto d'Italia.
Sì, è vero. Siamo inferiori, siamo anche terroni o lavoratori della terra. Inferiori furono anche Pirandello e Verga, inferiore fu Ettore Majorana, lo furono anche Falcone e Borsellino, lo fu Sciascia, lo fu Pino Daniele, Quasimodo, Camilleri, Modugno. E lo sono anche il presidente della Repubblica Mattarella e il presidente del Consiglio Conte. Persone 'inferiori' ma che, personalmente, reputo più intelligenti di lei.
Noi siciliani nel frattempo prendiamo le sue parole con ironia e ci limitiamo semplicemente a sorridere". https://www.facebook.com/pierrecantagallo89/videos/533755610868327/UzpfSTEwMDAwMDQ2NTUxODI5ODo0MzY2ODIyMzEzMzQzMjQz/