Vivono nel chiaroscuro in una
dimensione propria, fra ricordi e futuro, ma anche nelle “Memorie di un
lungomare remoto", dove ritrovano la propria essenza, la propria
fragilità.
Anche
quando indossano un asciugamano dopo il bagno a mare, o imitano, correndo a
braccia alzate, il volo dei gabbiani. O quando ai loro piedi, nella fitta
vegetazione che sovrasta quasi il mare - sottile linea di confine, fra sogno e
realtà - scorgono una palla colorata, un pinocchio, una bicicletta, un
tamburello: oggetti semplici della quotidianità, segreti e simboli di una
storia personale, di un modo di essere e di amare, oltre le mode, i costumi,
gli obblighi sociali.
Tutto
ciò, esaltato dallo sguardo, dalla postura e da un lirico linguaggio non
verbale, che comunica mistero e suggestione, che si trasforma in incanto senza
tempo.
Sono
fanciulle eteree che appartengono all’intimità dell’autore, che non si lasciano
raggiungere e toccare, ma che non possono non essere amate.
Che
non possono essere dimenticate.

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